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L'aquila che sta riprovando a volare

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Una città visionaria, proiettata nel futuro ma non ancora ben piantata nel presente. È così che ci appare il centro devastato dal terremoto del 2009. Il suo è il cantiere più grande d’Europa, ma chi pensasse di trovare qui solo impalcature e gru sbaglia di grosso: tanti i locali, le strutture d’accoglienza e soprattutto i centri d’arte già rinati. Tanto che si parla di modello mondiale per la ricostruzione    Esistono almeno due scuole di pensiero a L’Aquila. Quella di chi dice: la città è morta e sepolta, di questo passo non ripartirà mai. E quella di chi sparge ottimismo a piene mani, convinto che la ricostruzione sia finalmente avviata con il piede giusto (più o meno da un anno) e che presto porterà la città a rinascere addirittura più bella di prima. Certo, l’intero centro storico, uno dei più grandi e belli d’Italia (addirittura fra i primi dieci per numero di monumenti vincolati) rimane letteralmente ingessato, con moltissimi palazzi imbragati in cavi, ponteggi e bulloni. E c’è chi, come l’architetto Antonio Perrotti, contesta proprio la filosofia dell’intervento e l’intero impianto della ricostruzione: «L’Aquila viveva di amministrazione pubblica, la prima cosa da fare era riaprire i suoi grandi palazzi pubblici per ripopolare gli uffici e far ripartire l’economia locale. Invece abbiamo costruito un dedalo di nuove frazioncine, che hanno disperso gli abitanti, rovinato il territorio, quadruplicato le spese per il trasporto pubblico». Già, gli abitanti dispersi. Anche per recuperare un po’ dell’identità smarrita, gli aquilani sono tornati a popolare in massa il centro storico durante le serate, estive e invernali, nei week end e non solo. Durante feste e ritrovi istituzionali, come la serata dedicata alla ricerca scientifica (Street science), ma anche per puro svago, voglia di ritrovarsi e di stare insieme. Tutto questo rende una visita a L’Aquila sempre più interessante e di buon auspicio per tutte le zone devastate dai recenti terremoti nell’Italia Centrale. Anche perché, nel frattempo, nel capoluogo abruzzese qualcosa si è rimesso in piedi e ha riaperto i battenti. Andate a Palazzo Cappa Cappelli, per esempio, perfettamente ristrutturato, lungo il corso principale, e oggi riadattato a b&b, con un’enoteca-ristorante, Quattro quarti, al piano terra, che propone una notevole rassegna dei migliori vini abruzzesi.    La memoria delle cose 
Poi c’è lo spazio per l’arte: da pochi mesi una parte dei quadri e delle statue che erano il cuore della collezione ospitata alla Fortezza spagnola, è stata dirottata sul Munda, il nuovo Museo nazionale d’Abruzzo, inaugurato dal ministro Dario Franceschini e collocato nell’ex Mattatoio, accanto al monumento forse più amato dagli aquilani, il primo a essere rimesso in sesto dopo il terremoto: la Fontana delle 99 cannelle, creata alla fine del 1200, novantanove bocche dell’acqua adibite a pubblico lavatoio proprio all’ingresso della città. L’Aquila era il centro europeo per la produzione della lana e novantanove erano le bocche dell’acqua della fontana quanti si dice che fossero i quartieri della città, voluta e fondata dai signori feudali dispersi sul territorio abruzzese, ognuno nel suo castello, che decisero di mettersi insieme in
un unico centro urbano per organizzare al meglio le proprie attività commerciali, politiche, economiche, amministrative.
In questo luogo, che è un po’ la culla e il motore primo della sua storia, L’Aquila ha voluto ricollocare le opere che hanno fatto la sua storia dell’arte. Ci sono tele e terracotte salvate dal terremoto dopo un lungo periodo di cure e restauri. Ci sono le Madonne in legno del 1100, ieratiche, quasi bizantine, dipinte e straordinarie per la dolce intensità di espressioni e sguardi. Qui ha sede l’arte antica. Per quella contemporanea è (quasi) tutto pronto a Palazzo Ardinghelli, in pieno centro, duramente provato dalle scosse sismiche del 6 aprile 2009 e ora restituito al suo splendore settecentesco, anche grazie all’aiuto della Russia. L’intenzione, fin dai prossimi mesi, è quella di farne un polo espositivo proiettato nel futuro, una sorta di succursale del Maxxi di Roma (il Museo delle Arti del XXI secolo), forse chiedendo a grandi artisti di oggi di dedicare o donare alla città un’opera loro.
    Un modello di rinascita?«Tutto il centro storico è in fermento e L’Aquila si appresta a diventare un modello su come si ricostruisce un borgo in ginocchio», spiega Roberto Di Vincenzo, costruttore e neopresidente del Cresa (un centro studi delle Camere di commercio abruzzesi). Ha lanciato l’iniziativa dei Cantieri aperti, visite organizzate aperte al pubblico sui cantieri più interessanti della ricostruzione (ogni sei mesi, la prossima edizione è prevista in primavera). «Cento palazzi storici sono stati ricostruiti, altri trecento sono in via di “guarigione”. E sotto le strade del centro storico si stanno predisponendo (primo caso in Europa) tunnel dove passeranno tutti i servizi, dalle condotte dell’acqua al gas, fino ai servizi elettrici e telefonici, per cui non sarà più necessario bucare l’asfalto per riparare eventuali guasti», conclude Di Vincenzo. Certo, non è tutto a posto. La storica sede centrale dell’Università, punto di forza di tutta una regione, resta sigillata, la splendida Basilica di Collemaggio un fantasma, sia pure dalla facciata bellissima e ammirabile fin d’ora. La Basilica di San Bernardino è rinata, il Duomo e la chiesa di Santa Maria del Suffragio non ancora. Le chiese erano e restano in molti casi ancora chiuse, per fortuna ha riaperto in tutta fretta la Basilica di San Giuseppe Artigiano, oggi arricchita dai quadri visionari di Giovanni Gasparro, giovane pittore autore del più ampio e importante ciclo pittorico a tema religioso realizzato in questi anni in Italia. Perché questa è oggi L’Aquila: una città visionaria, proiettata nel futuro, non ancora ben piantata nel presente. «Di giorno c’è il caos dei cantieri e delle centinaia di operai al lavoro. Di notte il casino dei giovani che scorrazzano da un locale all’altro», racconta l’artista del luogo Sergio Nannicola. Sono pochi gli aquilani tornati ad abitare nel centro storico, dove infatti i prezzi sono crollati fino a mille euro al metro quadro. Bella, ma caotica di notte, cantiere laboriosissimo (il più grande d’Europa) di giorno, questa è L’Aquila di oggi. Però è meraviglioso, per esempio, passeggiare nella piazzetta della chiesa di San Pietro o recarsi in visita al settecentesco Palazzetto dei Nobili, spazio espositivo perfettamente risorto, dove respirare tutta la suggestione che questa città continua a sprigionare.  Ci piace/Non ci piaceCi piace che la città abbia cominciato a vivere, nelle notti d’estate, con una serie di locali dedicti ai più giovani ma anche con l’apertura di centri d’arte e musei che preservano la memoria della cittàNon ci piace che non siano stati ancora riaperti i grandi edifici pubblici e l’università che avrebbero fatto ripartire con slancio l’economia cittadina Per saperne di più:www.officinalaquila.it   Uno chef stellato al mulinoWilliam Zonfa, 34 anni, è aquilano al cento per cento ed è uno dei volti più significativi della rinascita cittadina dopo il terremoto. Dal 2011 è lo chef stellato del ristorante gourmet presso l’Hotel Magione Papale, un antico mulino con 70 mila metri quadrati di verde intorno, recuperato come albergo (anzi, relais di campagna) alle porte del centro storico cittadino. Vi si possono gustare, revisionati con talento, i prodotti più genuini della zona, a partire dallo zafferano, che coltiva lui stesso a due passi dalla cucina. Il castratissimo è il suo piatto storico, l’agnello proposto al massimo della sua morbidezza. «È semplice riuscire a fare un piatto nuovo e buono, ma è difficilissimo creare un piatto del ricordo, che entra nella memoria», dice lui. Per arrivare a essere indimenticabili, serve una profonda conoscenza del territorio e della materia prima che hai in mano. Serve maneggiare in cucina la storia. E in questo L’Aquila può tornare molto utile.  Scelti per voiDove mangiare Da Lincosta
Locanda storica, offre le specialità della zona (dall’agnello al pecorino aquilano) a un ottimo livello. Compreso un capocollo che si scioglie in bocca. Si mangia con 40 euro
Via Antonelli, 6
Tel. 0862.204358 – 333.7281208
www.dalincosta.it
 Ristorante Ernesto
Punto di riferimento della ristorazione aquilana, sorge a Pettino, fuori dal centro storico.
Menù da 30 euro
Via Lussemburgo, 30-38
Tel. 0862.316426
  Dove dormire Hotel CentralePerfetto per esplorare il centro in rinascita. Doppia da 100 euro
Via Simonetto 5/a
Tel. 0862.62324
www.hotelcentralelaquila.it
 Hotel 99 Cannelle
Tre stelle a due passi da uno dei monumenti più amati della città: la Fontana delle 99 cannelle. Doppia da 75 euro
Via Borgo Rivera, 21
Tel. 0862.401979
www.hotel99cannelle.it
 

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