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Santa Cristina: l’isola (privata) per la mente, il corpo e lo spirito

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C’è un’isola privata al largo della laguna di Venezia, di una bellezza assoluta: trenta ettari coltivati ad albicocchi, pruni,  fichi e filari di vigne dove si aggirano i pavoni, con orti di verdure e arnie di api per la produzione del miele, il tutto dentro un ricamo di terre emerse e meandri d’acqua dolce e salata.La proprietà è stata a lungo un mistero per gli abitanti della zona e per quanti passavano in motoscafo, incapaci di vedere attraverso le fronde fitte  di tamerici e olivi che facevano da sipario a quel paradiso naturale dove le orchidee selvatiche crescono rigogliose e una piccola chiesetta in mattoni fa capolino da dietro i cipressi. Quest’isola ha un nome e un proprietario:  si chiama Santa Cristina ed è anche la nuova avventura imprenditoriale – e al contempo la destinazione spirituale – di  René Deutsch, quarantenne austriaco figlio di Kurt ed Eva Deutsch, entrato a far parte della famiglia Swarovksi negli anni novanta in seguito al matrimonio della madre con Gernot Langes-Swarovksi.  René – oggi sposato con Sandra –  ha una formazione di manager illuminato (come direbbe la scrittrice Dona Witten): ha studiato business internazionale all’Università di Innsbruck ma ha anche un diploma in Yoga Satyananda e con Isola Santa Cristina, insieme a Sandra, ha unito queste due attitudini per farne un’attività sostenibile, in quanto entrambi amanti del cibo biologico e dell’essenza naturale delle cose. René e Sandra hanno investito un anno di tempo e mezzo milione di euro per sistemare Isola Santa Cristina e farne una residenza di altissimo livello, soprattutto dal punto di vista ambientale. Nove camere, ampi e luminosi spazi comuni – dove il colore bianco degli arredi e il larice trattato del pavimento sono il leit-motiv cromatico e materico – un patio godibile con tanto di caminetto per pranzi e cene all’aperto e una bellissima piscina con tre gazebo.   Ovunque elementi tibetani e veneziani convivono negli stessi metri quadrati. C’è pure una stanza yoga equipaggiata con 20 materassini ma  anche una cucina da chef attrezzata al piano terra e un’altana coperta sulla sommità del tetto da dove si può ammirare una vista panoramica a perdita d’occhio sulla laguna veneziana e il lago privato. In questo dehor sopraelevato c’è persino un binocolo – naturalmente Swarovsky –  per vedere fino a Piazza San Marco, scavalcando con l’occhio quell’osmosi naturale di terra, acqua e cielo dove il lusso della privacy si mischia e diventa tutt’uno con l’ecosistema.  “Produciamo acqua potabile grazie ai pozzi profondi 240 metri e tecnologie di ultima generazione che purificano l’acqua – racconta René – e  stiamo espandendo l’orto di verdure e lavorando con agronomi locali per creare un giardino che procuri prodotti freschi per tutte le stagioni. Inoltre  coltiviamo due vitigni:  Cabernet Sauvignon e Merlot e produciamo il nostro vino per uso privato e per gli ospiti dell’isola, in totale 10 mila bottiglie all’anno. Abbiamo anche alcune bottiglie selezionate che vengono vendute a livello locale ai più rinomati ristoranti della laguna. In passato – continua René – Santa Cristina aveva anche una tradizione di itticoltura rimasta ferma per due decenni e stiamo lavorando con l’Università Ca’Foscari di Venezia per ripristinare  la valle da pesca e la catena alimentare acquatica. In tal modo potremmo avere pesce fresco della laguna perché il nostro obiettivo è di diventare auto-sufficienti a tutti gli effetti e diminuire l’impatto ambientale. Mi piace pensare che tiamo andando nella direzione di equilibrio tra mente, corpo e spirito. Sull’Isola Santa Cristina abbiamo la parte cerebrale legata all’attività sostenibile, un sistema di cibo biologico per dare sostentamento ai corpi e i programmi yoga per nutrire e liberare lo spirito”.Qui insomma, gli ospiti possono vivere esperienze “tagliate su misura” su un’isola completamente privata che essendo in posizione geografica vicinissima a Venezia, ben si presta per ricevimenti ed eventi di alto profilo come la Biennale Arte o la Mostra del Cinema Cinema, ma è allo stesso tempo un ideale scenario per ritiri yoga o vacanze rilassanti. Naturalmente per chi arriva in elicottero, può atterrare nell’eliporto privato dentro l’isola. Nella laguna veneziana sono noti più di settanta nomi di isole: alcune sono famose per essere visitate spesso da veneziani e turisti, altre per essersi visibilmente rimpicciolite rispetto al loro impianto originario, alcune per essere completamente scomparse dal saliscendi delle maree dalle sedimentazioni del terreno. Le uniche tracce di queste isole possono essere ritrovate in alcune antiche carte geografiche. Isola Santa Cristina  faceva parte dell’arcipelago di Ammiana, sul quale si ergevano la chiesa e il convento di San Marco, quest’ultimo costruito per le suore benedettine nel VII secolo dalla famiglia Falier. Secondo la leggenda, nel 1325 il corpo di Santa Cristina, vergine di Tiro in Libano, fu trasportato da Costantinopoli in segreto e rimase a Santa Cristina sotto la cura delle suore fino al 1452, quando le reliquie vennero trasferite a San Francesco della Vigna a Venezia.  Nel VIII secolo divenne il nascondiglio dei rifugiati che provenivano da Herakleia ed Equilo, le odierne Eraclea e Jesolo, e all’epoca vi erano ancora numerose chiese, monasteri e conventi. Oggi solo un isola-giardino è sopravvissuta del complesso di Ammiana, in un’eccellente stato di conservazione, ed è conosciuta come l’Isola Santa Cristina. L’intera  superficie è stata acquistata dalla famiglia Swarovski ed è aperta per le prenotazioni di privati. Prevista la possibilità, a pagamento, di uno chef a domicilio  e di una barca con autista dall’alba al tramonto. Da visitare, vicinissime, la colorata Burano, la minuscola Mazzorbo con il ristorante stellato Venissa, la suggestiva Torcello con la chiesa bizatina di Santa Maria Assunta. Ma anche le altre 118 isole – la maggior parte senza nome – che compongono i 550 kmq della laguna di Venezia. 

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