Dagli aromi delle isole o dei laghi a quelli delle campagne o delle città d’arte, i profumi sono parte integrante dell’identità di numerosi angoli del nostro Paese. Oggi sono circa 30 i prodotti che si ispirano a toponimi geografici. 

Siamo il Paese dei mille campanili, è vero, ma ognuno con un suo profumo particolare. Che richiamino i sentori agrumati delle campagne del meridione, quelli marini dei porticcioli o quelli floreali delle piazzette o dei vicoli dei borghi, essenze e aromi sono parte integrante di ogni angolo del Bel Paese in grado di farsi ricordare. I profumi possono colpire il visitatore di passaggio quanto un monumento o un piatto tipico, o restare impressi nel cuore di chi per anni ha vissuto in un “luogo della memoria” cui è rimasto particolarmente legato, e che grazie ad esso può sentire più vicino. Specie quando sono intrecciate a un posto specifico, infatti, le fragranze hanno un fortissimo potere evocativo che in base ai diversi stati d’animo stabilisce una stretta connessione tra la persona e il territorio. Ecco perché da un lato la nostalgia e dall’altro la rilassatezza di chi è in vacanza hanno sancito il successo delle essenze che si ispirano alle località più suggestive della penisola.

Parliamo delle “Acque” d’Italia, che col tempo sono passate da souvenir delle vacanze ad accessorio ricercato anche dagli italiani. Non a caso, negli ultimi anni l’offerta di profumi, essenze e oli aromatici si è moltiplicata: se una ricerca di Mouillettes & co di qualche tempo fa contava circa 25 brand differenti, oggi questa cifra è salita fino a 30 marchi.

A farla da padrone sono soprattutto le acque profumate legate all’immaginario costiero, in primis il Mediterraneo: basta pensare alla gamma Blu Mediterraneo di Acqua di Parma, ai Profumi del Forte o all’Acqua di Bolgheri, a quella di Alassio, di Portofino e Positano. Vanno forte anche le isole, che contano numerose rappresentanti – dall’Acqua di Capri all’Acqua di Sardegna dell’Officina Profumeria Sarda, fino all’Acqua di Lipadusa, antico nome di Lampedusa, o quella di Ischia – e i laghi, che annoverano l’Acqua di Stresa, quella del Garda e quella di Montisola, sul lago l’Iseo, forte del contrasto tra la dolcezza dei fiori e l’intensità dei legni e del muschio.

Un’altra categoria sono le acque che s’ispirano alle città d’arte, come Firenze, Venezia, Siena o Assisi: l’Acqua di Firenze, ad esempio, è un’officina artigianale di essenze artistiche e di nicchia, che segue nella lavorazione l’antico sistema della “manifattura diffusa”, garanzia di segretezza delle ricette: una collezione di profumi, colonie e fragranze d’ambiente racchiusi nella formula degli “8 fiori” e che rende omaggio alla tradizione dell’arte profumiera fiorentina. Non a caso, l’acqua profumata di Firenze prodotta nei laboratori dei conventi e dell’Arte degli Speziali, fu portata in Francia nel ‘500 dalla regina Caterina de’ Medici e poi diffusa in Europa. Nel caso di Venezia, invece, il legame tra la Repubblica Marinara e il mare viene celebrato da quattro estratti di profumo – Acqua di Venezia, Minuetto, Rondò e Notturno – nati dalla creatività del naso Paolo Terenzi.

La più famosa delle “Acque” italiane è forse quella di Parma, la prima colonia made in Italy a identificarsi con una città: tutto risale a oltre un secolo fa, quando il conte Carlo Magnani commissionò a maestri profumieri una fragranza elegante ma discreta, fresca, insolita, destinata a diventare un classico. All’inizio veniva vaporizzata dai sarti sui vestiti su misura prima di consegnarli ai clienti, poi la Colonia di Acqua di Parma ha conquistato divi come Cary Grant, Ava Gardner o Audrey Hepburn. Nel 2001 il brand è stato acquisito dal colosso francese Lvmh, anche se continua a essere prodotto in Italia e distribuito in 36 Paesi. Del tutto diverso il percorso di Acqua delle Langhe, con il suo fondatore Alberto Avetta che – dopo essere stato licenziato a 50 anni – si è scoperto non solo imprenditore innovativo, ma anche coach motivazionale. C’è lui, dietro gli otto profumi come il dolce Sarmassa, che richiama le colline che degradano verso Alba: miele, vaniglia e spezie lavorati con metodi artigianali che richiedono tempi lenti, cure pazienti e un’attenzione assoluta. Al caso si deve anche la nascita dell’Acqua dell’Elba: ai tre skipper Fabio, Chiara e Marco l’idea nacque in una giornata d’estate di fine anni ’90 a bordo di un veliero che navigava sull’arcipelago toscano, tra gli aromi delle piante delle isole e la carezza del vento.
Dietro molte acque italiane ci sono soprattutto ricordi e suggestioni: “Con le mie figlie attraversavo una piazza quasi deserta di Volterra – spiega Laura Francalacci, creatrice dell’Acqua di Volterra – quando mi è venuta l’idea di dedicare alla città un profumo che trasmettesse la sua anima ai turisti e agli abitanti, coi colori e le sfumature della sua terra. Ho trovato una base cipriata, toni fioriti di giacinto, gardenia e mughetto e una testa agrumata”. Non c’è dubbio che il fascino fragile e maestoso della “città che non muore” abbia ispirato i fratelli Silvano, Daniela e Andrea a creare l’Acqua di Civita di Bagnoregio, “un progetto ideato non solo per iniettare nuove energie nel borgo ma per diffondere le sensazioni della valle a metà strada tra il lago di Bolsena e la valle del Tevere”. Non a caso, il nome Bagnoregio deriva da Balneum Regis proprio per le acque termali che si dice avessero particolari proprietà terapeutiche già da epoca longobarda. Da nord a sud, le Acque celebrano Bergamo, Genova, Biella, Verona, Matera e persino Castellabate, il p
aesino pugliese del film “Benvenuti al Sud”.

Felsina, il profumo “scomparso” di Bologna

Per oltre 150 anni è stato il profumo di Bologna, poi la sua ricetta è andata perduta. Adesso è stata recuperata e per l’Acqua di Felsina – fragranza nata nel 1827 ad opera di Pietro Bortolotti, un “aromatario” vissuto in epoca napoleonica che voleva farne un elisir dalle proprietà medicamentose, oltre che cosmetiche, dal mal di testa alle rughe – è arrivato il momento di una seconda giovinezza, sotto il nome di Autentica di Felsina.  L’unico depositario della ricetta fu Livio Grandiche lavorava per i Bortolotti e ne creò una versione bianca e una rossa. Dopo che l’azienda venne venduta, però, Bologna rimase senza il suo profumo. Finché la nipote di Grandi, Barbara Corazza, ritrovò in cantina una scatola con la ricetta ormai ingiallita dell’Acqua e un vecchio foglio protocollo in cui nonno Livio spiegava i dettagli della formula. “Quest’anno – spiega Barbara, insieme al fratello Pierpaolo – il nonno avrebbe compiuto 100 anni, mi piace pensare che sia un segno: quello che pensavamo fosse solo un sogno oggi è realtà”. In cantiere c’è  anche di rivitalizzare il marchio storico, non con intenti commerciali, ma per salvare un’eccellenza locale. “L’Autentica di Felsina appartiene al patrimonio artistico e culturale della città e noi vogliamo restituire a Bologna il suo profumo”.

Gli agrumi di Lipadusa, antico nome di Lampedusa

Oggi la conosciamo come Lampedusa, ma in passato era Lipadusa: almeno così la chiamava Ludovico Ariosto nell’Orlando Furioso citando “un’isoletta che dal mare medesimo (…) è circonfusa” come luogo in cui il re saraceno Agrimante avrebbe sfidato il paladino cristiano Orlando. E se ancora oggi in onore al cavallo di Orlando esiste la contrada “Cavallo bianco”, il nome Lipadusa è andato a definire un profumo che narra la storia di una terra ammaliatrice e di un’isola che incanta con i suoi colori e seduce con la sua anima selvaggia. Da questa passione nasce O’ scia’ – Acqua di Lipadusa. Un omaggio al “ruvido scoglio dall’acqua di velluto” così selvaggiamente fiero. “Il senso di libertà e pace che si prova guardando l’infinito dalle sue scogliere, la sua gente generosa e accogliente – spiegano i titolari, Antonio Basile e Marina Siena – ci hanno rubato il cuore. Abbiamo voluto racchiudere un’emozione in una fragranza, una goccia di profumo che inebria i sensi con agrumi, thè, bergamotto e rimandi alle brezze africane, legni e balsami”.

AquaPulia e le essenze del Gargano

AquaPulia è un progetto innovativo che nasce dalla volontà di due giovani farmaciste pugliesi di raccontare la propria terra tramite i suoi profumi. In poco tempo AquaPulia ne ha fatta di strada,  le prime tre fragranze sono dedicate al Gargano: Cristalda, profumo di fiori bianchi e tramonti d’estate, di leggende che giungono dal mare. Essenza di pesca bianca, cocco, ribes nero, vaniglia, limone, mughetto, cardamomo, zenzero, ambra grigia, cedro, cashmere. Pizzomunno, esprime un animo elegante, amante del mare impavido e coraggioso. Essenza di cedro, guajaco, vetiver, sandalo, violetta, incenso, ambra grigia, muschio animale. Trabucco, una boccata d’aria fresca dell’acqua marina e il calore di un tramonto d’estate. Essenza di bergamotto, sale e acqua marina, note ozoniche, fiore di loto, pepe rosa, benzoino, muschio di quercia, legno di pino.

Quest’anno nasce la nuova fragranza “ Secondo Federico”, un viaggio olfattivo proposto in chiave contemporanea, una fragranza che ben si adatta ad un uomo moderno, ma che piace tanto anche alle donne per il mix sapiente di elementi quali il bergamotto, il mandarino, il gelsomino, il vetiver e il legno di sandalo.