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Paolo Fresu: Jazz nell'anima

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 Ha 54 anni e ne ha percorsi più di 40 assieme alla sua tromba. Oggi – con all’attivo 300 dischi e innumerevoli collaborazioni e progetti, come lo storico concerto di tutto il jazz italiano per l’Aquila nel 2015 – è tra i più grandi musicisti jazz viventi. La “sarditudine” è una delle qualità che è stato in grado di preservare ed arricchire per regalare al mondo anche la più bella e preziosa immagine della sua terra. Un instancabile poeta-viaggiatore che è appena rientrato da Haiti, dove ha vissuto un’esperienza di impegno umanitario che definisce semplicemente «sconvolgente». Sull’isola caraibica, metà della popolazione vive nella più assoluta povertà, in condizioni rese ancora più disperate dal grave terremoto del 2010. «È una realtà che finché non la vedi dal vivo puoi averne solo una vaga idea – dice – non si può comprenderla né raccontarla davvero senza vederla». Un viaggio nato dal suo incontro prima con Paola Turci, poi con la Fondazione Francesca Rava e la Fondazione Nph, impegnati sul posto: «Haiti è una realtà fatta di orfanotrofi, di enormi disagi e delle tante attività che questi operatori svolgono nell’indifferenza del resto del mondo». Se dovesse riassumerla con un suono? «Quello della pioggia battente al mattino». Per chi ti segue da anni l’impressione è tu abbia iniziato come viaggiatore e sia diventato il viaggio, ovvero un’esperienza nella quale chi ti incontra si immerge e si avventura…Forse un po’ è vero, ma sai, i viaggi iniziano quando parti per andare a vedere qualcosa e poi una volta che sei lì scopri tanto altro. Ti è capitato di chiederti a che punto sei del tuo viaggio personale?No, non me lo chiedo perché secondo me la vita è di per se un viaggio e se ti fai una domanda così è il momento che ti fermi. Magari viaggi a velocità diverse, a seconda dei momenti, ma senza chiedersi che tipo di viaggio stai facendo o il perché. Hai viaggiato ovunque nel mondo, ma c’è un luogo dove ti senti “a casa”?Per me il continente più familiare è quello africano. È il mio luogo ideale, dove io stesso vengo trasformato. In Africa accade qualcosa per cui non sono più io, oppure forse riesco a essere veramente me stesso. L’Africa è il continente che porto con me ovunque vado.     Una volta hai usato una definizione molto efficace parlando di “pensiero sonoro” o “suono del pensiero”…Beh sì! Il suono se non sei in grado di pensarlo non esiste e sei in grado di portarlo fuori solo quando prima lo hai formulato dentro di te. Ognuno di noi ha il suo suono interiore e  più si va avanti negli anni e più questo suono si arricchisce, si stratifica. Così ogni giorno il tuo viaggio cambia non solo perché ogni giorno sei un uomo nuovo ma perché vedi diversamente le cose. Nonostante il successo sei riuscito a conservare il dono della semplicità. È l’essenza del jazz questa?Il jazz è una musica popolare e dunque deve essere semplice anche nella sua complessità. A me la semplicità è stata insegnata dalla mia famiglia, da mio padre che era un pastore e un uomo saggio. Nonostante avesse fatto solo la terza elementare scriveva poesie, libri. Anche la Sardegna è una terra semplice: un’isola circondata dal mare. Su una mappa se la tracci con un dito la distingui da tutto il resto per la sua forma. È la geografia, che poi significa l’antropologia e la lingua e la musica: se quell’isola, è semplice nella sua forma esteriore, tutto ciò che genera tende ad avere le stesse caratteristiche. Poi la complessità interiore è altra questione. L’essenza è ciò di cui puoi disegnare facilmente i contorni con un dito. Ci sono dei cibi che ti fanno sentire a casa?Ci sono degli odori e dei sapori che conservo nella mia memoria. Ad esempio l’odore speciale dell’olio che mio fratello utilizzava per lubrificare i pistoni della sua tromba quando eravamo bambini. Lui era più grande di me e suonava già. La valigetta che custodiva la sua tromba emanava quell’odore e io la guardavo come l’oggetto del desiderio. Per i sapori invece conservo quello di un pollo al cocco cucinato in mezzo al nulla in Madagascar, in una baracca poverissima. E il curry dal mio primo viaggio in India. E l’odore della mia Sardegna in Primavera. Per saperne di più:www.paolofresu.itwww.nph-italia.org 

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