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La Carinzia, il vino sul lago e una terra zeppa di cultura, dolce e bella

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Anche ai turisti che scelgono la regione austriaca della Carinzia come vacanza per le curate piste da sci e i boschi dove concedersi rilassanti passeggiate non sarà sfuggito di cogliere una terra zeppa di cultura e rispetto per la natura grazie a percorsi ciclabili che permettono di collegare castelli, città d’arte e gli oltre mille laghi, alcuni balneabili durante l’estate.

La Carinzia, cultura e rispetto della natura

Se si hanno a disposizione quattro giorni, un circuito ad anello può partire da Klagenfurt e snodarsi per un centinaio di km a nord della città. Gli architetti italiani, in particolare Domenico Dell’Allio, hanno plasmato l’immagine del capoluogo rinascimentale sviluppandolo attorno alla Piazza Nuova, il salotto buono adornato da bei palazzi e ridisegnato dall’architetto Boris Podrecca in occasione dei mondiali di calcio del 2008. Sulla Piazza Vecchia, si affaccia invece il Goldenen Gans, l’edificio più antico del centro storico a pochi passi dalla Landhaus, di fine Cinquecento e sede del governo carinziano. Bisogna trovare il tempo per uno sguardo alla Sala degli stemmi decorata da Ferdinand Fromiller nel Settecento con i blasoni delle famiglie aristocratiche del tempo.

Klagenfurt, landhaus

Salendo sul campanile della chiesa di Sant’Egidio ci si regala una vista panoramica sul centro, sulle Caravanche e sul lago Wörth. Sulle sue sponde ogni cosa sembra chiamare all’ozio sottovoce: i bambini che si rincorrono, le famiglie distese sui prati, le signore in bikini sul pontile del traghetto. Se la gita a Klagenfurt corrisponde con il giovedì o il sabato mattina c’è da trovare il tempo per passeggiare tra le bancarelle del mercato agricolo di San Benedetto dove scovare il meglio della produzione contadina locale, tra cui la viticoltura. La sua riscoperta risale ai primi anni Duemila ma i primi timidi impianti sono datati anni Settanta, dopo alcuni decenni di abbandono. In verità nel caldo medioevo i vini della Carinzia arrivavano addirittura fino in Toscana. Poi è arrivato il freddo. E la fine. Oggi è di nuovo facile ammirare colline vitate ai piedi di castelli e manieri.

Do woxt wos!

Horst Wild è il presidente dei vignaioli carinziani e possiede un vigneto a pochi chilometri, a Krumpendorf, sul lago Wörther. “Do woxt wos!”, Sta crescendo qualcosa, dice.  «Il vino veniva prodotto ampiamente nei monasteri durante il medioevo. Tuttavia le circostanze successive furono negative: prima vennero i dazi doganali e le tasse troppo alte, poi la peronospora. Così il vino scomparve quasi completamente dalla Carinzia nel XIX secolo. Il vino carinziano sta vivendo una rinascita ed è ora coltivato da persone che hanno dedicato la loro passione alla vite, sia professionisti sia viticoltori per hobby. Nel 2011 sono state prodotte per la prima volta più di 100.000 bottiglie di vino e oggi in Carinzia se ne imbottigliano più di 500.000. Così: Do woxt wos!».

Horst Wild, presidente vignaioli carinziani

Il vino carinziano

Un’idea per avvicinarsi al mondo del vino carinziano è la visita ai manieri, nelle cui tenute si sta diffondendo la viticoltura. Come presso il Castello di Moosburg, di stile tardogotico e dal 1708 proprietà dei Conti di Goëss, ma dalle fondazioni del IX secolo. Come direbbe Peter Handke, carinziano e Nobel per la Letteratura, “fermati dove vuoi e regalati il sole”: un bicchiere di Merlot coltivato alle pendici della collina rende ancor più affascinante sostare nella sala gotica dei cavalieri e trascorrere la notte sotto i magnifici soffitti in stucco e tra gli arredi storici. Immersi nel silenzio si può pagaiare o nuotare nel vicino specchio d’acqua di Mitterteich.

Moosburg

Il Castello di Glanegg

Anche sui declivi del Castello di Glanegg, a una manciata di chilometri, si produce vino. L’impianto, del XII secolo, è proprietà delle famiglie Zwillink e sono state affittate dal comune di Glanegg. L’Associazione Castello di Glanegg si sta occupando della sua rivitalizzazione. In qualità di socio, Franz Laßnig è stato coinvolto assumendosi il difficile compito di ripulire l’area di circa due ettari che un tempo serviva da frutteto e vigneto. «Con il declino del castello, tutto si è inselvatichito e il bosco è cresciuto sempre di più, ma oggi sui pendii meridionali del castello prosperano sei varietà di uva”. Tra le etichette proposte va tenuto un posto privilegiato allo Zweigelt rosato, dal piacevole profumo di ciliegia e cannella, secco e teso in bocca».

Glanegg ©Weinbauverband Kaernten

Taggenbrunn

Uno dei recuperi di rovine di manieri storici più azzeccato si trova a St. Veit an der Glan, Taggenbrunn. Al suo interno una grande sala per concerti e un museo multimediale dedicato al concetto di tempo e al pianeta terra tra giochi di luce e specchi caleidoscopici. Di grande impatto visivo le colline vitate ai suoi piedi. Al centro dei vigneti una statua gigante, la Dea del Tempo, alta 12 metri realizzata con piante, cristalli di rocca, metallo, luci e acqua stringe nella mano sinistra un grappolo d’uva. Il pittoresco paesaggio di 45 ettari di fertile ardesia che la famiglia Riedl ha progettato con l’architetto André Heller vuole rappresentare un luogo dove il Bello fa rima con il Buono. Nell’edificio del XIX secolo adibito a cantina si accede anche al ristorante dove approfittare per uno spuntino o per un pasto, allo spaccio e alle 27 camere e appartamenti per gli ospiti che hanno la possibilità di soggiornare con vigneti a vista. da provare tra le proposte dei vini il Jacques Paagnier Rosé, metodo classico che trascorre almeno 18 mesi sui lieviti dal profumo di ribes rosso e sapido in bocca.

Taggenbrunn ©Elias Jerusalem

Gita al castello di Hochosterwitz

Con due ore in più di tempo vale la pena fermarsi nella parte storica di St. Veit, uno dei centri romani e medievali più importanti del Norico, come testimoniano i monumenti storici della Piazza cittadina e la vicina Torre del conio. Appena fuori dalle mura c’è un edificio dai vivaci colori: un monumentale palazzo art déco, disegnato dall’architetto Ernst Fuchs, ospita il Kunsthotel, buona tappa per la notte. I tre piani sono zeppi di simboli esoterici e d’arte che si rifà alla Scuola viennese del Realismo Fantastico. Valida alternativa è una gita al castello di Hochosterwitz, che dista 10 chilometri, incastonato nella roccia e imprendibile. Per entrarvi i cavalieri dovevano superare e dichiararsi a varie porte fortificate. Nelle vaste sale una ricca collezione di tele ritrae i vari nobili della famiglia Khevenhuller dal XV secolo all’ultimo, Georg, ritratto con auto e pale eoliche sullo sfondo.

Fuchs Palace, St.Veit

Klagenfurt

Verso Klagenfurt, il suono della potente campana a mezzogiorno si irradia su tutta la valle e su Maria Saal, quasi a voler rivendicare il suo ruolo fondamentale per la storia della Carinzia e a ribadire che qui i pellegrini si sono incamminati per fede, provenienti da tutta Europa. I moderni visitatori si arrampicano su una vertiginosa salita in bicicletta, arrivando attraverso i campi immersi nel verde. Maria Saal è un santuario, un borgo, una piccola enciclopedia di storia e arte, immersa nel verde. Questa atmosfera si percepisce subito. Maria Saal era una chiesa fortificata, con fossato e ponte levatoio, importantissima nel medioevo. Nella collina ai suoi piedi, sorgeva la città romana di Virunum, con un mastodontico anfiteatro oggi restaurato, sulla strada dei commerci tra l’Adriatico, le Alpi e il Danubio. Una posizione invidiabile che ne ha fatto una città prospera. Ci si può perdere alla ricerca della molte lastre e altre spoglie di epoca romana inserite nella costruzione della chiesa.

Il centro di Klagenfurt

La pausa pranzo prima di raggiungere Klagenfurt si fa a Karnburg, dove Sam Kegeley, ex musicista texano di oboe, e Georg Lexer, agente immobiliare, possiedono una cantina con ristorante. Tutto legno, prodotti ricercati. La loro cuvée di Chardonnay e Sauvgignon (13,5% di alcol) di Kegley/Lexer ha un’enorme stabilità al palato, segno anche di longevità. Erba, gesso, un po’ di ardesia al naso con decise note minerali. Formidabile esempio di quanto sa esprimere la Carinzia del vino. Da qui poche pedalate portano a Klagenfurt e alla sua offerta di spettacoli teatrali, mostre, musei e iniziative letterarie che qualificano l’intero anno.

Letto questo?  Roma, a caccia di arte, tradizione e pietanze tipiche

Foto in evidenza Vino sul lago

Riccardo Lagorio

Con la valigia in mano e la penna nell’altra, scrive di cucina, borghi e prodotti tipici da prima che diventassero un fatto di moda. Per questo non riesce a frenare la passione per la sobrietà di un tempo. Ama le cose che tocca. E questa è la ragione che gli fa mettere nero su bianco solo ciò che ha visto e ha provato. Forse démodé, ma pur sempre sinonimo di garanzia.

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