E’ la festa più attesa dell’anno in Valle d’Aosta, la Fiera di Sant’Orso mescola orgoglio, senso di appartenenza e forte legame con il territorio. Come ogni anno, la celebrazione dell’artigianato più antica di tutta la regione si prepara ad animare le vie di Aosta e di Donnas: è la 1019° edizione, la Foire de Saint-Ours ed è un modo per toccare con mano il legame profondo tra la Valle d’Aosta e le sue persone che, in questa occasione così speciale, raccontano la loro arte attraverso le personali storie di famiglia e i segreti più reconditi dei loro mestieri.


Quando? Dal 30 gennaio al 3 febbraio. Cosa si trova? Non solo lavorazioni in legno, ma anche oggetti in pietra ollare, ferro, rame, ceramica, tessuti e ricami. E ancora, opere di intaglio e di intreccio. Il meglio dell’artigianato locale. Un tempo ospitata solo nel Chiostro dell’omonimo santo, oggi la Fiera di Sant’Orso anima tutto il centro del capoluogo valdostano, coinvolgendo gli artisti presenti e i visitatori in due giorni di pura passione e tradizione. Tappa obbligatoria l’Atelier della centralissima Piazza Chanoux, il luogo dove la creatività e l’arte degli espositori dà il meglio di sé: tra galletti e grolle, tra coppe dell’amicizia e sabot in legno. E per godere dei sapori enogastronomici locali, il padiglione enogastronomico vicino Piazza Plouves è la meta perfetta per scoprire i prodotti agroalimentari più celebri del territorio e degustare alcune delle ricette valdostane più antiche.


Le delizie locali

Quali? Delizie come lo jambon de bosses o il prosciutto alla brace o la motsetta (carne essiccata) di bovino o di camoscio; i chnéfflene, bottoncini di pastella (farina, acqua, latte, uovo) cotti in acqua bollente e conditi con fonduta, panna e speck o la pèilà, una minestra di farina di segale e di frumento, con pane, fontina e burro; oppure i fricandeau, una noce di vitello a pezzetti con cipolla, rosmarino, erbe aromatiche e vino bianco e gli involtini di fénis, involtini di vitello ripieni di mocetta e fontina. Formaggi poi ce ne sono per tutti i gusti, da provare il bleu d’Aoste, formaggio a pasta erborinata e il réblec, formaggio fresco e grasso di latte intero, da mangiare con sale e pepe o con lo zucchero. Golosi di dolci? Per voi le tegole valdostane, gallette di pasta di mandorle o il blanc-manger, un budino di cioccolato di origine savoiarda. Da queste parti poi si ama gustare come frutta le pere martin da mangiare sciroppate dopo averle cotte nel vino e bere come digestivo il café à la valdôtaine (caffè alla valdostana), preparato per infusione diretta con acquavite, zucchero, scorza di limone, poi avvicinato a una fiamma, l’alcool brucia e caramella lo zucchero sul bordo della coppa. L’usanza è di bere a turno (à la ronde) nella coppa dell’amicizia senza appoggiarla sul tavolo prima che sia finita.

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Chi era Sant’Orso?

Sant’Orso era un monaco cristiano e presbitero irlandese, vissuto in Valle d’Aosta attorno al 500. L’anno 1.000 è considerato l’anno “zero” della Fiera. La leggenda vuole che tutto abbia avuto inizio nell’area della Chiesa di Sant’Orso. Proprio di fronte alla Chiesa il Santo era solito distribuire ai poveri indumenti e “Sabot”, le tipiche calzature in legno che al giorno d’oggi vengono vedute in fiera.

I simboli e l’Atelier

Il simbolo della manifestazione è il “galletto” ma sono tanti gli oggetti legati alla tradizione. I sabot, la coppa dell’amicizia e la grolla, i giocattoli “tatà” e poi gli oggetti di uso quotidiano fino a qualche decennio fa come rastrelli, cestini, gerle e botti. L’Atelier ospita quest’anno 88 artigiani professionisti.

Donnas

Nel borgo di Donnas si anticipa la festa di Aosta di quindici giorni (dal 18 al 20 gennaio). Le manifestazioni iniziano normalmente il venerdì, con la Veillà, allegra festa tra le cantine del borgo, il sabato le vie del centro storico sono percorse dalla fiaccolata, seguita dalla Messa per gli artigiani e da una serata con animazione musicale. Un tempo la fiera era usata per la vendita degli attrezzi agricoli costruiti durante l’inverno, ma col tempo si è trasformata in vetrina dell’artigianato tipico e di tradizione della Valle d’Aosta. La “veillà” affonda le sue radici nell’antica consuetudine di trascorrere le lunghe e rigide serate invernali tutti riuniti davanti ad un camino scoppiettante.

La veillà

Se quella di Donnas ha una dimensione più raccolta, quasi “intima”, la Veillà della notte di Sant’Orso ad Aosta è una vera notte bianca che trasforma la città. Quella tra il 30 e il 31 gennaio è una notte che si aspetta di anno in anno. La gente si riversa sulle strade, molti locali restano aperti tutta la notte. Molti artigiani non abbandonano le bancarelle e i golosi “Punti Rosso-Neri” offrono specialità e leccornie anche in piena notte. Vengono aperte anche le “crottes” del centro storico, sono tanti infatti i privati che decidono di aprire le loro cantine.

http://www.fieradisantorso.it/