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Monte Barro: dall’eremo alla vista

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Tra le più belle escursioni lariane una vista mozzafiato è quella che si può visionare dal Monte Barro: una volta raggiunto l’Eremo in macchina, da qui un’ascesa di pochi chilometri e un dislivello di appena duecento metri ci portano in cima, dove a oltre 900 metri di altitudine si può godere di uno scorcio paesaggistico davvero unico e genuino su Lecco, sui laghi di Pusiano e Annone, sulle Prealpi Orobie e sulla Brianza.

Scopriamo in questa guida come trascorrere una giornata indimenticabile alla scoperta delle bellezze lariane e dei magnifici scorci prealpini e brianzoli.

Escursione sul Monte Barro: uno scorcio prealpino e lacustre davvero unico

Non si può negare che per gli appassionati delle escursioni e per chi adora rilassarsi alla scoperta delle bellezze paesaggistiche naturali, lacustri e montane, il Monte Barro è una destinazione davvero unica e suggestiva, da lasciare i visitatori senza parole.

Uno “scrigno” di una ricca biodiversità che ospita aree naturalistiche rilevanti: perfetto per le famiglie e per i meni allenati, il Monte Barro è un’ottima uscita per ritrovare tutto il relax, per avvicinarsi alla montagna e per sentirsi dei perfetti scalatori!

Bastano circa 60 minuti da Galbiate per raggiungere la bellissima Lecco e il Monte Barro, un rilievo isolato che ci regala un panorama davvero unico sul territorio circostante.

Una bellezza paesaggistica davvero unica tanto da essere citata e immortalata da Carlo Redaelli in Notizie istoriche della Brianza (1825) che recita: “nessun altro luogo del Milanese offre forse come il Montebarro vedute si estese, si variate e pittoresche, non dirò soltanto dalla più alta vetta, ma anche dal convento de’ Francescani, e da altre parti. Un orizzonte interminabile s’apre tra mezzodì e ponente. Alcuni monti del Vallese, e le alpi Graje e pennine, quasi sempre coperte di neve, ci mostrano i confini d’Italia. Il monte Rosa pure superbo primeggia sopra d’ogni altra sommità”.

Dalle parole dello stesso scrittore, oggi come allora, la genuinità e la bellezza del panorama che si può godere dall’eremo alla vetta del Monte Barro è rimasta intatta e “intaccata” dalla modernità: ogni escursionista può godere di un paesaggio lacustre e montano davvero tutto singolare.

Come non rimanere affascinati dai poggetti che caratterizzano le sponde del Lago di Annone, situato nella parte settentrionale della Brianza, ad ovest della città di Lecco. E, ancora, i Monti di Nava sono una vera perla delle Alpi Marittime, sovrastate dall’impressionante mole del Monte Crocione (1640 m).

Come non colpiti dalla bellezza paesaggistica, dai contrasti di luce e dalla biodiversità in un così ristretto spazio: una volta giunti dall’eremo alla vista, il nostro occhio non può non perdersi nell’immensa veduta prealpina, del Lago di Como, delle favolose e “dolci” catene montuose lecchesi, del territorio collinare della Brianza e dei laghi briantei di origine glaciale, per terminare con uno scorcio della Pianura Padana circondata dalle meravigliose Alpi piemontesi.

Come non rimanere estasiati dai colori vivaci e dai contrasti luminosi, specie se si decide di fare visita al Monte Barro in autunno al tramonto del sole: uno scorcio paesaggistico da cartolina, da immortalare in scatti fotografici e in video amatoriali unici e rari.

Monte Barro: dalla vetta alla scoperta delle prelibatezze gastronomiche locali

Una volta tornati all’Eremo si può approfittare del ristorante per recuperare le energie, per godere della vista dalla sua terrazza e, soprattutto, per gustare e assaggiare i piatti genuini che caratterizzano la buona cucina lecchese.

Assolutamente divini i sapori di montagna e quelli rustici-collinari: la polenta taragna o quella uncia è la vera “regina” del buon gusto; per gli amanti dell’itticoltura, un bel fritto misto lacustre è un piatto must molto ricercato e di difficile preparazione.

Filetti di persico, alborelle fritte ed infarinate in padella, pesci in carpione marinato, lavarelli impanati con pastella a base di farina, uova, burro e salvia, missoltini o missultin, gli agoni pescati a maggio, essiccati al sole e conservati a strati, con foglie d’alloro, sono i piatti da non lasciarsi sfuggire.

Infine, tra i dolci, una buona fetta di miascia, preparata secondo la ricetta culinaria tradizionale: pane raffermo, latte, burro, mele, uova, zucchero, pinoli, uvetta, cioccolato amaro ed una scorza di limone.

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