Volete provare l’ebrezza di un percorso rurale tra fantasmi e buona tavola?

Siamo andati a scoprire i Colli Euganei e la Bassa Padovana. Dalle strane vicende legate alla tomba del Petrarca, agli spettri delle Sette Chiesette e del Castello di Monselice, dalla “carega del Diavolo” alla sirena del lago di Lispida e ai briganti del Monte Cinto. Territori ricchi di antiche storie e racconti.

Un viaggio fra i Colli Euganei alla volta del Castello di Monselice

Partiamo dalla cittadina di Monselice (PD), fin dall’antichità importante snodo militare proprio per la sua particolare collocazione tra le pendici di due colli: quello della Rocca (anticamente Mons silicis) e il monte Ricco.

A testimonianza di questo passato resta oggi il bellissimo Castello, il monumento più importante della città, che comprende diversi edifici edificati tra l’XI e il XVI secolo: i più antichi, il Castelletto, la Casa Romanica e la Torre massiccia furono fatti erigere nel Duecento da Ezzelino Da Romano.

Tra queste antiche mura sono ben tre gli spiriti che si racconta vaghino ogni notte alla ricerca di pace. Quello di Avalda, una delle amanti di Ezzelino che il tiranno fece uccidere da un sicario, e quelli di Jacopino da Carrara, per 17 anni prigioniero nel Castello per volontà dello zio Francesco e poi da lui condannato ad un’orribile morte per fame, e della sua amata Giuditta che ancora oggi vaga alla ricerca del suo sfortunato amante.


Ma di fame qui non si muore oggi, tanti sono i piatti tipici della zona e di antica tradizione contadina. Un assaggio? In primo luogo la rinomata Gallina padovana, o il gran bollito misto che con la polenta e la torta pazientina, sono un must in ogni trattoria della zona.

Proseguiamo verso le Sette Chiese

Proseguiamo intanto il nostro tour, e per farci venire il languorino vi consigliamo una bellissima passeggiata alle “Sette Chiese”, scandita da sei cappelle che si susseguono lungo la via che sale fino ad arrivare al piazzale antistante Villa Duodo, dove si trova la chiesa di San Giorgio dove si dice appaia il fantasma di una giovane suicida.

Tra le tante leggende che animano i Colli Euganei, diverse sono legate alla figura del Diavolo. A Baone (PD), non lontano dai resti dell’antico Convento di Salarola, teatro di alcune vicende della storia della Beata Beatrice d’Este, sulla strada che porta da Calaone a Valle San Giorgio, incontriamo uno strano macigno di trachite a forma di sedia chiamato appunto la “Carega del Diavolo”.

La tradizione vuole che ogni cento anni un demone diverso prenda possesso di questo luogo per portare alla perdizione gli uomini, così come una leggenda narra sia accaduto tanto tempo fa a un povero contadino irretito dal demonio con le sembianze di una giovane donna.

E se le belle sembianze non bastano, le donne della zona catturavano i futuri mariti con i “peccati di gola”.

Anche se non è stagione, un bel piatto di “risi e bisi” con i gustosissimi “Bisi di Baone” (in questo periodo avviene la semina) è un piatto da non perdere.

Per un secondo piatto potete optare per il baccalà alla padovana o alla vicentina. Se volete delle altre opzioni per i sughi del primo piatto, condite la pasta con il ragù d’anatra, o radicchio e pancetta, sarde e capperi, ma assolutamente scegliete come pasta i bigoli!

Un passaggio al Borgo di Arquà Petrarca

Nel nostro tour non può mancare una tappa allo splendido borgo di Arquà Petrarca (PD) che deve il suo nome al poeta toscano, che qui decise di trascorrere gli ultimi anni della sua vita e che qui fu sepolto. Oggi è possibile visitare la sua Casa divenuta un museo, mentre i suoi resti sono custoditi in un’arca di porfido rosso che si innalza sul sagrato antistante l’antica chiesa.

Il riposo del poeta non è stato, però, per niente tranquillo e la sua tomba fu profanata più volte nel corso dei secoli. La scoperta più sorprendente risale al 2003: alcune analisi sullo stato di conservazione dei resti hanno, infatti, rivelato che il cranio conservato nella tomba è quello di una donna e resta ancora oggi un enigma il destino delle vere ossa del poeta.

Se vi fermate ad Arquà la delizia si chiama “giuggiola”, tanto buona essere utilizzata in un antico detto “andare in brodo di giuggiole”, utilizzato per indicare uno stato d’animo di grande soddisfazione e godimento.

Da assaggiare dunque la marmellata o la rosegota con le giuggiole o il liquore “Brodo di giuggiole”, un infuso naturale dalla gradazione mediamente alcolica e dal gusto dolcemente avvolgente.

Arquà ha fatto della giuggiola il frutto simbolo del proprio territorio, e alle sue piantagioni è dedicata una grande festa che si tiene ogni anno all’inizio del mese di ottobre.

Ci rimettiamo in viaggio e, sulla strada per raggiungere Galzignano Terme, facciamo una breve sosta al Lago di Lispida nelle vicinanze dell’omonimo castello risalente al XVIII secolo situato nella frazione Monticelli di Monselice.

Il lago, una delle più importanti aree umide ancora presenti nella zona. Legato alla leggenda dell’amore tra una sirena e un giovane conte molto malato, una storia che ci ricorda anche le sorprendenti virtù e proprietà curative dei fanghi degli Euganei. Il castello è anche sede di un’importante cantina vitivinicola.

Arriviamo al Monte delle Grotte, nel Parco Regionale dei Colli Euganei

Arrivati nel comune di Galzignano Terme (PD), il sentiero n.10 del Parco Regionale dei Colli Euganei ci conduce al Monte delle Grotte. Tra anfratti e passaggi segreti, e i resti di ruderi ancora visibili tra la boscaglia ci raccontano di storie di abitanti sapienti e antichi segreti.

Infine arriviamo a Cinto Euganeo (PD), uno dei luoghi più oscuri e affascinanti dei Colli Euganei e della Bassa Padovana.

Il Monte Cinto era nell’Ottocento infestato da briganti e malviventi che trovavano rifugio nelle numerose grotte presenti, tra queste quella più profonda e impenetrabile è oggi nota come “Buso dei Briganti” e sono ancora visibili i gradini incisi nella roccia che conducevano all’ingresso del nascondiglio.

Una delle tante storie legate a questo luogo racconta che nel 1856 vennero giustiziati cento briganti nella piazza di Este.  Il loro capobanda però, si salvò, si nascose con sua moglie proprio nel Buso dei Briganti e cambiò radicalmente vita tanto da essere chiamato l’Eremita o il Santo.

E a Cinto c’è, guarda caso, la Trattoria dal Santo famosa per il suo “schissotto”.  Tipico pane preparato e consumato nella zona, la cui caratteristica principale è di non avere lievito nell’impasto, che gli dà così la tipica forma schiacciata ed appiattita. È un pane condito, e alla farina viene aggiunta acqua e sale, ma anche grasso d’oca, strutto o burro. La cottura tradizionale avviene nel camino, sotto un coperchio coperto dalla brace. Un tempo, veniva anche cucinato dentro una buca nel terreno e ricoperto di brace.


Se volete essere accompagnanti in un tour della zona, nel mese di novembre ci sono visite guidate gratuite del progetto #daiColliallAdige: il calendario completo con tutti gli appuntamenti in programma è disponibile sul sito collieuganei.it.