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Mauro Felicori, un marziano a Caserta

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 Classe 1952, modi gentili, un sorriso largo e l’accento che tradisce le origini bolognesi. È lui – laureato in filosofia, specializzato in Economia della Cultura e Politiche Culturali, e docente universitario – l’uomo che un anno fa, dal dipartimento di economia e Promozione del comune di Bologna, è stato chiamato in Campania a risollevare la residenza reale più grande al mondo, uno tra i più importanti musei del Paese. E a giudicare dai dati, ci sta riuscendo appieno.     Un impegno non da poco alla Reggia casertana. Com’è andata in questi primi 11 mesi?Per una serie di fortuite circostanze, il bilancio è assolutamente positivo. Sono arrivato con due grandi compiti: da una parte rimettere in moto e rendere più efficiente una grande “macchina” affaticata, in sofferenza per la scarsa manutenzione e la pulizia e, dall’altra, per dare visibilità a un monumento straordinario entrato però in una sorta di cono d’ombra, quasi dimenticato dai circuiti culturali che contano. Oggi posso dire che sul piano della comunicazione è stato fatto un ottimo lavoro: solo a giugno i visitatori sono aumentati del 65% e i ricavi del 57% rispetto allo stesso mese del 2015, sui canali social come Facebook la Reggia di Caserta è prima per numero di fans e di questo meraviglioso monumento oggi si parla molto più di ieri. C’è ancora molto da fare invece per far ripartire l’azienda Reggia che, vale la pena ricordarlo, ha un parco che si estende per tre chilometri, un acquedotto di 40 e vi  lavorano ben 230 dipendenti, senza contare l’indotto. Incidere sul funzionamento di un apparato così complesso è molto più difficile e necessita di maggior tempo, ma anche qui abbiamo ottenuto delle conquiste importanti come l’aver liberato alcuni alloggi occupati abusivamente e l’aver riportato la legalità allontanando i venditori abusivi.  Una bella sfida. Pentito della scelta?Macché. Io vivo in una favola. Qui a Caserta con i cittadini si è creata una forte sintonia e simpatia. Mi incontrano per strada e mi chiedono di andare avanti. Ecco io gli rispondo che non sono superman e che, per cambiare davvero le cose, serve l’impegno di tutti. Anche quello dei dipendenti. All’indomani della sua nomina, si parlò molto dello scontro con i sindacati che l’accusavano di “lavorare troppo”…Di sicuro la polemica ha richiamato l’attenzione su Caserta e mi ha permesso di chiarire la mia missione. Oggi posso dire che non ci sono particolari ostilità con i sindacati che, comprendo, potevano mostrare qualche reticenza al cambiamento causato da una somma di delusioni passate. Vorrei che si mettessero in gioco insieme a me, anche perché i lavoratori sono la mia principale e vera risorsa per rilanciare questo prezioso monumento.  Volendo fare un paragone con l’estero, cosa manca al sistema museale italiano?Basta guardare al modello anglossassone e francese. Non serve inventarsi nulla di nuovo. Sul fronte merchandising, gestione, offerta di servizi complementari dobbiamo solo “copiare”. Più volte ha anche ribadito che è necessario fare sistema. In che modo?Confrontandosi con le realtà del territorio. Il mio obiettivo non è solo quello di aumentare i visitatori della Reggia ma anche far sì che questo si trasformi in un’opportunità di sviluppo per la città e le aree circostanti, ovvero alberghi e ristoranti pieni e servizi per i turisti anche fuori dalla Reggia. E non solo qui a Caserta.Qualche giorno fa, appena eletto, mi ha chiamato Clemente Mastella, nuovo sindaco di Benevento, una città bellissima ma sconosciuta. Mi ha chiesto di collaborare per portare i turisti della Reggia anche lì. Ci lavoreremo.  Tra concerti ed eventi, intanto, si continua a parlare di Reggia. Altri progetti?Innanzitutto abbiamo reso di nuovo fruibile la raccolta Terrae Motus, una collezione d’arte contemporanea unica al mondo creata dai più grandi Artisti degli anni ’80. L’accesso non prevede un biglietto aggiuntivo. Inoltre a breve nei locali delle Cavallerizze della reggia vanvitelliana arriverà il consorzio della mozzarella di bufala. Questo perché credo che bisogna creare delle sinergie a partire dalle tipicità di un posto, soprattutto quelle enogastronomiche. Anche il professore più sofisticato va a cena e vuole provare cibo e vino locale.  La polemica dei sindacati sul mio “lavorare troppo” in fondo ha richiamato l’attenzione su Caserta e mi ha anche permesso di chiarire la mia missione. Oggi non ci sono particolari ostilità con i sindacalisti e con i casertani si è creata una forte sintonia Per saperne di più:www.reggiadicaserta.beniculturali.it

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