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Biologico che passione! Che lo si faccia per il gusto, per l’etica, per il salutismo o semplicemente perché – da qualche anno a questa parte – è molto “alla moda”, l’abitudine all’acquisto e al consumo di cibi di produzione “bio” sta diventando sempre più la tendenza alimentare del terzo millennio. Un vero e proprio fenomeno sociale di proporzioni planetarie, più che un semplice tipo di dieta alimentare. Le vendite di prodotti bio, nel mondo, hanno raggiunto oltre 59 miliardi di dollari, registrando una crescita più che tripla rispetto al 2000. Di conseguenza, lo sviluppo mondiale dell’agricoltura biologica viaggia a velocità da capogiro: la superficie agricola mondiale attualmente coltivata secondo criteri di tutela ambientale ha superato i 37 milioni di ettari. In Italia, dove il biologico ha cominciato a diffondersi a partire dalla metà degli anni ’70, i consumi, a tutt’oggi, sono ancora limitati – rispetto ad altre medie europee – ma, in compenso, le produzioni proliferano di anno in anno.

 

E l’interesse generale verso l’agricoltura bio cresce progressivamente, lasciando facilmente presagire un’impennata dei consumi sul lungo periodo. Al di là dei numeri, dei gusti e delle mode, un interrogativo rimane tuttavia sullo sfondo: quanto ne sanno veramente gli italiani e gli stessi consumatori del biologico? Per definizione della Commissione Europea, «l’agricoltura biologica è un sistema di produzione agricola che cerca di offrire al consumatore prodotti freschi, gustosi e genuini, rispettando il ciclo della natura e minimizzando l’impatto umano nell’ambiente mediante: la rotazione delle colture, l’impiego molto limitato dei pesticidi, il divieto dell’uso di Ogm, l’uso di risorse locali (dai fertilizzanti ai foraggi), la scelta di piante e animali resistenti alle malattie e capaci di adattarsi alle condizioni del luogo, l’utilizzo di pratiche di allevamento appropriate per le diverse specie di bestiame». Ma siamo certi che basta sapere questo per potersi districare nel variegato mondo dei consumi bio? La nostra indagine ha provato a fare un po’ di chiarezza, partendo da una fotografia dello status quo del bio italiano per inoltrarsi quindi tra i segreti, le peculiarità e le piccole e grandi contraddizioni di questo tipo di agricoltura alternativa a quella convenzionale sulle cui produzioni non sempre ci viene detta tutta la verità.

 

Una nicchia di grande potenzialità

L’Italia è oggi il primo paese europeo per numero di operatori biologici. Le aziende della filiera sono complessivamente 48.269. Il numero degli operatori non è tuttavia che uno dei parametri per valutare l’effettiva importanza economica dell’agricoltura biologica: occorre valutare l’estensione delle superfici agricole a essa dedicate e il tipo di colture. Nell’agricoltura biologica, l’uso del suolo è ripartito tra Superficie Agricola Utilizzata (SAU) già biologica e in conversione: la transizione dall’agricoltura convenzionale avviene entro un determinato periodo di tempo (di conversione, appunto), durante il quale sono applicate le disposizioni relative alla produzione biologica. I prodotti della terra coltivati in azienda durante la conversione non possono però venire certificati, e dunque messi in commercio, come biologici.

 

 

 

 

 

Colture bio: secondi solo agli spagnoli

In termini di superfici, l’Italia non detiene invece il primato che è ad appannaggio della Spagna. Si piazza però al secondo posto assieme alla Francia, con una SAU biologica complessiva che nel 2011 è risultata pari a poco più di un milione di ettari, di cui 837.107 già biologici. In termini di superfici, il bio rappresenta così l’8,5% della superficie agricola italiana. Si tratta quindi di cifre contenute in termini relativi, ma rilevanti in termini assoluti in quanto proiettano il nostro Paese ai primi posti dell’Unione Europea. Le colture foraggere detengono la quota più rilevante di superficie biologica, sono presenti in tutto il Mezzogiorno, ma soprattutto in Sicilia e Puglia. Seguono i cereali e alcune colture permanenti, tra cui olivo, vite e varie specie di frutta. In quest’ultimo settore sono gli agrumi a fare la parte del leone. Tra gli ortaggi solo la carota evidenzia cifre significative. Il quadro dell’offerta produttiva è completato dalla zootecnia biologica.

 

 

 

E i consumi crescono ogni giorno

Sul fronte della domanda, i consumi di prodotti bio sono ancora una nicchia di mercato ma rappresentano un segmento in costante crescita. Gli alimenti biologici pesano infatti l’1,3% sul totale dei consumi alimentari domestici. Tuttavia, il trend è positivo, e non da oggi. Nel 2011 il giro d’affari complessivo è stato di 1,7 mi- liardi di euro di consumi domestici (cui vanno aggiunti 280 milioni di consumi fuori-casa), in crescita rispetto ai due anni precedenti, e cioè in un periodo di forte recessione. In Italia, le vendite bio passano soprattutto dal canale specializzato che nel 2012 ha realizzato 890 milioni, cioè circa il 45% del volume d’affari riconducibile a tale segmento di prodotti alimentari. La grande distribuzione organizzata fattura presso ipermercati e supermercati 550 milioni. Tra gli altri canali, la ristorazione biologica detiene il ruolo più rilevante (280 milioni di euro); in

realtà le modalità di commercializzazione degli alimenti biologici sono molto più articolate: vendita diretta, mercatini del biologico, Gruppi di Acquisto Solidale (GAS), internet valgono altri 280 milioni di vendite. Le aziende alimentari biologiche sono prevalentemente di piccole e medie dimensioni, per cui il principale mercato di sbocco è quello nazionale; per alcuni prodotti però – come olio, vino, frutta fresca e derivati – molte imprese mostrano una spiccata propensione all’export, tanto da stimare come vendite oltre frontiera un valore complessivo pari al miliardo. L’interrogativo che ci si pone, a questo punto, è come fare per crescere di più. Per sfruttare questo potenziale e raggiungere i traguardi di molti Paesi europei è importante una forte strategia di comunicazione che valorizzi non solo i plus di sicurezza offerti dal bio ma anche e soprattutto quelli relativi alle sue qualità organolettiche.

 

 

 

I numeri del bio aggiornati nel 2015

 

– Produttori nel settore bio (totale): 55.433

 

– Totale colture: 1.387.913

 

– Vendite biologico 2015: +15% rispetto al 2014

 

– Export: +408% rispetto al 2008

          +16% rispetto al 2015

 

– Prodotti bio nel carrello: +3,1% rispetto al 2015

 

 

Per saperne di più:

www.nomisma.it

 

 

 

 

 

 

 

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