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Costumi da bagno, il Made in Italy è donna

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 Una storia più che centenaria, una capacità manifatturiera che resta la migliore del mondo, innovazione stilistica e tecnica unita alla creatività fanno del beachwear tricolore il migliore al mondo. Tra grandi player internazionali, storiche realtà artigianali e nuovi nomi di tendenza, a (s)vestirci tutti questa estate ci pensano ancora una volta gli italiani!  In principio fu Annette Kellerman, una ragazza australiana che a una gara di nuoto sincronizzato negli Usa, si presentò a bordo piscina con una tuta aderente che lasciava scoperte gambe e braccia, sollevando enorme imbarazzo tra i presenti. Era il 1907 e una cosa del genere non s’era mai vista prima. La Kellerman pagò con l’arresto e il fulmineo rimpatrio la sua audacia, ma la giovane non sapeva che, oltre per le sue imprese natatorie eccezionali, sarebbe passata alla storia anche come la pioniera del moderno “costume da bagno”. Bikini, la bomba fa 70 anniPrima di lei, le nuotatrici usavano infatti abiti interi di lana pesante che coprivano tutto il corpo rendendo alquanto faticoso il movimento in acqua. Dopo la battaglia della Kellerman per il diritto delle donne a indossare il costume da bagno a pezzo unico, arrivò, negli anni Venti, Coco Chanel coi suoi completi fatti di pantaloni corti e top scollati e, nei decenni a seguire, fu Hollywood a lanciare la moda della “sirenetta” con l’attrice Esther Williams e l’abbronzatura come status symbol. Ma la rivoluzione che cambierà per sempre la storia del costume da bagno, ha una data ben precisa: quella del 5 luglio 1946, quando ai bordi della piscina Molitor di Parigi il sarto francese Louis Réard lanciò uno scandaloso costume in due pezzi, che lasciava totalmente scoperto l’ombelico, e che venne ribattezzato bikini come l’atollo della Micronesia dove gli americani pochi giorni prima avevano sperimentato la prima bomba a idrogeno. La “bomba”, insomma, era scoppiata anche nella moda e nulla sarebbe stato più come prima. Da allora, sono passati giusto 70 anni e di acqua sotto i ponti (o se volete… sui tessuti) ne è passata tanta. Nel 1964 lo stilista Rudi Gernreich disegnò il monokini, gli anni Ottanta videro quindi la nascita del tanga, ultima tappa di un’inarrestabile corsa alle forbici. Oggi, il cosiddetto beachwear/swimwear rappresenta un importantissimo segmento del fashion mondiale. Evoluzioni e cambiamenti continui lo rendono un mercato non facile e i costumi da bagno non sono più solo legati alle vacanze o allo sport, ma sono diventati parte importante del guardaroba per tutto l’anno.    Sfoglia la gallery: Il beachwear all’italianaUn mondo, quello dell’abbigliamento da mare, nel quale l’Italia ha saputo ritagliarsi un posto di rilievo, fino a farne un’altra – l’ennesima – eccellenza del suo paniere produttivo. Non è un caso che proprio nel nostro Paese, nascano le tendenze internazionali della moda mare. Dal punto di vista aziendale, la produzione tricolore è divisa in due: da una parte i grandi player – come il gruppo Calzedonia (che comprende anche Tezenis, Intimissimi e Falconieri) fondato da Sandro Veronesi che vanta un fatturato di 1,666 miliardi di euro, o la Yamamay (fatturato: 350 milioni annui) – che, per essere competitivi all’estero, seguono una linea “fast fashion” pur tenendo sempre alta la qualità del prodotto. Dall’altra, invece ci sono realtà storiche come Maglificio Ripa, Carvico, Eurojersey, che hanno decretato il successo del comparto lavorando e sperimentando in sinergia con gli uffici stile più che a traino dei trend del mercato. In pochi chilometri, tra Varese, Milano, Como e Bergamo, c’è una filiera davvero unica nel suo genere. Dalle fibre tecniche fino al capo finito: è qui che si fa la ricerca vera e vengono confezionati costumi da bagno che sembrano disegnati su misura. Il marchio Ritratti è una delle case history più illuminanti della categoria taylor made: grazie al suo reparto interno di modellistica (oggi un’eccezione) continua a vestire le donne di qualsiasi taglia grazie a un lavoro sulla vestibilità che non ha paragoni. Anche la Pierre Mantoux (italianissima, malgrado il nome), che tutti conosciamo per le calze e i collant di alta qualità, nel beachwear riesce a proporre collezioni contemporanee con un gusto unico e magnetico, e una vestibilità adatta anche alle curvy. Altro brand di lusso meritevole di menzione è Paladini, avamposto di stile dedicato alla donna che vuole essere sexy anche in spiaggia. Ma nel panorama nazionale della moda mare, un posto di spicco se lo stanno ritagliando anche una serie di piccoli marchi che puntano forte su due atout: qualità e italianità delle loro produzioni. È il caso di citare, tra questi, Kedua, Waikiki e Miss Bikini, ma anche giovanissimi talenti emergenti, come la designer milanese Michela Occhetto che, con la sua linea beachwear Mimì à la Mer, fa della creazione di pezzi unici e dell’amore per i materiali una filosofia di vita. Il progetto di Mimì à la Mer è quello di realizzare collezioni esclusive di altissima qualità pensate e prodotte in Italia, mantenendo delle limited edition per garantire l’esclusività del suo prodotto a chi lo sceglie. Insomma, a 100 e più anni dal primo costume di bagno, il beachwear non smette di regalare novità e tendenze stuzzicanti. E con l’arrivo dell’estate, le varianti di forma, tessuto e colore diventano infinite, ormai anche per chi non è esattamente in linea. Che sia bikini o pezzo unico, l’offerta di certo non manca. L’importante è che sia Made in Italy.  Estate 2016: il parere dell’espertoÈ David Shah, esperto di trend, professore e direttore editoriale della testata View, la bibbia dei creativi, l’uomo giusto al quale chiedere quali sono le tendenze beachwear dell’estate 2016. Per lui, la parola chiave è “energia”. «Quest’anno si celebra il ritorno all’ottimismo, si allentano le convenzioni e ci si avventura in universi poco esplorati – ci spiega – i temi centrali saranno sostanzialmente quattro: Jungle Fever che racchiude un ritmo euforico ispirato alla giungla centroafricana: influenze etniche, tribali, animali, hip-hop e punk, tutte unite da colore e dinamismo; Rave Couture, mix di disegni pop e colori decisi; Memphis Sport che ci focalizza sul fattore tecnico dei tessuti, come il neoprene, per costumi dichiaratamente sportivi, orientati alla performance in acqua; la tensione al futuro è infine rappresentata dal tema Brutal Glam per una donna, forte, aggressiva, con coloriture dark metalliche e forme audaci. I tagli al laser danno un tocco moderno ai capi, in modo che sembrino impressi direttamente sul corpo». «Quest’inedita vitalità cromatica sarà accompagnata da un ampio sviluppo di modelli, dalle culotte alte fino al ritorno, se pur timido, del trikini con una presenza sempre più massiccia dei reggiseni a fascia – continua David Shah – Mai come quest’anno inoltre risulta massificata la proposta dell’abbigliamento fuor d’acqua (caftani, parei, abitini e accessori), legata a una minor convenzione formale dell’abbigliamento estivo e nata seguendo le tendenze dei vari appuntamenti estivi: party in spiaggia o a bordo piscina fino alle serate in discoteca. Basti pensare che oggi si parla di collezioni resortwear e cruise, cioè annuali, per chi vuole essere sul pezzo anche nelle vacanze invernali al caldo».  Maredamare 2016Quello che si svolge a Firenze dal 23 al 25 luglio è l’unico salone italiano dedicato al beachwear, accessori e underwear, e vanta la maggiore concentrazione di aziende italiane al mondo, insieme alle principali realtà internazionali. Una manifestazione sempre densa di eventi, stimoli e novità con stand, showroom e sfilate a rotazione che, con la sua costola Underbeach, durante tutto l’anno organizza eventi e corsi di formazione per i negozi italiani. Il suo ideatore Alessandro Legnaioli si batte da anni con strumenti e iniziative mai banali per il progresso del comparto.   Bikini che passioneDopo il suo lancio nel luglio di 70 anni fa, nel corso del ventesimo secolo a consacrare il bikini ci hanno pensato star del cinema come Ursula Andress, nei panni di Honey Ryder in Agente 007 Licenza di uccidere del 1962 e Rita Hayworth nel film Gilda, con un due pezzi che le valse il soprannome di “atomica”. A fare un indumento icona contribuì anche Brigitte Bardot che, durante il Festival del Cinema di Cannes del 1953, diede scandalo indossandolo proprio sulla Croisette.

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