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Cristiana Capotondi: la mia vita per il cinema

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«Una presentazione di me stessa? No, non è il mio mestiere introdurre una persona a me così vicina, potrei omettere dei dettagli che invece verrebbero colti da un occhio esterno più attento». Alla richiesta di raccontare un po’ di sé, accenna un sorriso dolce e glissa, tradendo un po’ la timidezza tipica di chi, al luccichio della notorietà, preferisce la luce dei riflettori.    Eccola, Cristiana Capotondi: romanissima (malgrado da tempo abbia lasciato la Capitale per Milano) occhi azzurri incorniciati da piccoli tocchi color caffè. Eppure, questa ragazza classe 1980 tutta acqua e sapone, di determinazione ne ha da vendere. Non sarebbe arrivata altrimenti, nel corso di una lunga e ricca carriera ormai ventennale, a condividere le luci della ribalta con personaggi del calibro di Gigi Proietti e Mariangela Melato e muoversi con nonchalance tra set fra loro diversissimi, come quelli di Neri Parenti e Terry Gilliam. E il meglio, ne siamo certi, deve ancora venire. La incontriamo, ad esempio, in occasione di Fuoricinema, il festival da lei ideato e che si è tenuto a metà settembre a Milano. «Un evento – ci racconta – che ha voluto rappresentare un punto d’incontro tra pubblico e artisti. Una manifestazione popolare e coinvolgente vissuta insieme in un ampio spazio aperto dove i fan hanno potuto incontrare i propri beniamini, da Aldo Giovanni e Giacomo a Carlo Verdone a Teresa Mannino e tanti altri ancora, nel contesto di una vera e propria festa del cinema». Torniamo a te. Quando hai capito che avresti voluto diventare un’attrice?L’incontro col mondo del cinema è avvenuto davvero per caso: ho iniziato grazie al gruppo dei boy-scout e alla parrocchia che frequentavo a Roma quand’ero piccola. È stato lì infatti che ho incontrato bambini che recitavano già in varie produzioni; così, un po’ per gioco, ma anche per una passione nata subito, quasi fosse un’inclinazione naturale, ho capito che quello avrebbe potuto diventare il mio mestiere. Ti sei trasferita a Milano da anni, ma che sapore ha il ricordo della tua vita romana?Pensando al mio passato, il primo piatto a saltarmi alla mente è quello che la mia super tata, ciociara di nascita, preparava quando ero piccola: un tegame di patate con salsiccia al forno, e pomodori di riso. Ricordo che la casa era invasa da questo profumino, e già dall’odore ero sazia. E il tuo viaggio del gusto ideale?In realtà non ne ho soltanto uno, anche perché la cucina italiana è una continua scoperta di sapori e profumi. Tuttavia, il profondo Sud, e la Sicilia in particolare, sarebbero certamente un punto di partenza ideale: la pasta alla Norma catanese e il pescespada alla palermitana sono sicuramente in cima alla lista dei miei piatti preferiti, ma anche gli arancini sono irresistibili, nonostante richiedano una certa “preparazione fisica” per essere affrontati! E certamente non va trascurato tutto il mondo dei dolci siciliani. Risalendo verso Nord, invece, le mie tappe del gusto sono la ribollita toscana, il pesto ligure ma anche la cotoletta alla milanese che non hanno niente da invidiare alla cucina meridionale. Il tuo lavoro ti porta a viaggiare tanto.Sì, spessissimo. E in gran parte, mi sposto in treno. Credo sia in assoluto il mezzo di trasporto più comodo e meno noioso; lo preferisco di gran lunga all’aereo, e cerco di prenderlo ogni volta che si presenta l’occasione. Il viaggio in treno ti dà un contatto più diretto con il tempo che scorre e lo spazio percorso, oltre al fatto che ti permette di guardare fuori e osservare il paesaggio che man mano si apre davanti ai tuoi occhi. A giudicare dalle recenti iniziative che ti hanno vista protagonista, sembra proprio che, per te, treno vuol dire sostanzialmente Italo, giusto?Bè sì. Italo ha certamente una ricca varietà di orari e di prezzi e mi piace l’idea di poter finalmente  scegliere. Si distingue dagli altri proprio perché ha un’offerta completa e variegata. Ecco perché lo scelgo e partecipo volentieri ai loro eventi.   “Scegliere solo un viaggio del gusto in Italia? Impossibile! È la cucina italiana tutta che andrebbe celebrata e che dovrebbe renderci orgogliosi ovunque ci troviamo”  

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