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Il vino delle montagne

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Vigneti pettinati come giardini ricamano il versante Retico della Valtellina. Qui aziende storiche come la Salis 1637 trasformano il prezioso lavoro degli uomini in un tesoro enologico che dura da secoli

 

Da queste parti il Nebbiolo lo chiamano Chiavennasca, nome che già esprime l’attaccamento e l’identificazione al territorio. Siamo in Valtellina, area della Lombardia in provincia di Sondrio, perla dell’enologia italiana e paradiso terrazzato, poiché qui i vigneti sembrano (e in alcuni casi è proprio così) rubare terra e aria alle pareti rocciose delle Alpi che fanno da scudo, filari ordinati che a cascata scendono sino al fondovalle con un totale di circa 2.500 ettari vitati. Le condizioni climatiche parrebbero essere non adatte alle uve… in realtà, l’esposizione sul versante Retico fa in modo che il rigore invernale della zona non alteri il naturale processo della vigna nonostante le coltivazioni arrivino anche ai 700 metri di altitudine. Viticoltura eroica, così viene chiamata la “fatica” e l’impegno di lavoro per questa terra, assimilabile ad altre regioni d’Italia come la Valle d’Aosta, la Liguria e alcune isole come Pantelleria: vendemmia rigorosamente a mano, spesso con trasporto dei grappoli appena staccati a spalla, lunghi percorsi che, in molti casi, diventano delle vere escursioni di oltre mezz’ora o arrampicate per accudire la vigna. Questa è la Valtellina, amata per le sue montagne, per i paesaggi e per le sue attività sportive ma anche per la ricchezza enologica tra energiche tipologie di vino quali Sforzato, Grumello, Inferno e Sassella.

 

 

Nobiltà in cantina

Storia e vino solitamente vanno in parallelo e, anche in questo caso, la fortuna del territorio inizia con l’intensificarsi degli scambi con la Svizzera (cantone dei Grigioni), precisamente quando venne eletto governatore di Valtellina il Barone Giovanni Von Salis che, nel 1637, inizia la costruzione dell’attuale palazzo Salis a Tirano, ultimato poi nel 1670. Una struttura nata subito con la volontà di diventare un punto di riferimento per la produzione e l’invecchiamento del vino, con imponenti cantine distribuite su circa 1500 mq, pronte a dare testimonianza alle prime documentazioni sulla spedizione del vino al Vescovo di Coira già nel 1665. I Salis compaiono anche fra i primi imbottigliatori del Regno d’Italia e risultano essere stati insigniti di molte onorificenze, come quella datata 1869, periodo nel quale si iniziava a parlare di Marsala e Barolo.

 

 

La porta del tempo

Così da secoli la Salis 1637 produce vino, nel rispetto delle tradizioni. All’antica cantina, oggi completamente ristrutturata e visitabile, si accede attraverso un pesante portone in legno: ancora operativa e funzionale, è munita di tinaia di fermentazione e barriques riservate all’affinamento dei grandi rossi. Qui rimane il centro pulsante dell’azienda alla quale, nel 2003, si è affiancata una nuova struttura dotata di apparecchiature tecnologiche. L’attenzione al territorio però è sempre alta e ne dà prova il recupero dei vitigni antichi da parte dell’azienda che fa del Nebbiolo, o Chiavennasca, il suo punto di forza ma non tralascia la lavorazione e la vinificazione di altre uve

autoctone, come la Rossola e la Pignola, caratterizzate per la tonalità rosa della buccia degli acini. «Quello che più è rimasto è una costante attenzione alla qualità produttiva – dichiara Roberta Dotti,Amministratore Unico della Salis 1637 – a questo poi aggiungiamo il gusto dell’accoglienza e dell’ospitalità, fattori che vanno a completare la qualità del nostro marchio vinicolo e del territorio». Nulla di più vero considerando la vasta gamma produttiva dai bianchi ai rossi, come il Valtellina Doc Sforzato Canua, un vino dalla grande complessità, ottenuto da un lungo appassimento dei grappoli di Chiavennasca sino alla fine di gennaio. Ne nasce un nettare di buon tenore alcolico arricchito da sentori fruttati e di spezie, dal tannino robusto ma ben equilibrato. Stessa cosa per il Valtellina Superiore Docg Sassella dalle importanti note aromatiche di spezie e di tostatura, ideale anche per un periodo dio invecchiamento.

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