La Puglia inedita

Nel Salento meridionale, Leuca Piccola è un complesso monumentale con un santuario – quello di Santa Maria del Belvedere a Barbarano del Capo (frazione di Morciano di leuca) – e si trova a pochi chilometri dalla punta estrema dell’Italia, dove soffia il vento di due mari che si incontrano. Finisterre, o finibus terrae li chiamano questi lembi ultimi, dove finisce la patria.

La graziosa chiesa di Leuca Piccola, all’evidenza minuta come il toponimo che la accoglie, ha nel suo stesso sottosuolo un altro luogo di raccoglimento scavato nella pietra tufacea – un altare nelle viscere della terra – e possiede tutto il carico di significato e il fascino austero delle grotte carsiche.

Sotterraneo della chiesa di Leuca Piccola - foto di Germana Cabrelle

Sotterraneo della chiesa di Leuca Piccola – foto di Germana Cabrelle

In verità c’è anche un antico ostello ipogeo, dove sono ancora visibili i letti in pietra e i pozzi per dissetarsi, con i cunicoli che portano in aperta campagna. Sul tetto di questa stessa chiesetta, invece, che si raggiunge da una stretta e ripida scaletta, si gode di un punto panoramico di osservazione che ugualmente ne identifica il nome e riempie la vista: bel vedere.

Santuario di Leuca Piccola - foto di Germana Cabrelle

Santuario di Leuca Piccola – foto di Germana Cabrelle

La Puglia del turismo lento

La Puglia del turismo lento 4.0 è così: non ostenta, ma offre. E’ quasi timida nella sua magnificenza, che elargisce a piene mani. “Multa paucis, sintetizzavano i latini. La Puglia, specie questa del Capo di Leuca,  va scoperta piano, con pazienza, come facevano i pellegrini in cammino lungo la Via Leucadensis.

Maggio è il periodo migliore per darsi appuntamento qui, per conoscerla da vicino e nella maniera più autentica. Perché il mese mariano è denso di tradizioni, riti, significati. Si vedono fiori composti come quadri a terra e luci assise a decoro del cielo.

Si sentono  i cori delle preghiere provenire dalle navate spalancate fin sul sagrato, in osmosi col cicaleccio vitale dei mercati.

S.Maria di Finibus Terrae - foto di Germana Cabrelle

S.Maria di Finibus Terrae – foto di Germana Cabrelle

Si assaporano storie come pietanze, ci si intrattiene a lungo e volentieri con i residenti locali, come con i molti stranieri che hanno deciso di stabilirsi qui. Questa  è una regione verace, piena di luce e pressoché magnetica. Per questo attrae. E’ un lunghissimo tratto di terra che cambia colore nel giro di pochi chilometri, circondato da mari turchesi e da tanto verde, con la temperatura mite e la promessa del sole anche quando l’orizzonte vira in un umore nero di nuvole da acquazzone.

Giuliano di Lecce - foto di Germana Cabrelle

Giuliano di Lecce – foto di Germana Cabrelle

Offre mare e suolo in abbondanza, questa terra qui. Letteralmente e gastronomicamente. Difficile non assaggiare tutte le pietanze di pesce e di carne che arrivano in tavola. Tutto buono, tutto troppo buono. Come la delizia dolce denominata “tetta della monaca” specialità della pasticceria Stella di Martano, o il pasticciotto ripieno di calda crema chantilly.

Pasticciotto pugliese - foto di Germana Cabrelle

Pasticciotto pugliese – foto di Germana Cabrelle

La Grecìa Salentina

La parola sapore ha la stessa radice etimologica di sapienza e questa è pure una terra colta, con molta storia e varie contaminazioni. Una panetteria in centro a Morciano, per esempio, ha l’insegna fuori dal negozio scritta in greco, perché quest’area è denominata “Grecìa salentina” e qui trovi gente che ancora parla un idioma, “il griko” che trae origini dal greco classico secondo alcuni, o da quello bizantino, secondo altri.

Gli amministratori di questi comuni – Martano, Zollino, Castrignano dei Greci, Soleto, Sternatia, Calimera, Martignano, Melpignano, Corigliano d’Otranto, ai quali si è aggiunto ultimamente anche Carpignano Salentino – da molti anni ormai hanno capito che la stessa origine etnico culturale doveva spingerli ad alleanze di tipo amministrativo e politico più stretto, così hanno dato origine all’unione dei comuni della Grecìa Salentina, grazie anche alle leggi che tutelano le minoranze linguistiche. Una sosta in quest’area permette un salto indietro di secoli, agevolato dalla possibilità di gustare piatti invitanti già nell’aspetto esteriore e prodotti alimentari di una fattezza artigianale attenta a ripercorrere le ricette della tradizione locale. Il modo di scegliere una vacanza è cambiato e il viaggio è diventato uno stile. In questo tratto di Puglia ci si può muovere in barca e a piedi: muoversi lentamente e riscoprire il piacere di conoscere luoghi e persone con cui stare bene.

I piaceri della terra…

Se arrivi in Puglia dal cielo, guardando dal finestrino dell’aereo lo sguardo si perde in un’osmosi di acqua e orizzonte, quello che il cantautore Amedeo Minghi titolava “Immenso”. Appena scesa la scaletta, a dare il benvenuto ai turisti c’è un’insegna luminosa con un hastag #weareinpuglia e poi, naturalmente, comincia la maratona della buona tavola, come quella che si sperimenta al complesso turistico alberghiero Delle Rose a Torre Vado. Per la sistemazione, un ottimo indirizzo ricettivo è il B&B Cortile dei nonni, in centro a Morciano, una casa in pieno stile pugliese davvero graziosa e molto accogliente, arredata con gusto e dotata di ogni comfort.

B&B Cortile dei nonni - foto di Germana Cabrelle

B&B Cortile dei nonni – foto di Germana Cabrelle

Il viaggio di scoperta di queste zone fa tappa a Sante Le Muse  un posto che è insieme azienda agricola con 700  olivi secolari e laboratorio creativo per bambini, con diversi e diversificati giochi a disposizione, dentro e fuori. Un agriturismo che è anche ristorante, oltre che fattoria didattica, dove si coltivano semi dimenticati come quelli del pomodoro di Morciano in modo naturale e biologico. Insomma: un angolo di paradiso ricco di poesia, gioia e colori, con molti piatti buoni da mangiare e la possibilità di preparare la pasta direttamente sull’aia.

Sante Le muse pasta fresca - foto di Germana CabrelleJPG

Sante Le muse pasta fresca – foto di Germana CabrelleJPG

…e quelli del mare

Il mare della Puglia, specie la parte ionica, è di un turchese meraviglioso. Una escursione in motobarca è il modo migliore per spingersi un po’ al largo e  visitare le meravigliose grotte con caratteristiche morfologiche sensazionali.

Grotte del Gigante - foto di Germana Cabrelle

Grotte del Gigante – foto di Germana Cabrelle

Si parte dal porto di Torre Vado, dominato dalla maestosa Torre Saracena, per raggiungere la splendida marina di San Gregorio. A bordo della motonave, ci sono anche assaggi di dolci tipici pugliesi a base di mandorle. Ottima musica e compagnia per un divertimento assicurato.

Dolci alle mandorle - foto di Germana Cabrelle

Dolci alle mandorle – foto di Germana Cabrelle

La festa delle luci…

C’è una tradizione, in Puglia, ed è quella delle luminarie, che letteralmente significa “lumino  in aria”, nel senso che anticamente erano dei lumini di devozione ai santi, usanza religiosa che risale alla fine dell’800. Inizialmente erano lumini alimentati da olio e acetilene e successivamente da un composto di zolfo e acqua.

Luminarie a Diso - foto di Germana Cabrelle

Luminarie a Diso – foto di Germana Cabrelle

Nei primi del Novecento c’è stato il passaggio all’elettricità. Diso, paesino di un migliaio di abitanti e a due passi dal mare, in occasione della festa dei santi patroni Filippo e Giacomo diventa meta di appassionati e cultori dell’arte delle luminarie.

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C’è un’azienda locale, la ditta Santoro di Alessano, che da oltre vent’anni opera nell’ambito della scenografia luminosa e delle decorazioni con luminarie.

E’ presente ad ogni appuntamento importante, in occasione di feste sia religiose che civili della vita sociale, ed interpreta con creatività e fantasia allestimenti specifichi per strade e piazze. Negli ultimi anni ha goduto di una fama oltreconfine per le sue cattedrali di luminarie e infatti è tuttora in atto una fase di espansione e crescita su tutto il territorio nazionale e internazionale. Un’altra azienda che opera nel settore delle luminarie è fratelli Parisi di Taurisano, attiva fin dal 1876. “La storia delle luminarie – spiega Torquato Parisi – nasce dalla convivenza tra sacro e profano, tra cristianesimo e paganesimo. Gli artisti delle luminarie sono innanzitutto disegnatori e falegnami, poi elettricisti – racconta Torquato – e fanno tutto loro: dall’inventare le forme a costruire i telai di legno, a piazzare le lampadine di diverse intensità e potenza, a montare e smontare una paratura.

Laboratorio di luminarie Fratelli Parisi - foto di Germana Cabrelle

Laboratorio di luminarie Fratelli Parisi – foto di Germana Cabrelle

Ma dopo tutta questa dura fatica nel montare, ecco, le mille luci colorate si stagliano nelle chiare notti d’estate come gemme sapientemente incastonate che fanno ricordare un lavoro di oreficeria longobarda o bizantina tempestata di pietre preziose, in cui la struttura lignea scompare”.

I fratelli Parisi, ultimamente, si sono specializzati anche nel traslare le stesse luminarie di grandi dimensioni come oggetti e complementi d’arredo di interior design, in misure più contenute ed in fattezze diverse, naturalmente. Hanno partecipato con i loro prodotti al Fuori Salone di Milano, raccogliendo entusiastici consensi.

…e le persone illuminate

La Puglia è una terra abitata da molti stranieri che, dopo averla conosciuta da turisti se ne sono innamorati al punto da volersi stabilire. E’ il caso di Nicholas Gray e della moglie Maggie Armstrong che a Spigolizzi (Lecce) possiedono una masseria immersa nel verde della campagna, dove vivono con 16 gatti. All’interno della masseria gli ambienti sono arredati con molte realizzazioni frutto della loro creatività e soprattutto con opere di Norman Mommens e libri di cucina di Patience Gray.

Masseria di Nicholas Gray - foto di Germana Cabrelle

Masseria di Nicholas Gray – foto di Germana Cabrelle

Nicholas e Maggie sono stati i fautori della cosiddetta “decrescita felice”: vivono di tutto ciò che offre loro la natura, nella sua spontaneità. Un’altra bellissima masseria che compare in molti libri illustrati come esempio di una architettura d’altri tempi di grande pregnanza storica è la Masseria Santu Lasi, di proprietà del docente universitario Vincenzo Cazzato, che sorge vicino all’omonima chiesa di origine bizantina dedicata a San Biagio, dove ogni anno si tiene un evento straordinario: la benedizione dei pani e dei taralli.

Masseria Santi Lasi - foto di Germana Cabrelle

Masseria Santi Lasi – foto di Germana Cabrelle

Un altro esempio di creatività e capacità imprenditoriale è quella della Tessitura Calabrese di Tiggiano, che produce selezionatissimi coordinati per la casa con telai meccanici.

Tessitura Calabrese - foto di Germana Cabrelle

Tessitura Calabrese – foto di Germana Cabrelle

Otranto con i suoi colori (e sapori) straordinari

Girando per il Salento, oltre al verde dei campi con le distese di ulivi delimitate dai muretti a secco e oltre al mare con le sue screziature turchesi, nelle vicinanze di Otranto c’è  il lago di bauxite, un sito minerario che si raggiunge a piedi in un paio di minuti, dopo aver parcheggiato l’auto.

Il lago di bauxite ad Otranto - foto di Germana Cabrelle

Il lago di bauxite ad Otranto – foto di Germana Cabrelle

E’ uno scenario spettacolare, quasi surreale, da vedere e imprimere in una foto, specialmente per il contrasto fra il rosso della cava di bauxite che si riflette nell’acqua smeraldo con tutto intorno l’abbraccio verde erba della vegetazione e l’azzurro del cielo.

Un posto davvero caratteristico che merita una visita, come pure merita una pausa pranzo la Masseria Bandino, elegante struttura ricettiva, oltre che ottimo ristorante gestito dallo chef Angelo Carbotti, che ha lavorato anche con Massimo Bottura e che prepara ottimi piatti di pesce.

Masseria Bandino - foto di Germana Cabrelle

Masseria Bandino – foto di Germana Cabrelle

Ecco, questo è un condensato di delizie pugliesi fatto di tradizioni, tipicità, riti. Saperi e sapori. Tuttavia, prima di avviarsi verso Brindisi per riprendere l’aereo, dedichiamo un ultimo… brindisi all’amicizia con uno dei vini della Cantina Castel di Salve. Precisamente con una Malvasia Nera dal nome appartentemente inquietante: Lady Killer si chiama. Ma alla faccia dei benpensanti, tradotto, significa solo sciupafemmine, dongiovanni.

Alla salute!

Cantina Castel di Salve - foto di Germana Cabrelle

Cantina Castel di Salve – foto di Germana Cabrelle