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2 Dicembre, 2021

Chardonnay Day, le parole dello Champagne fra storia e curiosità

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Nel giorno dedicato a San Filippo Neri – il 26 maggio – si torna a celebrare l’inebriante mondo dello Chardonnay e dello Champagne con lo Chardonnay Day: “Lo Champagne, se si ha tempo per ascoltarlo, fa lo stesso rumore, nella sua schiuma e nelle sue bollicine, del mare sulla sabbia” (Max Jacob).

Champagne… per veri connaisseurs

Già, bisogna ascoltarle le bollicine più amate del mondo poichè racchiudono nel loro perlage e negli aromi al palato un’eleganza unica, da sempre desiderio per i veri intenditori. Una storia centenaria che parla, che ancora oggi va centellinata, sorseggiata e compresa, a partire proprio dal suo vocabolario, un linguaggio per veri connaisseurs. Abbiamo, quindi, chiesto a Stéphane Revol, Ceo di Comte de Montaigne, Maison di Champagne dell’Aube, di illustraci le espressioni più ricorrenti dello Champagne, dalla Rosa di Damasco al rito dell’Assemblage, tra storia e curiosità.

Il “rito” dell’Assemblage

Monsieur Revol ci può spiegare meglio il rito dell’Assemblage? «Certo, durante la vendemmia le uve provengono da diversi appezzamenti (parcelle) e solo le migliori vengono selezionate durante il processo di assemblage, fra gennaio e aprile, che prevede la regolare degustazione settimanale dei “Vins Clairs” nati dalla prima fermentazione. Alla fine solo i vini selezionati potranno fare parte dello Champagne. A ogni Cuvée corrisponderà un assemblage specifico, di volta in volta più fruttato o più minerale, in base alla sua origine territoriale. Un esempio? I vini provenienti dalle porzioni di terreno (parcelle) più collinari saranno più fruttati e rotondi al gusto, mentre quelli provenienti da aree più vicine al fiume saranno più minerali».

Assemblage

Chardonnay, l’apertura delle porte

Non tutti, però, conoscono l’etimologia della parola Chardonnay… «Proviene dall’ebraico Shahar Adonay, ossia “Porte di Dio”. Un termine importante, perché identifica il primissimo ceppo di questo vitigno a bacca bianca importato direttamente da Cipro, da Comte de Champagne, dalle Crociate del XIII secolo, nella regione dell’Aube, in Francia, e trapiantato nella Côte des Bar, territorio nel quale si trova oggi la Maison Comte de Montaigne. Oggi lo Chardonnay è un vitigno ottenuto come incrocio tra il Pinot nero e il Gouais blanc».

 

La vetrata della Chiesa di Santa Maddalena dove viene raffigurato il primo ceppo di Chardonnay portato dopo le Crociate nel XII secolo e piantato nella Côte des Bar.

Cuvée, il mix perfetto

Il termine Cuvée invece? «L’origine della parola è da ricondurre al latino cūpa, cioè botte, e indica la quantità di vino che si produce ogni volta in un tino, il recipiente di legno adibito alla fermentazione del mosto. Oggi questa parola indica la miscela di diverse uve e di vini di annate diverse che vengono abilmente miscelati per dare vita a Champagne dal gusto armonioso ed equilibrato, oltre le imperfezioni del cru (vigneto). Ogni Cuvée è unica alla vista, all’olfatto, al palato. Al contrario, gli Champagne millesimati sono prodotti con vini che per almeno l’85% appartengono alla stessa annata di vendemmia oppure ricavati da un solo cru».

Il perlage, bollicine che passione!

Il perlage allieta il palato con le bollicine, è così?  «Infatti, indica l’effervescenza dello Champagne, ovvero le bollicine più o meno fini che vanno dalla base del calice verso l’alto. Piccole, numerose e persistenti, ci regalano la percezione di piccole collane di perle, da cui deriva, appunto, il nome “perlage. Se le bollicine sono numerose, piccole, e rapide nel salire in superficie e persistenti, indicano un vino di pregio. Se, viceversa, le bollicine sono scarse, grossolane, lente nell’ascesa, significa che il vino è di livello modesto».

Perlage

Le Remuage

Durante le fasi del ciclo produttivo c’é un’azione che va praticata con estrema precisione, vero? «Giusto, dopo un lungo riposo, i lieviti vanno a formare un deposito. È necessario concentrarlo in un unico punto della bottiglia: il tappo. Si comincia allora il remuage. I giropalette devono avere una grande regolarità e una massima precisione, indispensabile per la qualità del remuage e di conseguenza per la brillantezza del vino».

Riposo in Cantina

Rosa di Damasco, il fiore-sentinella

Ma che attinenza ha la Rosa di Damasco con i vitigni dello Champagne? «Lo spiego subito, conosciuta anche come Rosa Damascena, è una pianta originaria del Medio Oriente, anch’essa importata dalle Crociate e utilizzata come fiore-sentinella per intercettare le malattie delle piante prima che colpiscano i vitigni di Champagne. Non a caso i suoi alti filari, sono sempre presenti a ridosso dei vitigni con una pioggia di bellissimi fiori color rosa antico, intensamente profumati. Inoltre, piantare una rosa in prossimità delle vigne favorisce la biodiversità».

Rosa di Damasco

Terroir, la vera carta di identità dello Champagne

Arriviamo infine al termine Terroir, fattore importante… «Proprio così, il Terroir è il tratto identitario di ogni Champagne perché dalle sue caratteristiche ha origine l’unicità del vitigno. Identifica un insieme di fattori quali la composizione microbiologica e minerale del terreno, il suo microclima, e persino il tipo di composizione del sottosuolo. Ad esempio, un sottosuolo gessoso, come quello della Côte des Bar, permette una regolazione naturale del calore e dell’umidità: in inverno il suolo mantiene il calore e in estate la freschezza. Caratteristiche uniche che rendono gli Champagne Comte de Montaigne allo stesso tempo freschi e minerali».

Terroir, Stéphane Revol tra i filari dello Champagne dell’Aube

Nel ringraziare ancora Monsieur Stéphane Revol (nella foto) per averci aiutato ad arricchire il nostro vocabolario, utile chiave per comprendere il linguaggio universale, soprattutto tecnico e specifico, ma essenziale per meglio comunicare con le parole dello Champagne, scopriamo ora, alcune curiosità intorno alla galassia delle bollicine più conosciute e apprezzate al mondo. Per veri connaisseurs!

 Le curiosità, sapevi che…

  • in una bottiglia di Champagne ci sono in media circa 49 milioni di bollicine, poco meno di un quinto delle stelle della Via Lattea
  • in media ci sono circa 40 Kg. di pressione ogni due centimetri quadrati su ogni bottiglia di Champagne: più del triplo della pressione di uno pneumatico di automobile
  • dal 2015 lo Champagne è patrimonio mondiale dell’umanità: Coteaux, Maisons et Caves de Champagne sono stati iscritti nella World Heritage List dell’Unesco
  • Il tappo di una bottiglia di Champagne raggiunge la velocità di 64 km/h se viene fatto saltare al momento di stappare la bottiglia
  • un team di scienziati dell’Università di Reading nel Regno Unito ha scoperto che bere champagne può migliorare la memoria e persino prevenire la demenza e il morbo di Alzheimer. E’ quindi consigliato berne da uno a tre calici a settimana
  • la classica coppa di Champagne è stata adattata da un modello in cera del petto di Maria Antonietta.
Letto questo?  Finalmente l'estate ed è subito ice summer con Guido Gobino

Filippo Teramo

Direttore Responsabile di VdGmagazine - - Appassionato di enogastronomia, da giornalista ed esperto di marketing è impegnato a valorizzare le tante eccellenze, i territori e gli eventi del turismo sensoriale. Per la sua passione per il mondo del vino e del buon cibo si auto definisce “giornalista per passione e buongustaio per professione” sfruttando l’enogastronomia per narrare di prodotti tipici e territori identitari. Giornalista eclettico, vanta diverse collaborazioni con giornali, riviste e televisioni, e da cronista di gastronomia ama raccontare storie di persone, cibi e curiosità. Il suo sguardo "del Sud", terra che definisce “maledettamente bella”, è visibilmente innamorato di tutto ciò che descrive e che tocca le corde dei sensi.

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