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Da Orvieto, meravigliosa tappa, alla scoperta dei vini dell’Umbria

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Orvieto è facile accesso all’Umbria grazie allo svincolo autostradale sulla A1. Anche se questa non è la destinazione finale del viaggio, risulta difficile rimanere indifferenti alla grandiosità dello sperone di roccia su cui si appoggiano case e palazzi, continuazione naturale della collina.

Orvieto, simbolo dell’Umbria

Il suo simbolo, conosciuto in tutto il mondo, è la cattedrale di Santa Maria Assunta, meglio nota come Duomo di Orvieto, capolavoro di architettura gotica, ricca di affreschi rinascimentali firmati dal Beato Angelico, Benozzo Gozzoli e Luca Signorelli. La malia di Orvieto conquista chiunque, catapultato in una delle meraviglie d’Italia: tanto vale proseguire e leggere cosa si può fare, in ogni momento dell’anno, in questo angolo così ricco di spunti turistici. E ovviamente enogastronomici. Proprio nel Museo dell’Opera del Duomo di Orvieto alcuni documenti del Cinquecento riportano che il vino veniva utilizzato come moneta per il pagamento delle maestranze.

Il Turismo del Vino dell’Umbria

Da allora il vino, insieme a salumi e a legumi, è il simbolo delle bontà regionali a tavola. Siete stati conquistati da queste prime righe? Allora, Orvieto può diventare il punto di inizio per un viaggio e il Movimento del Turismo del Vino dell’Umbria vi potrebbe essere d’aiuto nel pianificare il percorso. La sosta in riposante silenzio può essere Tenuta Palazzone, un antico ospitale per pellegrini risalente al Trecento, trasformato in cantina e hotel con piscina dalla famiglia Dubini. Intorno alla tenuta i vigneti da cui i Dubini ricavano buone etichette. Da provare Musco, da antiche vigne, di colore oro intenso e intense note di erbe aromatiche. Su una collina poco distante le Cantine Neri sono immerse in uliveti e vigneti. Qui ci viene chi vuole provare anche l’arte della spumantizzazione di una delle uve locali, il Grechetto. In Barrage, in equitazione l’ultimo ostacolo, le bollicine sottili e persistenti, bicchiere dai profumi erbacei e sorso con sensazioni litiche.

Tufo e cantine dell’Umbria

Aureo e balsamico il Cà Viti, Orvieto Classico Superiore DOCG. La cantina scavata nel tufo, probabilmente in epoca etrusca, merita almeno una breve visita. La realizzazione, negli anni Sessanta del secolo scorso, del lago di Corbara ha modificato il clima del territorio, rendendolo particolarmente adatto alla coltivazione dell’uva. Ma le acque dl lago ospitano anche gare di pesca sportiva e vi si possono praticare sport come kayak e torrentismo. Per gli amanti dell’equitazione questo è il posto giusto dove effettuare escursioni a cavallo nel silenzio del Parco fluviale del Tevere.

Il Monte Nibbio

Mezz’ora di strada sulla SS 71 che appassiona soprattutto i motociclisti e i ciclisti più preparati per i tornanti che salgono al Valico di Monte Nibbio, porta a Ficulle. Castel Noha, di nuova costruzione, si ispira ai chiostri francescani con affreschi che hanno come tema il vino. Nell’estate 2023 si prevede di aprire 14 camere: gli ospiti potranno approfittare di una cucina professionale per accedere a corsi di abbinamento tra i vini della cantina e i cibi locali. Lo stile della casa è di respiro internazionale: il vino che più ha conquistato il nostro favore è Malala, un Gewürztraminer IGT Umbria ispirato al Premio Nobel Malala Yousafzai: frutta esotica al naso, rotondità inattesa in bocca.

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Tartufo e chianina

Se è l’ora per una pausa gastronomica, si raggiunge Tenuta Vitalonga dove al tartufo nero che ricopre il carpaccio e al ragù bianco di Chianina è impossibile resistere. Magari davanti a una bottiglia di phiculle, rubino lucido di grande estratto. In compagnia dei proprietari si possono passeggiare le vigne condotte in regime biologico, ricche di fossili, e visitare gli orti, dove trovano dimora numerose varietà di ortaggi e frutti a rischio di estinzione. Se si ha tempo, nella vicina Montegabbione vale la pena visitare la Scarzuola, cittadella-teatro di metà Novecento opera dell’architetto Tommaso Buzzi. Una valida alternativa dove trascorre parte del pomeriggio è il borgo di Piegaro, arroccato sul fiume Nestore. Uno scenografico terrazzamento sostiene la piccola chiesa della Madonna della Crocetta e all’interno delle mura medievali merita una visita il caratteristico Museo del vetro, dove si impara tutto sull’arte vetraria che rese celebre il paese. Una breve deviazione porta a Ierna, per dare uno sguardo all’antico monastero camaldolese di San Donato, dell’XI secolo.

Il Trasimeno

Servono anche da qui 30 minuti per raggiungere il lago Trasimeno e la sua capitale, Castiglione del Lago. Come un gigante addormentato, si adagia su un promontorio, nei secoli ha svolto un ruolo importante per la posizione strategica del territorio. Ne è testimone la possente roccaforte circondata da una cinta muraria fatta costruire da Federico II. La Rocca del Leone si erge a controllo del lago ed è unita da un camminamento a Palazzo della Corgna, dimora gentilizia che ospita affreschi del Pomarancio. Chi apprezza i salumi, la Salumeria Battilani è il posto giusto dove fare acquisti mentre sul corso principale nel forno di Paola Lodovichi si può assaggiare il serpentone, una spirale di pasta frolla ripiena di frutta secca.

I vitigni autoctoni dell’Umbria

Poco distante dal Trasimeno e con vista sul lago di Chiusi Nicola Chiucchiurlotto gestisce un piccola cantina e dal 2000 si dedica interamente alla produzione di vino e qualche appezzamento riservato a cereali e legumi. Da provare i suoi preparati per zuppe. Nicola ha scommesso sui vitigni autoctoni, privilegiando tra i vini bianchi il Grechetto e il Trebbiano Spoletino. Da quest’ultimo ottiene Reminore, fresco e profondo, dal naso agrumato e mieloso, perfetto con il pesce di lago. Capofoco è invece un impenetrabile Montepulciano, profumato di vaniglia e inchiostro. Vibrante la bocca per il suo profilo un poco tannico.

L’enogastronomia dell’Umbria

Una delle istituzioni gastronomiche sul lago Trasimeno è la Cooperativa dei Pescatori: nella locanda gestita dagli stessi pescatori a San Felicano si possono provare paste con ragù di pesce, filetti di persico reale fritti e crostini con paté di tinca affumicata. A poca distanza Magione è dominato dall’ombra del Castello dei Cavalieri di Malta, un tempo passaggio obbligato per i pellegrini diretti a Roma. L’ordine gestisce l’azienda agraria, di 550 ettari, i cui ricavati sono destinati alla gestione di ospedali e lebbrosari. Se possibile, concordare una visita lungo i corridoi, gli androni e le cantine. Da provare Vittoriosa, Colli del Trasimeno DOC, dal colore austero, profumi di susina matura, liquirizia e tabacco. Consigliata ai birdwatchers, prima di tornare a Orvieto, una visita all’oasi naturalistica La Valle, con acque basse e canneti: si riceverà il saluto di picchi rossi, canapini maggiori e i numerosi uccelli in viaggio tra Europa del nord e Africa.

Riccardo Lagorio

Con la valigia in mano e la penna nell’altra, scrive di cucina, borghi e prodotti tipici da prima che diventassero un fatto di moda. Per questo non riesce a frenare la passione per la sobrietà di un tempo. Ama le cose che tocca. E questa è la ragione che gli fa mettere nero su bianco solo ciò che ha visto e ha provato. Forse démodé, ma pur sempre sinonimo di garanzia.

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