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Etna Doc, i vini del vulcano nati dal fuoco della lava

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Ogni pietra lavica si incastona sull’altra come in un mosaico irregolare formando dei muretti a secco. È sui terrazzamenti delimitati da questi muretti di pietra nera, in strette file di terreno, che crescono le viti. Siamo sull’Etna, nel territorio che accoglie il maestoso vulcano siciliano che in queste ultime settimane ha regalato un bellissimo spettacolo di fuoco.

La recente eruzione vista dal mare di Riposto (CT) – Foto ©Fabrizio Zuccarello

Ma l’Etna non è solo un vulcano, è anche sinonimo di un itinerario del gusto che coinvolge i cinque sensi e che attraverso i suoi paesaggi e il calore della sua gente ha incantato i viaggiatori di ogni tempo, rapiti innanzitutto dal frutto più buono che è riuscita a regalare: il vino.

La prima DOC della Sicilia

Questa è la terra della prima DOC siciliana, l’Etna DOC, che da sempre regala vini dalla forte personalità, con una particolare finezza e complessità aromatica, caratteristiche che derivano dalla mineralità dei suoli vulcanici, dalla variabilità climatica con la forte escursione termica tra giorno e notte (che determina una maturazione lenta e graduale delle uve) e dall’esposizione alle brezze dello Jonio.

Foto Barbara Batturi

I vigneti si rincorrono insieme ad altre colture: melo, pero, pistacchio, castagno. C’è di tutto in questo angolo di Sicilia perché è solo qui che c’è lei, “a muntagna”, l’Etna che garantisce microclimi diversi nel raggio di pochi km. I vitigni sono presenti sin dai primi modesti rilievi collinari, fra tornanti contraddistinti da masserie, antichi casolari contadini e sontuose ville, per poi spingersi fino ai mille metri.

I terrazzamenti dell’Etna

Viaggio sensoriale tra i tornanti del vulcano

Il viaggio può partire da Riposto (sede dell’antico porto, oggi turistico, dove si ripostavano i vini per essere poi spediti) e proseguire tra i tornanti ed i terrazzamenti, che si arrampicano sino al vulcano, tra rigogliose campagne, tra i frutteti e gli agrumeti che circondano i caratteristici paesini di Giarre, Zafferana Etnea, Milo, Sant’Alfio, Linguaglossa, Castiglione di Sicilia, Randazzo, Viagrande. Tutti comuni in grado di attrarre il turista con la loro cucina tipica a base di funghi, pistacchi castagne, carni e salumi. Con i loro palazzi e chiese in pietra lavica, l’artigianato e soprattutto i vini dell’Etna DOC, bianchi, rossi e rosati nonché gli spumanti, ottenuti da quattro vitigni autoctoni: il Carricante, il Catarratto, il Nerello Mascalese e il Nerello Cappuccio.

Uve Carricante

Etna, un racconto di vini e paesaggi

Un turismo che, seppur abbia subito un rallentamento a causa della pandemia da Covid, in genere non conosce soste, consentendo piacevoli villeggiature estive, escursioni naturali, sport invernali lungo le piste innevate del vulcano e visite in cantina. «La zona vinicola dell’Etna e più in generale il territorio che comprende le diverse pendici del vulcano sono da considerarsi oggettivamente unici ed inimitabili – afferma Antonio Benanti, presidente del Consorzio Tutela dei Vini Etna DOC – e la comunicazione del vino non può che partire dal racconto del suo territorio di provenienza, per comprendere a fondo il ruolo che il clima, il suolo, le uve autoctone e le tradizioni giocano nella caratterizzazione dei vini, lasciando un’impronta ben marcata e conferendo un’identità molto chiara».

Antonio Benanti

«L’enoturismo sta acquisendo un’importanza sempre maggiore perché permette di lasciare nel visitatore il ricordo nitido di un’esperienza completa ed emozionante, crea nuovi ambasciatori del territorio e – conclude Benanti – riesce a formare e successivamente alimentare una comunità di consumatori privati fedeli ed entusiasti».

Foto in evidenza: Eruzione dell’Etna, febbraio 2021 – Foto ©Fabrizio Zuccarello

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Gianna Bozzali

Siciliana, originaria di Vittoria. Una laurea in Scienze e Tecnologie Alimentari e tante esperienze maturate nel mondo della comunicazione enogastronomica, sia in Tv sia grazie alla collaborazione con testate giornalistiche di settore. Giornalista e critico gastronomico, amo narrare le storie più semplici ma al tempo stesso le più vere ed emozionanti, come quelle dei casari, dei contadini e dei pescatori perché anche il più piccolo produttore ha un racconto di vita che merita di essere “ascoltato”.

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