Castagne, noci, fichi secchi, uva passa e, a volte, perfino scaglie di cioccolato: sono questi i golosi ingredienti che contraddistinguono la micòoula, un dolce tipico della bassa Valle d’Aosta che può essere considerato a tutti gli effetti un antenato del nostro panettone. Il dolce caratteristico di Hone, delizioso borgo della vallata di Champorcher, quest’anno verrà celebrato con una festa a lui dedicata che avrà luogo dal 2 al 9 dicembre. Il momento clou della manifestazione sarà il mercatino dell’8 dicembre, durante il quale si svolgeranno anche dimostrazioni e lezioni di impasto e cottura del pane. Durante la festa, inoltre, ci saranno tantissime attività, adatte anche ai più piccoli, e non mancheranno danze, rievocazioni e menù a km 0.

La storia di un dolce difficile solo da pronunciare

Ora, un po’ di storia: la micòoula nasce come un pane di castagne che in epoca Medievale veniva impastato dalle donne del territorio. Il suo nome deriva dal franco-provenzale patois, che letteralmente significa “pane un po’ più piccolo e un po’ speciale”. Con il passare dei secoli, alla ricetta base si sono aggiunti i vari ingredienti che lo hanno trasformato in questo delizioso dolce natalizio. L’impasto con la farina di segale, che lo caratterizza, è dovuto al fatto che in passato questo tipo di farina era più facilmente reperibile rispetto a quella di frumento e resisteva meglio alle basse temperature della zona valdostana. Era, quindi, un pane che poteva essere conservato anche per lunghi periodi senza il rischio che deperisse.

Micòoula o Mecoulen?

Attenzione, però, a non confondere la micòoula con il suo “vicino di casa”, il mecoulen, chiamato anche pan dolce di Cogne. Quest’ultimo è una torta molto soffice che è nata come specialità del Natale, ma in realtà è venduta tutto l’anno nelle località ai piedi del Gran Paradiso. Il suo impasto consiste in farina, lievito, latte, uova, zucchero, burro, panna e uvetta e viene aromatizzato con rhum e scorza di limone.

Hone è molto di più….

Hone, però, non è solo micòoula e riserva sorprese continue ai visitatori. Da vedere la chiesa di San Giorgio, dove è custodito un vero e proprio tesoro di capolavori. Al suo interno, infatti, è possibile ammirare tre altari in legno scolpito e dorato, un pulpito intagliato con la leggenda di San Giorgio e una incantevole cantoria, anch’essa scolpita.

Andar per boschi e placche

L’antico borgo, inoltre, è il punto di partenza di numerosi itinerari che raggiungono i boschi e portano a meravigliosi punti panoramici: segnaliamo il sentiero che conduce al belvedere di Pourcil. Per i più sportivi evidenziamo, invece, le “Placche di Oriana”, un percorso di arrampicata che piacerà senza dubbio agli appassionati.

Laura Carbonetti