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Mine wine, 11 terre del Gavi racchiuse in un’unica bottiglia

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Un etichetta, Mine Wine, che racchiude tutte le caratteristiche di un territorio di ben undici terre. Voluto e creato da una donna, Giusi Scaccuto Cabella, che ha così prodotto un vino bianco unico nel suo genere, a cui nessuno aveva mai pensato finora.

Mine… il mio Gavi

“Ci sono piccole azioni quotidiane che ci ricordano non solo che la vita va avanti ma che la vite va avanti.” – parole di Giusi Scaccuto Cabella, viticoltrice in Gavi dette in un periodo del tutto particolare – “Voglio fare un Gavi che sia mio in tutto e per tutto e che racchiuda la vera anima di questi 11 comuni dalle caratteristiche tanto diverse, sia per clima, altitudine e composizione dei suoli”.  Una sfida non facile quella di leggere i vari territori, i tanti doni dei vitigni nelle stagioni che passano e armonizzare poi le diverse anime in un unico vino. Una storia di coraggio, impegno e sentimento. Nasce così “Mine, il mio Gavi!

Giusi Scaccuto Cabella, Lady Mine – Photo Copyright © Cristian Castelnuovo

Mine wine, personalità femmina

“E’ stata una sorpresa anche per me – si racconta ancora Giusi – scoprire le caratteristiche organolettiche di un blend nato da terre rosse, bianche e di mezzo, perché non avevo idea di come si potessero esprimere in un unico prodotto. Di fatto, credo di aver realizzato un Gavi, che rappresenti la mia personalità, tanto complessa quanto sfaccettata”. E di personalità nel lavoro che ne è venuto fuori ne abbiamo trovata tanta. C’è tanto carattere in questo blend cortese, piacevolmente saporito, elegante e gradevole. C’è la mano di una donna!

Giusi Scaccuto Cabella in vigna- Photo Copyright © Cristian Castelnuovo

Serve protezione in vigna come nella vita di oggi

“La scelta delle percentuali di ciascuna terra tiene conto dell’andamento dell’annata e di come si sono espresse le zone nel corso della stagione” – spiega ancora Giusi. La sua foto china sulle sue viti, intenta a sistemare i giovani germogli, mentre indossa guanti e mascherina di protezione è la sintesi dello stato d’animo – oggi – di tanti altri produttori vinicoli. Una foto che testimonia il coraggio e la costanza del lavoro ma nello stesso tempo ci mostra “protezione”, come solo una donna sa fare, con la certezza di aver fatto tutto il possibile per superare uno dei momenti più duri dei nostri tempi, quello della pandemia da #coronavirus.

Filari di Cortese – Photo Copyright © Cristian Castelnuovo

Un terroir, un vino… un sogno

Il Mine Gavi Docg è un bianco piemontese che nasce dagli 11 comuni della denominazioneBosio, Capriata d’Orba, Carrosio, Francavilla Bisio, Gavi, Novi Ligure, Parodi Ligure, Pasturana, San Cristoforo, Serravalle Scrivia e Tassarolo – in 1500 ettari vitati dall’alternanza di suoli marnosi, calcarei e argillosi, segnati dai microclimi diversi. Ad ispirare il sogno di Giusi sono stati, appunto, 11 piccoli produttori di uva, in un territorio di appena 20 km con tutti vigneti a conduzione familiare che “non producono vino o non ne vinificano l’intera produzione, tanto da cedere l’uva eccedente”. Escono così bottiglie da Cortese 100%, distribuite in Italia, Europa, Svizzera, Usa e Russia. Un nobile bianco piemontese che racchiude in sé l’essenza stessa del terroir Gavi.

Letto questo?  Il NYT consacra il vino zibibbo delle Cantine Benvenuto nella top ten dei bianchi

L’uva Cortese – Photo Copyright © Cristian Castelnuovo

Mine Wine, selezione limitata

Appena 20.000 bottiglie prodotte all’anno, Gavi Docg Mine Wine è il solo vino a essere prodotto da uve Cortese proveniente da tutti gli 11 comuni della denominazione. La selezione è curata personalmente da Giusi, come anche dai contadini “teste dure, a detta sua, ma che sanno il fatto loro”, che di anno in anno l’aiutano a creare il suo vino, testimone di un territorio piemontese nobile e storico. In uscita è pronta la nuova annata 2019 ma dovrà attendere qualche mese in più per ricevere l’attenzione che merita poiché “costretta a riposare ancora in cantina”.

Degustazione – Photo Copyright © Cristian Castelnuovo

La riscoperta del tempo in bottiglia

A voler essere ottimisti, guardando il bicchiere mezzo pieno, per gli intenditori questo sonnecchiare ancora per qualche tempo in cantina ne guadagnerà di complessità e profondità: un interessante risvolto positivo senza dubbio. Già, perché quell’affinamento tanto richiesto ieri dal mercato per l’alta domanda non lo consentiva. Oggi, invece, poiché i tempi lo costringono, allora, diventa obbligatorio. Questa riscoperta del tempo consentirà al Mine Gavi Docg 2019 di essere maggiormente apprezzato per come merita. Un vino piacevolmente saporito che permette abbinamenti trasversali dai calamari alle acciughe fritte, dal risotto agli scampi fino all’insalata di pollo alla griglia. Eccellente come aperitivo.

Mine Wine Gavi – Photo Copyright © Cristian Castelnuovo

Il “nostro Mine”… Gavi Docg

L’uva Cortese sa generare “vini freschi, fini ed eleganti, conferendo anche forza, densità e struttura”. Capace di invecchiare per affrontare maturazioni in legno, è perfetta per essere spumantizzata. E’ un’uva che allieta anche la nostra fantasia con il suo ricco ventaglio agrumato e gli intensi profumi di erbe. Lo abbiamo abbinato ad un ottima pasta fresca fatta in casa e condita con crostacei. Nella nostra scelta trasversale abbiamo proseguito con un gustoso piatto di seppie con pomodoro e piselli. Ne siamo rimasti estasiati al gusto nel come l’uva Cortese ci riequilibrava freschezza nel palato, con quel perdurante e intenso sapore di mandarino. Il “nostro Mine” ci ha lasciato felici!

Filippo Teramo

Appassionato di enogastronomia, da giornalista ed esperto di marketing è impegnato a valorizzare le tante eccellenze, i territori e gli eventi del turismo sensoriale. Per la sua passione per il mondo del vino e del buon cibo si autodefinisce “giornalista per passione e buongustaio per professione” sfruttando l’enogastronomia per narrare di prodotti tipici e territori identitari. Giornalista eclettico, vanta diverse collaborazioni con giornali, riviste e televisioni, e da cronista di gastronomia ama raccontare storie di persone, cibi e curiosità. Il suo sguardo "del Sud", terra che definisce “maledettamente bella”, è visibilmente innamorato di tutto ciò che descrive e che tocca le corde dei sensi.

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