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Nella pianura del Parmigiano

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L’area tra bassa Lombardia ed Emilia è candidata a Patrimonio dell’Umanità Unesco:
una terra da visitare per scoprire come cultura e tradizioni legate a uno dei prodotti italiani più famosi al mondo siano diventate un’importante calamita turistica per l’intera zona.

 

 

 

 

 

 

 

C’erano una volta sbuffeggianti treni che solcavano la pianura padana tra Parma e Bologna costeggiando l’antica Via Emilia. La loro velocità era tale che facilmente si percepiva il paesaggio: pascoli chilometrici rasati per diventare foraggio e, da lì, pregiato formaggio. Anzi, il formaggio. In effetti ne esistono davvero pochi al mondo la cui storia e diffusione siano paragonabili a quelle del Parmigiano Reggiano Dop. E ancor meno che abbiano saputo guadagnarsi tentativi di imitazione in centinaia di paesi (e lingue, dal Parmesan al Reggianito) e persino un visitatissimo museo: grazie a oggetti raccolti nelle cinque province dove si produce il Parmigiano Reggiano, Soragna è di fatto una delle tappe più visitate, con la sua esposizione che del celebre formaggio ripercorre la produzione, dalla trasformazione del latte all’impiego gastronomico, per mezzo di documenti e attrezzi d’epoca.

 

 

 

Tutto merito dei monaci

Porta d’ingresso alle Terre del Parmigiano Reggiano – territorio candidato a Patrimonio dell’Umanità Unesco –, è però l’Oltrepò mantovano, quell’angolo di Lombardia orientale a sud del Po, ricco di opere generate, al pari del Parmigiano, dai monaci benedettini all’incirca mille anni fa. Come la pieve di San Lorenzo a Pegognaga o l’abbazia di Polirone di San Benedetto Po, costruita nell’XI secolo e ristrutturata integrando stili romanico e gotico a metà del ’500. Da visitare a Zibello il Museo della Civiltà Conta- dina, dove Giuseppe Riccardi ha raccolto in sezioni distinte (cucina, cantina e attività artigianali) oggetti legati alla vita dei campi. Gli stessi campi che costeggiando il

Ciclotaro, itinerario ciclabile lungo l’argine del Po tra Viarolo e Trecasali costellato da alberi di acero e gelso, utilizzati nei secoli andati come sostegno alle viti e allevamento dei bachi da seta. Grazie alla presenza di vaste aree pianeggianti (costellate di caseifici), questa terra sembra fatta apposta per la bicicletta: un altro itinerario ciclabile si snoda per quasi 50 km e incontra la Rocca di Roccabianca e la reggia di Colorno con la sua aranciaia. Ma incrocia anche la Strada del Culatello di Zibello, eccellenza che, alla pari del Parmigiano, ha saputo fungere da volano per il turismo, attraendo folle di visitatori gourmet.

 

 

Fortezze del gusto

Le fertili terre del Parmigiano Reggiano attirarono nel 1539 l’attenzione di Ferrante Gonzaga, che costruì una città fortificata pentagonale degna del suo nome, Guastalla. C’è poi Novellara, che vanta una collezione unica: oltre 160 albarelli, boccioni e vasi in ceramica o vetro decorati, utilizzati sino al secolo scorso per conservare i medicamenti preparati dalla farmacia dei Gesuiti. E ancora Scandiano con la sua rocca dei Boiardo, fondata nel ’300, che oltre ad aver dato i natali al poeta Matteo Maria Boiardo fu citata all’unisono con il formaggio da personaggi che qui alloggiarono come Francesco Petrarca, il riformatore Giovanni Calvino e Papa Paolo III. Peraltro i suoi sotterranei

ospitarono nel Settecento i laboratori del grande scienziato Lazzaro Spallanzani, autore di scoperte fondamentali nel campo della biologia e delle scienze naturali.Anche queste terre hanno puntato molto sulla cultura gastronomica come molla per attrarre turisti. Basti pensare che nella città del Tricolore un aceto di eccezionale bontà viene citato già in un poema medievale: precursore dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Reggio Emilia Dop, era realizzato persino dentro le mura del castello di Canossa e già nel Quattrocento i produttori si consorziavano in leghe per tutelarne la qualità. Aceto Balsamico che ha un posto d’onore anche nelle preparazioni di Massimo Bottura, molte delle cui celebri creazioni si rifanno alla tradizione gastronomica locale, opportunamente rivista. È l’Osteria Francescana una delle più appariscenti vetrine dei prodotti di questo territorio, dove il goloso formaggio locale viene celebrato in magnifici piatti come i tortellini in crema di Parmigiano, alimentandone la fama internazionale. Tanto che qualcuno vorrebbe persino inserirlo nei programmi alimentari dei voli privati che conquisteranno la luna! In verità, il ritmo del Parmigiano Reggiano Dop appartiene a quei vecchi lenti treni che percorrevano la pianura più che alle saette che sfrecciano oggi sulle linee dell’alta velocità. Ma il Parmigiano Reggiano è anche un formaggio senza tempo. E per questo immortale.

 

 

 

 

Dove mangiare

I fratelli Tamani non iniziano a servirvi se prima non avrete consumato una scheggia di Parmigiano del contado di Quistello. Si mangia con 60 euro

 

Piazzetta Ambasciatori del Gusto,

1 Quistello (Mn)

Tel. 0376619169

 

Ristorante Bianca

Un’istituzione della cucina modenese dagli anni 40. Si spendono 45 euro

Via Spaccini, 24 – Modena
Tel. 059311524

 

Dove dormire

Hotel Matilde di Canossa

Elegante struttura immersa in un parco. Doppia da 150 euro
Via del Casinazzo, 1 – Reggio Emilia

Tel. 0522373744

 

Hotel Arthur

A pochi minuti da alcuni dei simboli della zona (Ferrari, Maserati e caseifici).

Doppia da 90 euro
Via Statale, 204
Castelvetro di Modena (Mo)
Tel. 059748028

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