“La colpa del sentore di tappo- racconta Carlos Veloso Dos Santos Ad di Amorim Cork Italia– ha origine dai pesticidi: il triclorofenolo, oggi proibito ma ancora presente nei terreni arriva alle piante sotto forma di fungo “tricloroanisolo”(TCA). Se per caso in quel tappo si annida questa molecola, essendo l’alcool un potente estrattore, la intercetta facilmente compromettendo il gusto del vino in essa contenuto. La soluzione oggi a questo problema noi l’abbiamo trovata: dopo 5 anni di studi e ricerche e 10 mln di euro di investimenti oggi produciamo tappi NDtech che costano solo 20 centesimi circa in più degli altri ma assicurano l’assenza del TCA. In questo modo consegnamo ai nostri clienti un tappo che rasenta la perfezione e che viene scelto sempre di più per chiudere i vini di maggior pregio del pianeta”.

Amorim e il Portogallo

La Amorim Cork, azienda di proprietà dal 1870 della famiglia portoghese Amorim, produce un terzo dei tappi esistenti al mondo ovvero 4 miliardi all’anno ha un fatturato di 890 milioni di euro ed è l’unica che ha risolto alla radice il problema del vino che “sa di tappo”.  La terra del sughero è il Portogallo, infatti, un Paese inaspettatamente bello affascinante, caldo e accogliente, che produce la metà del sughero utilizzato nel nostro Pianeta.

Le querce da sughero

Le leggi portoghesi impongono che una quercia possa essere decorticata se ha almeno 20 anni di età e solo ogni 9 anni. In questo modo la salute e la vita di queste preziose piante viene preservata. Ad eseguire questa delicata operazione con il “machado” ( macete) sono uomini che si tramandano di generazione in generazione questa pratica che richiede un’alta specializzazione per non procurare ferite all’albero. Quello dei decorticatori è il lavoro agricolo più ben pagato al mondo (tra i 90 e i 120 euro al giorno).

Come nascono i tappi

Per eliminare i vizi di origine della materia prima negli stabilimenti dell’azienda il sughero viene fatto stagionare almeno 6 mesi accatastandolo in ammassi sollevati da terra e coperti in acciaio inox per eliminare umidità e contaminazioni. Poi viene tagliata via la parte di corteccia a contatto con il terreno quindi si utilizzano processi di vaporizzazione e bollitura.

I vini di qualità non possono prescindere dal tappo di sughero. Il primo a riconoscerne le virtù fu Don Pèrignon che ne fece la chiusura ideale per i suoi champagne.

Lunga vita al sughero

Anche le aziende che trasformano il sughero in prodotti lo utilizzano al 100%. “Non buttiamo via nulla come fanno i contadini con il maiale dichiara Carlos Veloso Dos Santos Ad di Amorim Cork Italia – il sughero migliore viene destinato alla produzione di tappi quello scartato viene utilizzato oggi per la bioedilizia, per le pavimentazioni (Sagrada Familia Barcellona), per arredare spazi pubblici (Serpentine Pavillion Londra), per costruire campi da calcio, per farne tavole da Surf (Garret McNamara), per la tomaia delle calzature (Stella McCartney e Nike) e persino per gli Space Shuttle della Nasa grazie alle caratteristiche di leggerezza e resistenza alle alte temperature. Gli scarti diventano biomassa ovvero energia e riscaldamento delle nostre fabbriche”