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Spunta il sole nell'orto

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 Pomodoro: il grande classico degli orti che non sopporta il freddo, ma anche un clima troppo secco e la carenza di acqua ne danneggiano le piante. In passato si credeva facesse ammalare, mentre oggi è riconosciuto come ottima riserva di vitamine    Il pomodoro irrompe nell’estate! Un’esperienza indimenticabile sarà mangiarlo senza alcun condimento, come un rinfrescante frutto appena raccolto nell’orto. Quando poi arriva in tavola, protagonista della più salutare dieta mediterranea, rende gustosissimo anche il pasto più frugale o la più temuta dieta. Di questo amato ortaggio entrato nelle cucine d’Europa con i coloni spagnoli, esistono nel mondo ben 1700 varietà. In Italia, terra dei celebri san marzano, pachino e cuore di bue, si arriva a 300. Pianta erbacea annuale, Tomatl è il nome con cui lo chiamavano gli Aztechi del Messico, assieme agli Incas del Perù, che furono i primi a coltivarlo; più recente è invece la parola pomodoro, che dobbiamo al padre della botanica italiana, Pier Andrea Mattioli (1501–1577) che lo chiamò nei suoi trattati mala aurea, cioè mela d’oro, divenuto poi in italiano “pomodoro”. Ma la diffusione del termine percorse anche altre vie. I “pummaroli” napoletani, ad esempio, vennero così detti nel ’700 dalla lingua francese: le truppe transalpine li chiamavano infatti pomme d’or o pomme d’amour assegnando loro poteri afrodisiaci che in realtà non possiedono. Verissimo invece il fatto che il pomodoro sia una fonte di vitamine C. e A dovuta anche all’alto contenuto di carotene a cui si deve il suo bel rosso. Favorisce la digestione e l’eliminazione di acido urico. Ha inoltre funzione antibiotica ed è indicato in caso di reumatismi, diabete, inappetenza, affezioni vascolari. Insomma, dalla dispensa non può mancare, e se proprio non abbiamo modo di coltivarlo, nell’acquistarlo scegliamo quelli intatti, con la buccia liscia e integra, sodi ma un poco cedevoli a lieve pressione e profumati. Nella nostra tradizione culinaria il pomodoro è entrato nel XVI secolo, anche se per lungo tempo venne considerato pianta soprattutto ornamentale e addirittura velenosa. Si credeva facesse ammalare, anche perché, come è noto, foglie, steli e frutti non maturi contengono un alcaloide tossico.   COLTIVIAMOLO COSÌFacile da coltivare, il Solanum lycopersicum predilige terreni fertili e ben drenati. L’ideale è una posizione soleggiata e al riparo dal vento, ma richiede anche sostegni su cui potersi arrampicare. La cassetta e il terriccioPer coltivare due o tre piante in ciascun contenitore, ci vogliono vasi lunghi almeno 50 cm e profondi altrettanto. Ovviamente la scelta dipende anche dalla varietà e dalla grandezza del pomodoro scelto. Poiché non amano i ristagni di acqua, sarà utile aggiungere argilla espansa sul fondo dei vasi. Che è bene siano di terracotta, per far traspirare bene l’acqua in eccesso. Il terriccio deve essere ricco, misto a compost in parti uguali. La seminaSi semina preferibilmente in fase di Luna crescente, a primavera inoltrata, in un vasetto al caldo in una mistura di terriccio per semine e un terzo di torba. Dopo circa un mese si trapiantano le piantine in terra. Oppure, dalla fine di aprile in poi, sono reperibili piantine già pronte per il trapianto. La messa a dimora è preceduta dalla posa dei tutori, a circa 70–90 cm, che sosterranno le piante durante la loro crescita. All’impianto, la terra deve essere innaffiata abbondantemente. Per dare più forza ai frutti tagliare il fusto dopo il terzo nodo ed eliminare i rametti laterali. Punti deboliI pomodori temono la peronospora; come prevenzione vanno irrorate le piante con poltiglia bordolese. Tradizionalmente gli agricoltori inserivano nel fusto un filo di rame. 

Buono a sapersi

Molte sono le erbe spontanee che offrono le loro foglie per la preparazione di macerati fertilizzanti: l’ortica ne è forse la più nota, senza dimenticare la consolida, il tarassaco, l’equiseto, la calendula. Un caso a parte è invece il pomodoro, capace di venire in aiuto di se stesso con un efficacissimo macerato preparato con le sue stesse foglie.

 

Raccolta e conservazione

Quando i pomodori mostrano una colorazione viva e uniforme sono pronti per la raccolta. Inizia solitamente a fine giugno e si fa in Luna crescente per il consumo fresco. Si possono conservare i frutti maturi per 10–15 giorni, quelli verdi fino a 20 giorni alla temperatura di 0° C. Se la maturazione è tardiva, a settembre-ottobre e il sole non può più aiutare si tagliano le piante al piede, si cimano e si appendono in un luogo ventilato e luminoso per favorire il completamento della maturazione. Raccolti con la fase di Luna calante i pomodori si conservano in passate e pelati.

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