E’ una delle quattro “A” delle eccellenze Made in Italy: anche nell’arredamento, il nostro “saper fare” trionfa nel mondo. Dal legno, materia prima sulla quale tradizionalmente l’italico genio riesce a esprimersi al meglio, designer ed ebanisti del Belpaese sono capaci di tirare fuori pezzi unici: mobili, accessori, complementi d’arredo. A rendere lo stile italiano della casa un must esclusivo, ci pensano quindi la creatività e l’innovazione che contraddistinguono i nostri distretti storici – a partire dalla Brianza -, le accademie che forgiano i talenti di domani e l’evento internazionale che celebra il comparto: il Salone del Mobile di Milano.

 

 

Accompagna da sempre la creatività di artigiani e designer nostrani, e a ben vedere è stato il supporto materico su cui nel tempo il genio italico ha saputo esprimersi al meglio costruendo alcuni dei suoi capolavori. È il legno, che nella sua specifica accezione di arredo rappresenta una delle quattro “A” delle eccellenze nazionali (insieme ad alimentari, abbigliamento e automazione) grazie a solide radici artigianali, alla capacità di innovazione e a una netta propensione a diversificare il comparto, che nel tempo si è allargato fino a comprendere il design ad alto valore aggiunto. Tutti elementi che hanno portato l’industria del legno a imporsi come leader in Europa sia nella quantità di prodotti esportati che nella loro qualità. Si tratta di un settore piuttosto vasto, con le sue quasi 60mila aziende che spaziano dal legno per la falegnameria a quello per la costruzione di mobili e accessori. È su questi ultimi aspetti che vale la pena concentrarsi, perché – nonostante il buon Collodi, scrivendo Le avventure di Pinocchio, abbia reso famosa nel mondo la figura di Geppetto come esempio di falegname italiano – il gusto e lo stile made in Italy vengono apprezzati soprattutto nel comparto dell’arredamento della casa, che rispetto al resto della produzione “pesa” oltre il 60% e arriva al 2,6% del totale dell’industria italiana. A trainare le esportazioni sono proprio questi “frammenti” di stile italiano, che appassionati di tutto il mondo (l’export assorbe oggi quasi la metà della produzione complessiva nazionale) ricercano per assaporare quel gusto per il bello e il ben fatto che l’Italia e i suoi artigiani sembrano avere scritto nel Dna. Il mercato interno apprezza di più i mobili per negozi e uffici, cucine e letti, mentre fuori dai nostri confini sono sedie e poltrone a dominare le richieste. Diverse categorie merceologiche, dunque, ma un unico fil rouge: l’origine artigianale del settore, poi arricchita con la creatività e il design. Con un background del genere, non è difficile comprendere perché l’Italia ospiti oggi il più importante salone internazionale del comparto.

 

 

 

 

Una vetrina internazionale

Per gli operatori del settore casa-arredamento, il Salone Internazionale del Mobile di Milano è la più importante occasione d’incontro a livello mondiale. L’orizzonte della manifestazione è fissato al 2032, poiché almeno fino a questa data l’evento sarà organizzato nel capoluogo lombardo, ma per capire le ragioni del suo successo è necessario guardare al suo passato, a prima ancora dell’edizione che ne segnò il debutto, nel 1961. Tutto risale alla fine degli anni Cinquanta e alla necessità di ricostruzione post-bellica, che portò moltissimi artigiani a pensare a nuovi modelli di mobili e complementi d’arredo. In fondo, il nostro Paese ha sempre avuto un tessuto di piccole e medie imprese: l’ideale, per un’operazione che richiedeva grande flessibilità. La fiera dell’arredamento di Milano – che alla prima edizione contò 328 aziende e 12mila visitatori – seppe ritagliarsi in breve tempo una sua popolarità, diventando stabilmente di livello internazionale negli anni Novanta, inserendosi nella Settimana del Design e aprendosi alla città con il Fuorisalone. Nel 2005, poi, dai locali della Fiera campionaria la kermesse si è spostata nuova sede realizzata dall’architetto Massimiliano Fuksas. Oggi il Salone rappresenta un’autentico show-room di respiro mondiale dove non mancano prototipi e spazi dedicati alle nuove tecnologie, con performance di designer sia famosi che emergenti.

 

 

I distretti produttivi del nord

Come accade per altre eccellenze italiane, anche nel campo del legno-arredo la produzione è spesso concentrata in alcune aree: basti pensare che sui circa 200 distretti industriali italiani, ben 40 – concentrati nel Triveneto, Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Marche e Puglia – sono specializzati nel settore del legno arredo. Tra questi, la palma del più antico va al territorio della Brianza, a sua volta diviso tra la Comasca e Cantù, la zona più vicina a Milano con Lissone (che nel ’67 diventa centro europeo dell’arredamento) e Comuni come Barlassina, Cesano Maderno, Desio, Giussano, Macherio, Seregno, Seveso… e infine la zona che ha fulcro nel Meratese. Si tratta di un distretto che conta circa 4700 imprese con 22500 addetti e che genera un fatturato di circa 200 milioni di euro (su un totale nazionale di 10 miliardi di esportazioni, in crescita), orientato per il 60% all’estero: «I nostri imprenditori – spiega Carlo Edoardo Valli, presidente della Camera di Commercio di Monza e Brianza – hanno iniziato a sviluppare una maggiore propensione verso l’estero, puntando sulle produzioni personalizzate per soddisfare le esigenze dei nuovi mercati, promuovendo così prodotti di alta qualità come strategia di mantenimento del distretto». Nato nell’Ottocento con le prime botteghe artigiane, il distretto della Brianza è specializzato nella produzione di mobili, oggetti in legno e complementi d’arredo (imbottiti, armadi, tavoli, sedie, camere da letto). Accanto al tradizionale distretto lombardo, cuore del prodotto più sofisticato, si sono affiancati da diversi anni le dinamicissime imprese del Triveneto, forti di alcune punte del settore, ma anche di un tessuto integrato di piccole unità produttive aggressive e spregiudicate. Tra queste spicca il distretto della sedia in Friuli.

 

 

… e quelli del centro-sud

Nel centro Italia prevale il contesto romagnolo e marchigiano, rappresentato soprattutto dal distretto di Pesaro: qualcuno potrebbe definirli i “cucinieri” d’Italia, perché hanno raggiunto punte d’eccellenza in quel comparto. Sta di fatto che negli anni il distretto ha saputo attirare l’interesse dei grandi mercati internazionali, in primi Usa e Russia. Nonostante la produzione non sia limitata alle cucine, questa specializzazione ha consentito a oltre 1300 aziende di sopravvivere alla crisi e anzi imboccare la strada della ripresa. Anche se l’anno scorso il distretto ha consolidato la presenza all’estero (+7,3%), specie negli Stati Uniti (+25%), sul mercato interno l’incremento non va oltre l’1,8% e il numero delle imprese è in calo; caratteristica predominante è la compresenza di grandi aziende vocate all’internazionalizzazione e Pmi di fascia più bassa con strategie meno evolute. In Toscana c’è il distretto della Valdelsa, concentrato tra Poggibonsi e Sinalunga, che si allarga anche a diversi Comuni del Chianti più Quarrata nel pistoiese: i suoi punti di forza sono la capacità di realizzare mobili ad alto valore aggiunto di design, la specializzazione nell’arredo per caravan e la presenza del Centro sperimentale del mobile e dell’arredamento, che ha permesso al settore di sbarcare in Europa, Medio Oriente e Cina. A ruota, si sono costituiti i consorzi Tuscany Woodworking Technologies e Casa Toscana per l’innovazione nel settore del legno, mobile e arredamento. Nel sud Italia, infine, da ricordare il distretto murgiano pugliese che ha come esponente di spicco il gruppo Natuzzi, abile a crescere fino a imporsi a livello mondiale: la zona compresa tra i Comuni di Matera, Altamura e Santeramo in Colle, coinvolge 110 aziende con 8000 addetti.

 

 

Designer di oggi e di domani

Ci sono i grandi nomi del design italiano – da Gianfranco Frattini a Mario Bellini, fino ad Achille e Pier Giacomo Castiglioni o Matteo Thun – e intere generazioni di giovani e meno giovani che a questi personaggi si ispirano per diventare i designer del futuro. C’è chi si specializza in un comparto particolare, come “Atelier di cucina”, e chi invece orienta la sua creatività ad ampio spettro. Ci sono gli evergreen come Pininfarina, che al Salone del Mobile presenterà (domenica 13 aprile alle 20 allo showroom di Reflex) in anteprima mondiale la “Idea40” di Snaidero, primo frutto del progetto Pininfarina Home Design di lusso e iconicità, innovazione e artigianalità. E poi ci sono scuole e accademie, dove la creatività può essere guidata fino alla creazione di oggetti in grado di alimentare il mito del gusto italiano. In Italia se ne contano numerose, di carattere nazionale o internazionale: dagli Istituti di design con specializzazioni nel legno (lo IED di Firenze o lo IID di Perugia, ad esempio) fino a quelli che già nascono con una predisposizione particolare al comparto del legno arredo, come le Scuole San Carlo di Torino.