Figura mitica nel mondo del luxury management, nel 1973 ha fondato “Les Must de Cartier Italia”, prima filiale di Cartier nel mondo. E’ stato presidente di Cartier International, Direttore Esecutivo del settore gioielleria e orologeria per il Gruppo Richemont, e nel 1995 ha dato vita alla Fondazione Cologni. Oggi condivide con noi le sue riflessioni in tema.  <<In oltre cinquant’anni di carriera, le definizioni che ho dato alla parola “lusso” sono state sempre funzionali – a un momento, a un luogo, allo spirito dei tempi – mai radicali. Lusso è l’eccellenza nella creatività, nel saper fare e nel saper offrire: è un sistema etico ed estetico in cui cliente e creatore si parlano e si comprendono>>. Risponde così quando gli chiediamo cosa sia per lui il lusso, Franco Cologni – Cavaliere del Lavoro nonché Chevalier de l’Ordre National du Mérite e Commandeur dans l’Ordre des Arts et des Lettres e Officier de la Légion d’Honneur in Francia – che proprio di questo prestigioso settore è stato definito l’ambasciatore italiano. <<Un’idea molto bella: dovremmo essere tutti “ambasciatori” del Made in Italy, e non conquistadores alla caccia di nuovi territori>>, commenta. Sono in molti a sostenere che se l’Italia puntasse sulla capacità di “creare bellezza” potrebbe lasciarsi alle spalle le difficoltà di questi anni. Qual’è la sua opinione e quali strategie da mettere in campo?Il mondo ha fame e sete d’Italia, e il nostro Paese deve puntare su queste capacità di stupire e far innamorare. Valorizzare la figura dei maestri d’arte, proteggerne il lavoro e tutelarne il talento sarebbero già misure efficaci. Altro tema caldo è quello del ricambio generazionale: la Fondazione Cologni è impegnata a promuovere i mestieri d’arte fra le giovani generazioni. Come lo fate e qual’è il bilancio dopo vent’anni di attività?La necessità di inserire giovani talenti nel mondo dei mestieri è prioritaria. Con il progetto Una Scuola, un Lavoro. Percorsi di Eccellenza abbiamo messo a bottega 110 tirocinanti in cinque anni: finanziando tirocini di sei mesi abbiamo cercato di dare una risposta concreta a un tema complesso. Ma per suscitare vocazioni è necessario migliorare la visibilità e la desiderabilità dei mestieri d’arte, azioni che cerchiamo di svolgere tramite mostre, progetti editoriali e didattici.  Siamo alla vigilia del Salone del Mobile, ma anche della XXI Triennale, che torna a Milano dopo vent’anni. Che ruolo ha nel più generale panorama dell’artigianato artistico italiano il settore del legno-arredo?I più grandi creativi tornano da sempre in Italia, la disponibilità e la competenza dei migliori artigiani, che non sono semplici esecutori ma vari interpreti. Qui nascono prototipi, progetti e prodotti che il mondo intero considera icone: perché la perfezione della realizzazione nasce da un dialogo tra mano e mente, e da una cultura del bello benfatto che non è certamente rintracciabile ovunque. La XXI Triennale metterà in luce l’evoluzione di questo rapporto, analizzando – tra gli aspetti – anche il New Craft, cui sarà dedicato un intero Padiglione al quale la Fondazione Cologni ha collaborato. Quali sono le iniziative che la Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte organizza in occasione di queste manifestazioni?Il progetto DoppiaFirma, realizzato con yoox.com e Living ed esposto durante il Salone alla Biblioteca Ambrosiana, che ben rappresenta questo dialogo tra progetto e realizzazione: sedici designer importanti hanno collaborato con sedici maestri specializzati in mestieri “rari”, per creare una collezione inedita ed evocativa. Presso il Diurno di Porta Venezia, invece, con il progetto Vestae rappresenteremo un nuovo modo di intendere il wellness, visto attraverso gli occhi dei venti studenti internazionali della scuola di design che il gruppo Richemont ha fondato a Milano, la Creative Academy. Per saperne di più:www.fondazionecologni.it