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Il bon ton delle uova di Pasqua: i consigli dell’esperta Barbara Ronchi della Rocca

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L’icona del galateo ci  spiega le storia e le curiosità di una tradizione che piace ai grandi e ai bambini ed i consigli sulla sorpresa da mettere nell’uova.

Mancano pochi giorni alla festa di Pasqua, il momento più bello per gli amanti del cioccolato. L’emergenza legata al Coronavirus ci costringerà ancora a restare in casa togliendoci in parte la voglia di festeggiare. Moltissime uova di cioccolata rischiano di rimanere invendute, nonostante le tante proposte di consegna a domicilio ed i prezzi scontatissimi.

Nella riscoperta generale del “fatto in casa”, non solo pane e pasta, ma c’è anche chi si è cimentato nel fare le uova di Pasqua, mettendo dentro ad ognuna una sorpresa personalizzata.Ognuno di noi ha un ricordo legato ad una delusione nell’aprire l’uovo e di aver trovato una sorpresa poco interessante.

Stupire tutti con una gradita sorpresa

Per non sbagliare il bon ton della sorpresa, abbiamo chiesto consigli all’esperta di galateo e buone maniere, Barbara Ronchi della Rocca, che ci spiegato: “Nascondere nell’uovo di Pasqua sorprese personalizzate è un’arte sottile che mette a dura prova la fantasia. Per stupire, divertire, commuovere, bisogna destreggiarsi tra mode, buone maniere, conoscenza della persona cui è destinato l’uovo, e naturalmente anche il nostro budget. Da evitare l’oggetto troppo prezioso, o il gioiello, perché si rischia che il destinatario lo scambi per un bijou di fantasia. Successe allo scrittore Francis Scott Fitzgerald, che nascose nell’uovo di Pasqua per la moglie Zelda un prezioso orologio di brillanti, firmato Cartier. La signora non lo riconobbe, e lanciò dal finestrino del treno in corsa!

Molto meglio affidarsi all’originalità di un gadget mirato…

… e di parole che strappano il sorriso – quello di cui abbiamo più bisogno in questi tempi difficili! Ecco allora l’evergreen fischietto d’argento accompagnato dal biglietto: “Se mi vuoi fischia”, presa a prestito dalla coppia Bogart-Bacall. O un modellino dell’auto o della moto tanto desiderati, “Meglio l’uovo oggi che la gallina domani!“. I biglietti per una gita o un’attività da svolgere insieme, “a fine clausura”, ma anche un costume da bagno, che anticipa le tanto attesa vacanze estive. L’idea più romantica resta però una lettera d’amore, scritta rigorosamente a mano. Anche poche parole, ma “nostre”: ormai è facilissimo smascherare chi copia le frasi poetiche da Internet.”

Sode, dipinte, di cioccolato, di marzapane

Le uova sono le protagoniste di questa festa. Ma cosa c’entrano le uova con la Pasqua? Lo chiediamo sempre a Barbara Ronchi della Rocca: “Per i cristiani, il simbolismo è semplice: come il pulcino esce vivo dall’uovo, Gesù esce vivo dal sepolcro – ci racconta – E come simboli di resurrezione venivano incisi nei bassorilievi delle catacombe romane, o modellati in marmo o alabastro e messi nei sepolcri. Ma da sempre l’uovo è simbolo dello sbocciare della vita, e già 5000 anni fa i Persiani all’inizio della primavera regalavano uova come dono ‘bene augurante’ per i raccolti agricoli e le nascite nelle greggi. Più tardi presero a fare lo stesso i Greci, e gli Egiziani, grandi allevatori di polli, che regalavano uova dipinte come amuleti contro la stregoneria e le disgrazie”.

Nell’antica Roma li seppellivano nei campi per propiziare la semina

Mentre in Europa “l’arte di decorare le uova – che sin dall’anno Mille venivano benedette in chiesa il giorno di Pasqua, e poi distribuite ai poveri – si diffonde dopo il 1176, quando Luigi VII di Francia torna dalla prima crociata. Ma l’uovo pasquale – sottolinea – è soprattutto un gadget prezioso per i re: come Edoardo I d’Inghilterra, che nel lontano 1200 donava ai suoi favoriti dei gusci d’uovo rivestiti con una lamina d’oro. I Francesi sostengono che le prime uova di cioccolato siano comparse alla corte di Luigi XIV, il re Sole, ma in realtà non ne abbiamo documenti certi. È invece ben documentato il fatto che la sorpresa arrivi da Oltre Manica: la Regina Vittoria per il suo Giubileo di diamante nel 1897 distribuì uova pasquali di cartapesta contenenti piccoli ninnoli, come curiosa novità, che fece subito scalpore e venne presto copiata”.

Uovo bocciolo di rosa (1895)

L’idea originale veniva dal gioielliere Carl Fabergé…

“… che sin dal 1883 aveva iniziato a produrre per la famiglia dello Zar di Russia piccoli capolavori di oreficeria: uova d‘oro e smalto che celavano all’interno altri gioielli, o figurine animate. Passatempi per teste coronate, dunque, fino a quando a Torino, che nell’800 era indiscussa capitale dell’arte dolciaria, nascono le prime uova di cioccolato messe in vendita al pubblico. Sono l’invenzione di madama Giamone in contrada Nuova”.

Biografia

Barbara Ronchi della Rocca, giornalista pubblicista, esperta di bon ton, collabora con numerosi settimanali e periodici, con le reti Rai, Mediaset e Televisione della Svizzera Italiana. Ha partecipato per molti anni a Alle falde del Kilimangiaro. È consulente di cerimoniale e protocollo di importanti Aziende ed Enti ed è docente dell’Associazione Nazionale Cerimonialisti Enti Pubblici. A Torino collabora con: il Dipartimento di Storia dell’Università degli Studi, il Centro Europeo di Studi sulla Storia dell’Alimentazione, la Scuola d’Applicazione dell’Esercito-Istituto di Scienze strategiche, il Centro Congressi dell’Unione Industriale, la Presidenza del Consiglio Regionale, il Centro Pannunzio e l’Ascom. Tiene corsi di formazione e galateo aziendale presso importanti Aziende italiane. I suoi fortunati e molto copiati libri di galateo sono fonti riconosciute e consigliate dall’Ufficio del Cerimoniale del Senato della Repubblica.

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È membro Onorario dell’Associazione Italiana Sommeliers, del Club di Papillon, dell’Associazione Italiana Cuochi, dell’Accademia delle Tradizioni Gastronomiche del Piemonte, dell’Associazione Sommeliers del Giappone, dei Disciples d’Auguste Escoffier e della Confraternita del Gnocco fritto di Modena.
Ha ricevuto diversi premi e riconoscimenti, fra cui a Foligno il premio “I primi d’Italia”, a Torino il Premio di cultura “L’Arcangelo” e il premio “Torino Libera – Valdo Fusi”.

Le sue ultime pubblicazioni sono “Il Galateo dei fiori” e “Bollicine che passione!” entrambi con la casa editrice Zem di Vallecrosia (IM)

 

Claudio Porchia

Giornalista, scrive su riviste e quotidiani e cura rubriche gastronomiche su diverse testate online. Promuove eventi culturali ed è direttore del premio letterario “Libri da Gustare”. Ha realizzato ricerche e prodotto documentari ed ha scritto diversi libri, fra cui uno dedicato alla storia del Festival della Canzone di Sanremo. Ha curato le ultime pubblicazioni di Libereso Guglielmi, conosciuto come il Giardiniere di Calvino. Presidente dell’Associazione Ristoranti della Tavolozza, riferimento importante per chi vuole scoprire la cucina regionale autentica, dove tradizione e accoglienza sono insieme protagoniste. Pubblica una guida dei migliori ristoranti del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta.

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