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Imprese: il futuro parla cinese

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 La strada per il rilancio passa dalla Grande Muraglia. Definita dal Cesif un “investitore netto”, con flussi di capitale diretti verso l’estero maggiori di quelli in entrata, la presenza della Cina in Europa sta crescendo in modo esponenziale, e le PMI nostrane hanno le carte in regola per essere le prime destinatarie di tali flussi Su circa 23 milioni di aziende dell’UE il 99% sono PMI (piccole medie imprese) e in Italia, secondo il rapporto Cerved del 2015, ne contiamo 137.046. Esse garantiscono il 55% di valore aggiunto prodotto in Europa, eppure tra il 2009 e il 2015 la percentuale delle aziende italiane fallite supera di gran lunga i trend internazionali. Sarebbe ipocrita affermare che è solo colpa della crisi. Parte della responsabilità è infatti addebitale anche alla scarsa competitività delle imprese italiane e alla cecità di alcuni imprenditori di fronte alle opportunità offerte dall’internazionalizzazione. Solo il 23% delle PMI europee opera sul mercato internazionale disincentivate, paradossalmente, dalle loro piccole dimensioni. La soluzione? Per crescere sul lungo periodo occorre incentivare una cultura che prenda atto che anche per le PMI il mercato di riferimento non può essere solamente quello nazionale, perché i costi del lavoro e la pressione fiscale è troppo alta perché il nostro prodotto, seppure di qualità, possa essere competitivo: solo l’allargamento dei potenziali acquirenti può essere una soluzione. E la Cina è l’orizzonte verso il quale guardare. Il Dragone non solo è attratto dal western style, ma soprattutto ha le capacità economiche per finanziare nuovi e grandi progetti. Un occhio di riguardo è poi da sempre rivolto al Made In Italy: secondo uno studio effettuato da Jesa Capital, società di servizi e consulenza che opera nel mercato cinese, negli ultimi due anni sono state portate a termine più di 25 operazioni di acquisizioni da parte di aziende cinesi in Italia, per un valore totale che eccede i 13miliardi di euro. La volontà di affermarsi su scala mondiale, la necessità di fare un upgrade qualitativo e tecnologico, la volontà di creare un accesso diretto al mercato europeo per i propri prodotti e l’esigenza di acquisire basi logistiche efficienti sono tra le motivazioni che aprono queste opportunità. Il governo cinese ha già finanziato molte iniziative imprenditoriali, si pensi a Pirelli o Volvo, e per il 2017 stanzierà ancora parecchi miliardi di euro da investire in Europa. Questa nuova ondata ha di che far brillare gli occhi agli imprenditori italiani poiché la dimensione ridotta delle PMI nostrane sembra essere un elemento di facilitazione per gli investimenti cinesi. I settori del rinnovato interesse del Dragone verso lo Stivale riguarderanno l’entertainment, il turismo, la componentistica ad alta tecnologia per il settore medicale ed estetico con l’obiettivo di avvicinarsi sempre di più a modelli di vita “occidentali”. 

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