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Lievito padre

13 novembre, 2018

La pista ciclabile migliore d'Italia

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 Alpe Adria è un binomio che riassume le montagne e il mare di una precisa località a confine con quella Mitteleuropa di cui è intrisa per cultura:  il Friuli Venezia Giulia
Ma Alpe Adria è anche il nome di una ciclovia che lo scorso anno si è aggiudicata il premio Italia Green Road Award 2016 quale migliore in assoluto della penisola. 
Si chiama Ciclovia Alpe Adria Radweg e dalle montagne scende dolcemente fino al mare: sono 180 chilometri da Tarvisio a Grado, attraverso parchi naturali, paesini ameni al limitare dei boschi e città d’arte.
Di fatto, la pista parte da più in alto, oltre il confine nazionale, precisamente da Salisburgo (e in totale sono 416 chilometri se si monta in sella dalla patria di Mozart) ma noi abbiamo percorso solo il tratto italiano, su bici elettriche  dotate  di motore Bosh partendo  da Tarvisio, con soste in borghi pittoreschi, stazioni riconvertite, miniere diventate musei, castelli, chiese romaniche, aree archeologiche patrimonio Unesco e zone di produzione di vini e di formaggi Dop. Per essere infine accolti, al traguardo, dalla brezza marina, passando per le cittadine tristemente note per essere state rase al suolo durante il  terremoto del 6 maggio 1976 e che abbiamo toccato proprio in quegli stessi giorni, 41 anni dopo.
 
DA FERROVIA A CICLOVIA, UN PERCORSO DA PODIO Dal punto di vista sportivo e turistico, la Ciclovia Alpe Adria Radweg è una pista ciclabile che è un piacere percorrere, perché ricalca  in buona parte il tragitto di ex binari dei treni, si incunea tra quelle stesse gallerie dove le locomotive fischiavano veloci e ora si accendono le fotocellule ad ogni incidere di pedalata, scorre accanto all’importante arteria  stradale parallela – la statale 13 Pontebbana – sovrasta il greto del fiume Tella e si dipana, panoramica,  sotto il Montasio. Le motivazioni ufficiali che l’hanno portata ad aggiudicarsi il titolo di ciclovia migliore d’Italia e che hanno unanimemente messo d’accordo la giuria, sono sostanzialmente queste: “è una ciclabile quasi totalmente su sede propria, perfettamente segnalata, con possibilità di inter mobilità (bus e treni attrezzati per il trasporto di biciclette); ha tenuto conto dell’ottimo lavoro di recupero di ferrovie dismesse e riconvertite, e degli ottimi servizi lungo tutto il percorso. Il respiro internazionale che le da il naturale prolungamento fino alla città di Salisburgo è una delle ragioni del suo grande fascino. Natura, arte, cultura sono gli elementi che caratterizzano il suo tragitto che arriva al mare. Decisamente un fiore all’occhiello per la Regione Friuli Venezia Giulia che se ne prende cura in modo encomiabile; senza dubbio un esempio per tutte le altre Regioni”.     
Tuttavia non è questo il primo riconoscimento che la Ciclovia Alpe Adria Radweg vanta e ha ottenuto: nel 2015 è stata eletta “Pista ciclabile dell’anno” durante la “Fiets en Wandelbeurs”, la fiera del turismo di Amsterdam. E l’Olanda, si sa, in materia di bici è maestra. Insomma, questa da Tarvisio a Grado, è una bike experience consigliatissima e  assolutamente da fare, perché ci sono tante cose belle da vedere lungo il tragitto. Inoltre, andare in bicicletta è divertente – ancor di più se si è in compagnia – e fa bene alla salute.
 PARTENZA AI PIEDI DELLE ALPI GIULIE E ARRIVO SULLE RIVE DELL’ADRIATICO Il caschetto lo allacciamo a Tarvisio, dove abbiamo dormito – a Camporosso –  all’albergo Spartiacque (www.hotelspartiacque) e a serpentone, seguiamo Mario, comodamente adagiato sulla sua bici reclinata, che in gergo tecnico si chiama recumbent.   
La modalità Eco del dispositivo computerizzato che attiva il motorino elettrico va benissimo finché si è in pianura, o meglio ancora spinti dai favori della discesa.
Dopo alcuni chilometri di pedalata entriamo nel centro di Malborghetto e qui, in via Superiore, al civico 4 c’è già una piccola sosta ristoro, con una sorpresa: la Casa Oberrichter che visitiamo (www.casaoberrichter.com) è piena di giocattoli ma non è un negozio. E’ un ristorante, un albergo e un laboratorio insieme: un ambiente caleidoscopico e traboccante di oggetti dove la titolare accoglie gli ospiti con soffici torte e caraffe di sciroppo di sambuco. Insomma, un posto dove si coniuga ospitalità con creatività, bontà con meraviglia.      
Riprendiamo la bici e continuiamo a pedalare, fra salite e discese (la modalità da Sport a Turbo ci vuole tutta), ponticelli e tunnel, sempre sull’ex tracciato della ferrovia Pontebbana. Per pranzo ci rifocilliamo in quella che è stata la stazione dei treni di Chiusaforte, oggi riconvertita a ristorante. Qui, tutto è stato mantenuto com’era, nel rispetto di una filologia d’insieme che preserva l’originaria funzione dell’edificio, con tanto di grande orologio e biglietteria intatti, solo che al posto delle panchine in legno della sala d’aspetto ci sono ora i tavoli per mangiare. E’ stata mantenuta persino la campanellina esterna che tintinnava l’arrivo del treno ed il conduttore del ristorante, dopo averci servito un’ottima pasta alle erbe spontanee e aver chiacchierato con noi, fischia come fa il capotreno per invitare a salire in carrozza, solo che il suo è un saluto e un incoraggiamento a rimetterci in sella.
 … PASSANDO PER IL GRETO DEL FIUME FELLA E SOTTO IL MONTASIO ll paesaggio friulano, in questa stagione, ha i prati puntellati del giallo dei tarassachi e del rosa di orchidee spontanee; l’aria è frizzantina e il cielo nuvoloso, a singhiozzo, rilascia una pioggia nebulizzata e sottile. Continuiamo a pedalare fino alla miniera di Resiutta, che visitiamo fin dentro gli anfratti dei pippistrelli; poi la sera passeggiamo  nel centro storico della trecentesca cittadina di Venzone, uno dei borghi più belli d’Italia distrutto dal terremoto del 1976 e in seguito ricostruito con la tecnica dell’anastilosi, ossia con le stesse pietre, numerate una ad una e rimesse al loro posto. Il giorno dopo ci fermiamo anche a Gemona del Friuli, anch’essa rasa al suolo durante il sisma di 41 anni fa ma presto assurta  a simbolo della veloce rinascita. E ancora pedalando arriviamo ad Udine, città che emana un allure tutta veneziana, con i suoi portici accoglienti e le vetrine ammiccanti. L’indomani, invece, ripartiamo alla volta di Palmanova, la città fatta a stella a nove punte, un capolavoro dell’architettura militare veneziana, ennagono perfetto con una piazza – fra le pochissime in Italia – non asfaltate e ancora con la ghiaia. Mancano pochi chilometri all’arrivo in laguna ma tappa d’obbligo è Aquileia, con le sue colonne romane svettanti, che conserva tracce stratificate di un passato di varie epoche. Aquileia è  uno scrigno di preziosità e un concentrato di storia, non a caso è patrimonio dell’umanità. Imperdibili i mosaici della basilica col battistero, divisi in due parti: quella con decori geometrici  vicina all’entrata, e l’altra collocata sotto l’altare, verso l’abside, con una rappresentazione del mare dove si trovano raffigurati i pesci che poi si trovano anche nei piatti dei vicini ristoranti di Grado. UN PANORAMICO PEDALARE FINCHE’ SI E’ IN… GRADO Ed eccola, infine, Grado, elegante località balneare   meta di vacanza anche di molti turisti stranieri, con il suo porticciolo raccolto che rappresenta il punto d’arrivo della nostra impresa.Ci arriviamo col vento nei capelli, l’odore di salsedine nelle narici, il sole in fronte.Finisce qui la Ciclovia Alpe Adria Radweg e finisce qui la nostra esperienza: un giro, articolato in un fine settimana, che è stata un’opportunità di mobilità e di turismo sostenibile di ottimo livello per testare la ciclabile che ha vinto il titolo di migliore d’Italia, il premio Italia Green Road Award 2016, per funzionalità e panorami. Infatti, come recita anche la brochure illustrativa di questo piacevole itinerario ciclabile: “come ai passeggeri di un treno, la Ciclovia Alpe Adria offre ai ciclisti che la percorrono scorci spettacolari. Per finire con un tuffo nel blu del mare Adriatico”. www.cosmobikeshow.comwww.ciclovia-alpeadria-radweg.euwww.turismofvg.it   

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