Il nuovo regime fiscale che agevola chi lavora con le proprietà intellettuali (brevetti, marchi, software), è entrato in vigore ad aprile ma sono già 4.500 le imprese, grandi e piccole, che in tutta Italia vi hanno aderito. E i margini di crescita sono amplissimi: sono soprattutto le Pmi ad essere interessate a questa normativa che se da un lato consente agli imprenditori di avere benefici fiscali sui ricavi, dall’altro rappresenta un passo importante nella tutela delle produzioni made in Italy.   Con la recente pubblicazione, a cura dell’Agenzia delle Entrate, della Circolare n° 11/E, entra nel vivo l’attività sul cosiddetto “Patent Box”, termine anglossassone che identifica la normativa di cui al D.M. 30 luglio 2015 a cura dei Ministeri dello Sviluppo Economico e dell’Economia e delle Finanze. Si tratta di un regime fiscale che permette alle aziende di avere una riduzione delle imposte (IRES ed IRAP) sugli utili derivati dall’utilizzo, vendita o cessione in licenza di brevetti industriali (concessi o in concessione); marchi d’impresa (registrati o in corso di registrazione); software protetti da copyright; disegni e modelli giuridicamente tutelabili; informazioni aziendali ed esperienze tecnico-industriali (know-how). In sintesi, quelle che vengono definite “proprietà intellettuali”. Una prima peculiarità della Patent Box sta nel fatto che il beneficio fiscale oggetto di applicazione, viene calcolato a partire da un’analisi delle componenti positive del reddito d’azienda, ovvero dai ricavi. In questo senso, la quantificazione del beneficio fiscale è direttamente collegabile con l’attività principale, il ‘core business’ dell’azienda, e non funzione di astrusi calcoli collegati all’applicazione di normative in materia fiscale, conosciute unicamente dagli esperti. Va da sè che un legame più diretto tra l’attività d’impresa e la relativa tassazione potrà certamente contribuire a ristabilire un rapporto più equilibrato, dal punto di vista fiscale, tra l’Imprenditore/azienda e l’Agenzia delle Entrate. Obiettivo dichiarato del legislatore, attraverso il varo del Patent Box, è quello di favorire gli investimenti delle aziende. «Il Governo è impegnato in una strategia per la crescita che pone al centro l’innovazione – ha dichiarato alla stampa il capo della segreteria tecnica del Ministero, Fabrizio Pagani – nel corso di questi due anni abbiamo attivato una serie di strumenti per sostenere la crescita delle imprese che passa attraverso investimenti ed innovazione: in primis il Patent Box, strumento che, esteso a marchi e brevetti, ci pone all’avanguardia in Europa». L’obiettivo indiretto e di medio periodo, è invece quello della tutela del Made in Italy. La registrazione o il deposito, presso le opportune sedi, di marchi, brevetti e di tutte le attività che ricadono tra le suddette proprietà intellettuali, va a costituire infatti un passo importante nella lotta alla contraffazione, in tutti i settori che caratterizzano le produzioni italiane. Due dunque gli obiettivi conseguibili da parte delle aziende che utilizzano proprietà intellettuali: il Patent Box da un lato offre loro la possibilità di ottenere benefici fiscali, ovvero aumentare il cash flow dell’azienda. Dall’altro, attraverso la valorizzazione e la manutenzione delle proprietà intellettuali, contribuisce ad attuare la lotta alla contraffazione dei prodotti Made in Italy.  Per saperne di più:Studio Legale Associato Martinez & NovebaciVia Archimede 56, Milano Tel. 02.70002339www.martinez-novebaci.it