Cari lettori,

le polemiche innescate, nel corso di questa ultima estate, sulla sporcizia di Roma non fanno bene. Anzi fanno molto male. E non solo alla Città Eterna ma a tutta l’Italia.

Chi segue VdG, sa che non è nostro costume alimentare le polemiche. Preferiamo piuttosto cercare di dare sempre un umile, ma fattivo, contributo di idee. E visto che del nostro Paese abbiamo sempre raccontato le cose migliori e i lati positivi, ancora una volta da queste colonne vogliamo lanciare una proposta concreta, e distinguerci dal coro delle cicale.

Abbiamo sempre pensato che, tra le eccellenze italiane, vada doverosamente annoverato il mondo del volontariato. Valorizziamolo, dunque, anche dal punto di vista istituzionale!

Come? Istituendo ufficialmente la Giornata del Decoro. No, non vogliamo un’altra ricorrenza (ce ne sono già troppe): si potrebbe pensare infatti di affiancarla alla Festa della Repubblica. Così ogni anno il 2 giugno avremmo la Festa della Repubblica e del Decoro!

Pensateci: nel giorno in cui si festeggia la nascita del nostro Stato moderno, tutti gli italiani, invece che stare davanti alla tv a seguire la diretta della cerimonia davanti all’Altare della Patria, escono di casa, si rimboccano le maniche e vanno a pulire gli spazi pubblici del Paese. Immaginate cosa potrebbero fare circa 50 milioni di persone all’opera nell’arco di una giornata, magari coordinati dai sindaci.

 

Sarebbe la giusta risposta a chi sta sempre a lamentarsi ma senza mai alzare un dito, e la strada migliore per sensibilizzare e responsabilizzare i cittadini. Certo non ci illudiamo che questo risolverebbe il problema dei rifiuti e dell’immondizia nei nostri paesi: contestualmente bisognerebbe varare infatti una legge per la tutela del decoro urbano. Una normativa che però, in luogo della sanzione pecuniaria, obblighi il trasgressore a mettersi per un giorno al servizio della nettezza urbana e della comunità.

Il lassismo, purtroppo, a piccoli e grandi livelli, è una delle piaghe di questo Paese. Ecco perchè bisognerebbe perseguirlo in maniera stringente dal punto di vista legale, colpendo pesantemente chi non fa il proprio dovere, sul lavoro così come anche rispetto al bene collettivo. La riforma della giustizia deve andare in questa direzione: far pagare chi sbaglia. Nei modi più consoni rispetto al reato perpetrato.

L’Italia non può essere il Paese dove i delinquenti se la godono e gli onesti faticano ad arrivare a fine mese.

 

Noi, in questo numero, per restare positivi, abbiamo scelto di raccontarvi l’Italia dei piccoli artigiani, quelli del «fatto a mano». Tutta brava gente, è proprio il caso di dirlo. Perché, di brava gente, questo paese in fondo è pieno, anche se non fa rumore.

Buon viaggio nel gusto