Che sotto il velo elegante e nobile della città coronata, apparentemente immobile nella sua maestosa bellezza, fermentasse ben altro spirito innovativo, lo si avvertiva già da un po’. Ma forse è solo negli ultimi anni che la capitale sabauda ha dimostrato di essere anche capitale del contemporaneo, nell’arte, nell’architettura, nelle periferie recuperate, nel cibo… Percorriamone insieme le strade e scopriamone le novità.  Ha la casa più bella del mondo e ora anche gli uffici dove si lavora meglio. Lo ha da poco decretato ArchDaily, the world’s most visited architecture website, che già nel 2015 aveva premiato la prestigiosa ristrutturazione del palazzo Valperga Galleani, meglio noto in città come il “The number 6”. Questa volta il titolo di Building of the Year è toccato al nuovissimo grattacielo Intesa Sanpaolo: 166 metri d’altezza, uno soltanto in meno della Mole Antonelliana in segno di rispetto per l’intoccabile simbolo cittadino. E allora non sarà un caso se anche il New York Times ha inserito Torino – unica città italiana – tra le 52 mete da non perdere nel 2016. Che sia davvero il segno tangibile di una mutazione genetica per questa riservata e un tantino defilata prima capitale d’Italia? Un cambiamento che ha avuto una precisa data d’inizio: l’indomani delle mitiche Olimpiadi invernali 2006.  La città post-olimpicaAvvezzi da tempo immemore allo scippo di tutte le loro più prestigiose invenzioni, dalla moda, al cinema, alla televisione fino al vermouth, allo spumante, ai gianduiotti, al tramezzino e persino al gioco dei tarocchi, tutti nati qui e andati poi a far fortuna altrove, alla notorietà i torinesi ancora non si sono abituati. Osservano incuriositi, e un tantino scettici, i sempre più numerosi visitatori accorsi nella “capitale italiana del turismo”: è infatti di pochi giorni fa il record italiano dell’anno – oltre 300mila visitatori – con cui ha chiuso i battenti la mostra su Monet alla Gam, la civica Galleria d’Arte Moderna. Perché, anche per chi crede di conoscerla da una vita, questa città è spesso fonte di inedite meraviglie. Dal centro…Non la storica Via Roma ma la più defilata Via Lagrange è il percorso pedonale più in del momento. Tra un’occhiata alle vetrine e una alle facciate di solenni palazzi, si trova sempre il tempo per una sosta tentatrice: da Defilippis o da Eataly per un piatto veloce; all’Enoteca del Barolo o da Signorvino, nella curiosa cornice di un’ex chiesa ottocentesca, per un calice di aperitivo; o magari, trasgressione massima, per un bicerin alla cioccolateria Gobino. Senza mai perdere di vista la cultura. Come non cedere al fascino del suggestivo restauro del Museo Egizio? Per poi ritagliarsi un momento di relax al Circolo dei lettori, nelle sale barocche di palazzo Graneri della Roccia. E poi via, per una Merenda Reale con tanto di cioccolata calda e irresistibili bagnati come ai tempi dei Savoia in uno dei risorgimentali caffè storici; o, meglio ancora, per una cena tradizionale al ristorante Del Cambio, seduti al tavolo che fu del conte di Cavour. …alla periferiaDal centro alla periferia, anzi alle periferie, si arriva quasi senza soluzione di continuità. È questo il vantaggio di una città romana, che ha conservato, ampliandola nei secoli, la sua originaria disposizione ortogonale. Come inalterata è rimasta la passione per le ardite soluzioni architettoniche – Juvarra e Antonelli docent – che di recente ha regalato inattese trasformazioni alle grandi aree dismesse degli ex quartieri operai. Ecco la nuova chiesa del Santo Volto, nell’ex area industriale Spina Reale. Pensata come concattedrale della città, il progettista, l’architetto ticinese Mauro Botta, ha voluto affiancarle come singolare campanile la ciminiera in cemento armato delle ex Ferriere Fiat. Non troppo lontano, nella periferia nord occidentale, ecco lo Juventus Stadium, il primo in Italia privo di barriere architettoniche nonché primo impianto ecocompatibile al mondo, ben presto diventato uno dei nuovi monumenti-simbolo della città. Vi interessa fare un salto nel futuro? Entrate per una visita alla Thales Alenia Space, azienda leader a livello mondiale nel settore dei sistemi e delle infrastrutture spaziali, anche lei Made in Turin, che ha sede appena fuori città. E l’ultimo saluto, prima di imboccare la tangenziale sud, non può essere che al Museo dell’Automobile in corso Unità d’Italia. Perché Torino è pur sempre, nella memoria collettiva, la “città della Fiat”.