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Trump veste Inglese, ma la camicia è 100% italiana

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  Sorriso timido, occhi orientaleggianti, bizantini. Un uomo distinto. È Angelo Inglese, anni 44, aplomb anglosassone, da qualche settimana balzato alle cronache nazionali perché ha confezionato la camicia del neoeletto presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, indossata durante la sua cerimonia d’insediamento alla Casa Bianca. «Rigorosamente bianca, cotone popeline lucente, linee semplici. Chi arriva a intercettare il mio stile, non può che amare la semplicità», esordisce il sarto sull’uscio del suo atelier in pieno centro a Ginosa, tra profumi di pane appena sfornato e verdure di campo raccolte all’alba dai contadini. Rotoli di stoffe, camicie, colli, polsini, giacche, nastri numerati e batuffoli di cotone punteggiati da spilli, unitamente a un arredamento vintage, rendono il posto un luogo dal sapore coloniale dove si respira, forte, l’andirivieni di clienti da ogni parte del mondo che approdano in questo paesino dell’entroterra della provincia di Taranto. Ma a guardare bene, i dettagli, si coglie anche la narrazione di una storia la cui recita inizia già da come si apre la porta d’ingresso. È scorrevole e, nella sua breve corsa stride scricchiola sussurra la potenza antica di una tradizione che pulsa dal 1955 quando il padre di Angelo, Giovanni, insieme ai fratelli, decise di affiancarsi al lavoro della nonna Annunziata che già da una vita cuciva camicie per la gente del paese e i forestieri, soprattutto signorotti siciliani e napoletani. «In questo posto, l’approccio e l’attenzione al lavoro avvengono con la ritualità di allora. In molti casi riproponiamo anche la carta modelli del nostro archivio di famiglia per tenere viva la tradizione, le linee di quel tempo che in alcuni casi rivisitiamo in base alle esigenze del cliente generando sempre innovazione e nuovi spunti per vestire, fare moda».   Un’opera d’arte addossoNon è certo la prima volta che Angelo riceve incarichi da o per celebrità. Oltre cantanti, attori e registi hollywoodiani, ministri da tutto il mondo, nel 2011 ha servito la sartoria reale di Buckingham Palace per confezionare la camicia che il principe William ha indossato durante il matrimonio con Catherine Middleton. «Ogni capo viene realizzato con la stessa dedizione e attenzione, faccio poca differenza tra i committenti, la mia passione per ogni camicia è la stessa. Ma non posso negare che quando sono arrivate le misure dalla Casa Bianca l’emozione è stata tanta. Non capita spesso che il presidente degli Stati Uniti d’America voglia indossare una mia opera”. E si tratta proprio di un’opera d’arte: camicia all’americana, larga, bianca, collo classico, con ben 25 passaggi accurati tra spallini, giromanica, asole, carré, bottoni in madreperla, rifiniture con filo di seta, stiratura a mano e piegatura “aromatizzata” con nuvole nebulizzate di Acqua di Ginosa, l’eau de toilette che regala ai manufatti, prima della spedizione, i profumi della terra d’origine e quindi delle campagne campite a ulivi che cingono il centro storico e la gravina del Casale maculata da macchia mediterranea. Alla cura del dettaglio, si aggiunge, la scelta del tessuto che restituisce al tatto una sensazione setosa «come solo il Giza45 riesce a donare – commenta Inglese – Stiamo parlando del più nobile e cotone al mondo, Made in Egitto, nel Kafir S’Ad, minuscola zona a est del delta del Nilo». La commessa è arrivata grazie all’associazione Mad For Italy che promuove negli USA l’universo italiano in tutte le sue espressioni creative e «Soprattutto – spiega lo stilista – grazie all’amicizia con George Lombardi e a un altro italoamericano molto vicino a Trump, Vincent Viola. Con quest’ultimo, di origini lucane, stiamo lavorando da tempo a un progetto dedicato al recupero, con tanto di richiesta d’iscrizione ai patrimoni immateriali Unesco, del pizzo-merletto dell’antica tradizione di Latronico, un comune della provincia di Potenza che diede ai natali suo padre poi emigrato negli States».  Nobile e manualeNella sartoria Inglese non si producono solo camicie, i capi iconici sono anche la cravatta a dieci pieghe, il braccialetto a uncinetto (tipica tecnica di cucitura pugliese), la polo Gianni Agnelli disegnata dall’atelier negli anni in cui l’avvocato torinese usava passeggiare tra le vie di Capri, le giacche in lana rigorosamente pugliese il cui tessuto viene realizzato attraverso l’impiego di antichi telai (fino a duecento anni) per i quali Angelo vorrebbe aprire una vera e propria scuola di formazione per restituire dignità a un lavoro così “nobilmente manuale”, come ama lui stesso definirlo. Intanto, ha intercettato l’interesse della Fondazione Cologni Mestieri d’Arte. DOVE&COMEAngelo InglesePiazza Guglielmo Marconi, 22Ginosa (Ta)Tel. 099.8292572www.ginglese.it 

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