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2 Ottobre, 2020

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Il cosiddetto “turismo di prossimità” è portatore di molti benefici oltre alla vicinanza geografica, in quanto induce a scoprire – o riscoprire – anche alcune chicche del proprio territorio di residenza: musei poco o per nulla considerati, aree di interesse paesaggistico o archeologico  misconosciute ma anche parchi e giardini limitatamente frequentati. L’Orto Botanico di Padova è una eccellenza di queste ed è senz’altro da visitare, per poterne apprezzare i tanti aspetti che lo connotano.

L’Orto di Padova

Da luogo storico a esperienza di habitat vegetali da tutto il mondo, passando per i record che detiene. Ora che è  autunno, questo luogo che sorge accanto alla Basilica di Sant’Antonio da Padova, è ideale da vedere e fotografare: con le foglie cadenti che come ventagli girano nell’aria alle piante che cambiano di colore alla loro livrea. Un imperdibile spettacolo naturale. Naturalmente da concedersi.

La palma di Goethe – Foto © Germana Cabrelle

Giardino dei Semplici…

Storicamente l’Orto Botanico di Padova è nato per facilitare gli studenti universitari nello studio e nel riconoscimento delle piante medicinali (i semplici) ed è tuttora il più antico orto botanico universitario al mondo.

Al suo interno le piante sono suddivise secondo specifici criteri: in aiuole e geometrie ben definite, presentando un ideale e ordinato catalogo del mondo vegetale ma anche in collezioni tematiche (piante medicinali, piante velenose, piante rare del Triveneto e flora dei Colli Euganei) con ricostruzione di ambienti specifici (roccia alpina e macchia mediterranea).

Inoltre sono presenti importanti alberi storici, a partire dalla Palma di Goethe, la pianta più antica dell’orto.

… ma anche Giardino della Biodiversità

Le nuove serre, progettate per sfruttare l’energia rinnovabile, propongono un viaggio attraverso le zone climatiche della Terra e gli adattamenti delle piante alle diverse condizioni ambientali. Si attraversano cinque ambienti: dalla foresta tropicale e sub umida, per passare alle aree temperate e mediterranee fino alle zone aride. In un intreccio di botanica e antropologia, i percorsi illustrano, inoltre, la storia delle relazioni tra uomo e piante, dalla preistoria all’agricoltura fino agli esperimenti del futuro.

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Le nuove serre – Foto © Germana Cabrelle

Orto Patrimonio UNESCO

L’Orto Botanico di Padova è all’origine di tutti gli orti botanici del mondo e rappresenta la culla della scienza, degli scambi scientifici e della comprensione delle relazioni tra la natura e la cultura in quanto ha largamente contribuito al progresso di numerose discipline scientifiche moderne, in particolare la stessa botanica, la medicina, la chimica, l’ecologia e la farmacia.

Fondato nel 1545 grazie a una delibera del Senato della Repubblica di Venezia, nel 1997 è stato dichiarato Patrimonio Unesco, culla della scienza e patrimonio dell’umanità, mentre nel 2014 una nuova area all’insegna dell’ecosostenibilità ha dato vita al giardino della biodiversità.

Piante tropicali – Foto © Germana Cabrelle

Cinque secoli di Storia, cinque Continenti e 6000 Piante

All’interno dell’orto patavino si tengono lavoratori didattici per conoscere le piante e la storia dell’uomo. Il percorso espositivo abbraccia cinque secoli di storia, cinque continenti e oltre 6000 esemplari di piante. Tuttavia, se non potete andarci di persona, anche una visita interattiva si rivela coinvolgente con l’orto in rete.

All’interno dell’orto botanico di Padova c’è il platano orientale del 1680 riconoscibile dalla cavità nel fusto probabile conseguenza di un fulmine. Ci sono poi piante velenose, la raccolta di specie tossiche, talora mortali, tant’è che un cartellino esposto indica il loro grado di pericolosità.

Un albero di Ginko biloba del 1750 è un antico esemplare maschile su cui a metà ottocento venne in stato un ramo femminile. Poi ci sono piante rare e minacciate di estinzione fra cui una Magnolia del 1786 un esemplare tra i più antichi esistenti in Europa.

All’interno degli spazi dell’orto botanico di Padova c’è pure una zona riservata alla vegetazione tipica degli ambienti freddi di alta montagna e un piccolo lembo di torbiera. Per visitarli non sono ammessi animali (eccetto i cani guida per i non vedenti).

Cactus – Foto © Germana Cabrelle

Germana Cabrelle

Scrivo per professione dal 1982 e collaboro regolarmente con quotidiani e riviste cartacee e online a tiratura nazionale. Mi occupo di turismo e destinazioni, architettura d’interni e life style, attualità, economia, food&wine. Giornalista professionista, in aggiunta alla mia formazione, agli inizi degli anni Duemila ho conseguito il diploma di scuola alberghiera all’Ippssar Maffioli di Castelfranco Veneto (Treviso) per trattare con cognizione e da esperta il settore della ristorazione e dell’hotellerie, che è un affascinante mondo nel mondo. Amo fotografare con colpo d’occhio e sguardo interiore. Sono stata insignita di menzione speciale “Premio Penna d’Oca 2017” indetto da Assostampa Padova e dall’Ordine del Giornalisti del Veneto. Ho ideato slogan e claim per campagne pubblicitarie e loghi per onlus di cui sono fondatore. In un impeto di ironia creativa e di passione tentacolare per il Mare Nostrum, nel 2008 ho creato il taccuino d’appunti squisitamente veneto, Moskardin, che è diventato un brand e un marchio registrato. Per coniugare sapere e sapori, calamaro e calamaio.

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