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2 Ottobre, 2020

Castro, anche Enea scelse il Salento

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La campanula versicolor è una sassifraga di colore violetto che fa capolino tra le pietre chiarissime, quasi a sottolineare la bellezza abbacinante del Sito Archeologico di Castro.

Ha la stravaganza di spuntare da tutta altezza e col suo ciuffo verdognolo guardare in basso, compiendo quel miracolo di resilienza che Montale descriveva mirabilmente nella raccolta Ossi di Seppia: “Questo pezzo di suolo non erbato si è spaccato perché nascesse una margherita”.

Campanula versicolor – Foto © Germana Cabrelle

Qui non c’è suolo, ma perimetro di cinta; non vi è erba ma acciottolato. E  soprattutto c’è un’altra pianta invadente che abita gli Scavi di Capanne: è l’alianto e possiede la forza erculea di incunearsi tra i blocchi fin quasi a sollevarli, facendo infiltrare l’acqua e minacciando nocumento a secoli di storia a cielo aperto.

Sito archeologico di Castro – Foto © Germana Cabrelle

Per questo è stato chiesto un finanziamento europeo al fine di intervenire con un diserbo e preservare l’intera area archeologica. Lo racconta bene Alberto Capraro, vicesindaco e assessore alla Cultura del Comune salentino lambito dal Mare Adriatico che vanta un patrimonio inestimabile di bellezze, fra entroterra e grotte costiere.

Le tre Grotte…

Le tre più spettacolari sono Grotta Palombara, Grotta Zinzulusa e Grotta Romanelli, quest’ultima considerata la più importante di tutte poiché ha dato il nome perfino a un’epoca – l’Epoca Romanelliana per l’appunto – ed è presente nella storia della geologia italiana per la datazione delle varie stratificazioni che la compongono e indietreggiano fino al periodo paleolitico e all’uomo di Neanderthal.

La storia di Dea Atena e di Castrum Minervae

C’è tantissima storia a Castro e tutta ben conservata, come testimonia anche il museo dentro al Castello Aragonese, che in seguito alla campagna di scavi dello scorso anno si è arricchito di nuovi interessanti reperti tra cui ceramiche messapiche, blocchi di altari e fregi ordinatamente sistemati e classificati in teche e supporti.

Castello di Castro – Foto © Germana Cabrelle

Domina su tutti, a fondo sala, la Statua di Atena: un  busto di 1,13 m. realizzato nel tenero calcare di pietra leccese proveniente dalle vicine cave di Maglie.

Busto di Athena – Foto © Germana Cabrelle

Una figura femminile in cui è agevole riconoscere l’immagine di culto di Atena custodita nel suo santuario di Castro e farla risalire alla seconda metà del IV secolo a.C. Un’altra statuina in bronzo è stata rivenuta dagli archeologi e raffigura sempre Atena con l’elmo frigio. Praticamente due testimonianze di colei che diede il nome all’abitato: Castrum Minervae che Virgilio, nel terzo libro dell’Eneide, descrive come lo sbarco di Enea.

Faro e perla del Salento

Castro è racchiusa dentro l’abbraccio di una cinta muraria  di 700 m., costruita nel XVI secolo a difesa dell’antico insediamento arroccato su un promontorio a 98 m sul livello del mare. Il circuito cinquecentesco segue il percorso delle mura ellenistiche, che sembrano essere sopravvissute fino all’età alto-medievale, epoca in cui il castello che ora sorge sontuoso in Piazza Perotti, veniva annoverato tra le fortezze di importanza nazionale.

Castro – Foto © Germana Cabrelle

Geograficamente incastonata sul 40° parallelo in posizione equidistante fra Leuca e Otranto, Castro è stata ribattezzata “La perla del Salento”, per il suo mare cristallino e le bellezze naturali assise in questo promontorio tra i flutti. Castro è un metaforico faro luminoso tra due fari autentici: quello di  Palascìa, il punto più a Est d’Italia, dove il sole sorge per primo;

Il faro di Punta Palascia – Foto © Germana Cabrelle

e quello di Santa Maria di Leuca, il punto più a Sud d’Italia, dove il tacco dello Stivale affonda fra due mari in un’osmosi di colori  stemperati al tramonto come un aquerello, proprio laddove la terra finisce e forse per questo – richiamando un’altra volta Montale – si chiama Finisterre.

Il faro di Santa Maria di Leuca – Foto © Germana Cabrelle

Marina e Mare Vivo

Castro, oltre che su un’altura, sorge anche attorno a un porto e possiede una delle marine più belle della Puglia, con il mare riconosciuto ormai da quasi dieci anni bandiera Blu d’Italia: un premio che sventola orgogliosamente sopra la balaustra della piazza a Castro Alta. Allo stesso tempo Castro gode di una meravigliosa insenatura che la ripara dai venti.

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Castro Marina – Foto © Germana Cabrelle

Il porticciolo ha un nome suggestivo: si chiama Porto di Enea e rievoca alla mente l’eroe troiano in viaggio fino al Lazio, tant’è che si narra che il  protagonista del poema Eneide, sia approdato proprio in questa splendida baia.

Foto © Germana Cabrelle

Naturalmente il mare è la prima fonte di sostentamento economico a Castro, per turismo e pesca. Durante un’uscita in barca mattutina, assistiamo alla raccolta delle cozze – denominate eloquentemente cozze castrensi – che l’azienda Mondo Mare Vivo, da più di 25 anni specializzata nella coltivazione dei mitili, alleva e affina nella baia di Castro con elevati standard qualitativi.

Foto © Germana Cabrelle

Marina di Castro – Foto © Germana Cabrelle

Grotte da film e set naturali

Anagrammando “Castro” si ottiene la parola “Carso” e si entra nel magico regno di rocce, concrezioni calcaree e acqua paziente, che nei millenni si sono avvicinate e goccia per goccia congiunte, come una colla. Grotta Zinzulusa – il cui nome deriva dal termine dialettale “zinzuli” ovvero stracci lenzuolati – è uno spettacolo mozzafiato sia da fuori, avvicinandosi in barca, che dentro, percorrendola a piedi.

Grotta Zinzulusa – Foto © Germana Cabrelle

È annoverata fra i più importanti fenomeni carsici al mondo. Al suo interno, per tutto il tragitto di 150 metri, si ammirano stalattiti e stalagmiti ma anche graffiti risalenti all’era neolitica e paleolitica e scritture più recenti, tracciate con il guano nero di pipistrello dai lavoratori che, negli anni, qui hanno scavato tra gli anfratti per renderla visitabile.

Grotta Zinzulusa – Foto © Germana Cabrelle

Foto © Germana Cabrelle

Grotta Zinzulusa si trova fra Castro e Santa Cesarea Terme e mezzo secolo fa fu scelta da Carmelo Bene per alcune riprese del film Nostra Signora dei Turchi. Più recentemente, un altro regista, Carlo Verdone, l’ha eletta nel 2019 a set della pellicola “Si vive una volta sola”. Ma è posto dove si ha la sensazione che abbiano vissuto in tanti. L’uomo preistorico, sicuramente e probabilmente la usava anche come tempio e luogo di devozione;  non a caso, infatti, l’ultima sala si chiama Duomo.

Foto © Germana Cabrelle

Poco lontano da qui, sempre via mare, si trovano Grotta Romanelli, ritenuta una delle più grandi stazioni italiane della Preistoria, con depositi di terre rosse e brune contenenti reperti preistorici, e Grotta Palombara, visitabile in barca per ammirare da vicino le sue acque turchesi che, da sole e raggiunte dal sole, sono un set naturale mozzafiato.

Grotta Palombara – Foto © Germana Cabrelle

Ecco: tutto questo è Castro, luogo di ricordi ancestrali e tradizioni sopravvissute, di un susseguirsi di meraviglie in un caleidoscopio di colori.

Pescatori al porto di Castro – Foto © Germana Cabrelle

Indicazioni nel centro storico di Castro – Foto © Germana Cabrelle

Girare qui è passeggiare dentro la storia e il mito. Fermarsi è assaporare anche il suo ottimo cibo della tradizione. Che trionfa, imbattibile, su tutto.

Rustici pugliesi – Foto © Germana Cabrelle

Germana Cabrelle

Scrivo per professione dal 1982 e collaboro regolarmente con quotidiani e riviste cartacee e online a tiratura nazionale. Mi occupo di turismo e destinazioni, architettura d’interni e life style, attualità, economia, food&wine. Giornalista professionista, in aggiunta alla mia formazione, agli inizi degli anni Duemila ho conseguito il diploma di scuola alberghiera all’Ippssar Maffioli di Castelfranco Veneto (Treviso) per trattare con cognizione e da esperta il settore della ristorazione e dell’hotellerie, che è un affascinante mondo nel mondo. Amo fotografare con colpo d’occhio e sguardo interiore. Sono stata insignita di menzione speciale “Premio Penna d’Oca 2017” indetto da Assostampa Padova e dall’Ordine del Giornalisti del Veneto. Ho ideato slogan e claim per campagne pubblicitarie e loghi per onlus di cui sono fondatore. In un impeto di ironia creativa e di passione tentacolare per il Mare Nostrum, nel 2008 ho creato il taccuino d’appunti squisitamente veneto, Moskardin, che è diventato un brand e un marchio registrato. Per coniugare sapere e sapori, calamaro e calamaio.

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