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Cittadella: passeggiare nella storia. L’alba del turismo di prossimità

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Cittadella all'alba (foto di Germana Cabrelle)

Quando la descrivo ad amici e colleghi che non la conoscono, mi aiuto disegnando col dito nell’aria un’ellisse e la frase viene da sola. “E’ uno dei rari esempi al mondo di città fortificata con il camminamento di ronda perfettamente percorribile in quota, il fossato a protezione, i quatto ingressi ai punti cardinali dove in origine c’erano i ponti levatoi”.  Rimangono tutti sempre estasiati da quella cinetica sintesi esplicativa e puntualmente mi chiedono informazioni per venirla a visitare. Colgo ancor più nel segno se esibisco una foto dal telefonino.

Cittadella, le mura medievali (foto di Germana Cabrelle)

Credo che il fascino che Cittadella esercita, rimandi a certe leggende medievali, giochi di costruzioni di bambini con moduli in plastica di torrette merlate e torrioni di guardia, racconti di scorrerie, misure di difesa e tattiche di assedio.  In fondo la fiaba è anche questo: ricordo d’infanzia che rimane indelebile in miniatura ma che se trova il suo corrispondente in scala reale diventa stupore autentico. Stupore a tutte le stagioni, sia in inverno quando una bianca coltre di neve a volte la ricopre; sia in estate, quando si anima in un girotondo per definizione.

Cittadella con la neve (foto di Germana Cabrelle)

Cittadella con la neve (foto di Germana Cabrelle)

Uno scrigno prezioso

Personalmente di Cittadella amo tutto: le strette stradelle e le larghe vocali dei suoi residenti e se turismo di prossimità dev’essere – quello di questo 2020 d.C. (dopo Covid) – tanto vale raccontare i posti dove siamo nati e cresciuti, dove viviamo e ci muoviamo tutti i giorni. Tanto vale segnalarla, suggerirla una giornata qui, a dentro questo scrigno di preziosità tutte da scoprire, fatte di sapori e di tradizioni. Particolarità tutte da vivere, da camminare, respirandole passo dopo passo, in questa bomboniera, fin dentro le sue viuzze ortogonali.

Cittadella dall'alto (foto di Germana Cabrelle)

Cittadella dall’alto (foto di Germana Cabrelle)

Ho la fortuna di essere nata in questo paese il cui nome, da bambina, lo riconducevo allo sceneggiato tratto dal romanzo di Cronin: la Cittadella. Mia madre abitava in una delle casette basse che costeggia la riva che guarda ai giardini pubblici; rive che sono divise in quattro spicchi: Riva 4 novembre, Riva Ospedale, Riva del Grappa, Riva del Pasubio corrispondenti alle altrettante porte immediatamente intuitive della direzione geografica che prendono: Porta Padova, Porta Treviso, Porta Bassano, Porta Vicenza.

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Cittadella Città d’Arte

Ha l’appellativo di Città d’Arte, scritto in insegne turistiche e altro materiale divulgativo e promozionale, tuttavia Cittadella è, prima di tutto – e vanta il primato di essere – città murata, tanto da avere aderito, fin dagli anni ’90, al World Town Friendship Circle, il sodalizio di amicizia tra le città fortificate di tutto il mondo.

Cittadella è, in sintesi, un anello di pietra e uno di acqua, visitabile da sotto in barca scivolando tra le acque del fossato  e da sopra, passeggiando e facendo capolino dai suoi merli turriti e a coda di rondine che si aprono a una visuale a 360° che va dalla Pedemontana ai Colli Euganei, spaziando con lo sguardo fino a Venezia.

Una passeggiata nella Storia

Cittadella è l’unica città murata di tutta Europa ad avere un Camminamento di Ronda completamente percorribile in quota. Le mura sono visitabili con una passeggiata panoramica a 15 metri d’altezza. È un’esperienza unica  “Camminare nella Storia”.

Per conoscere gli orari d’apertura, il tariffario del biglietto d’ingresso, il regolamento della visita, gli eventi annuali sopra le mura che consuetamente vengono organizzati, le informazioni si ricavano dal sito Mura di Cittadella.

Ecco: tutto questo  è Cittadella. Un microcosmo completo e perfetto che proprio quest’anno compie  800 anni: una storia antica quanto le pietre duecentesche che ancora la innalzano. E’ privilegio esserne cittadini residenti, un onore essere cittadellesi. Perché non è da tutti avere un paese che offre così tanto ordine e bellezza in un periplo di un chilometro e mezzo: un abbraccio di mura, la protezione della loro statura, la rettitudine di strade interiori disegnate nel cuore, il monito di confini naturali per preservarsi, il recupero dopo il disfacimento. Un po’ la metafora – ma di più l’esempio – di ciò che serve nella vita.

Germana Cabrelle

Scrivo per professione dal 1982 e collaboro regolarmente con quotidiani e riviste cartacee e online a tiratura nazionale. Mi occupo di turismo e destinazioni, architettura d’interni e life style, attualità, economia, food&wine. Giornalista professionista, in aggiunta alla mia formazione, agli inizi degli anni Duemila ho conseguito il diploma di scuola alberghiera all’Ippssar Maffioli di Castelfranco Veneto (Treviso) per trattare con cognizione e da esperta il settore della ristorazione e dell’hotellerie, che è un affascinante mondo nel mondo. Amo fotografare con colpo d’occhio e sguardo interiore. Sono stata insignita di menzione speciale “Premio Penna d’Oca 2017” indetto da Assostampa Padova e dall’Ordine del Giornalisti del Veneto. Ho ideato slogan e claim per campagne pubblicitarie e loghi per onlus di cui sono fondatore. In un impeto di ironia creativa e di passione tentacolare per il Mare Nostrum, nel 2008 ho creato il taccuino d’appunti squisitamente veneto, Moskardin, che è diventato un brand e un marchio registrato. Per coniugare sapere e sapori, calamaro e calamaio.

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