L’Organizzazione Mondiale del Turismo ha riconosciuto il turismo enogastronomico come parte del turismo culturale.

Oggi il nuovo paradigma del viaggio è il “turismo esperienziale”. Il viaggiatore vuole entrare a contatto con i luoghi, la cultura e le persone dei posti visitati, per portarsi a casa un’esperienza. Non gli è più sufficiente recarsi in un borgo o un paese: vuole interagire con la gente, trovarvi l’insolito, cogliere l’inedito, ricercare il caratteristico. Insomma è … affamato di genuinità, desidera stupirsi ed emozionarsi, per raccontarlo agli altri nel meccanismo virtuoso del passaparola. Esperienze soddisfacenti concorrono, infatti, a rendere i turisti più inclini a ritornare (75%), raccomandare la destinazione visitata (81%) e acquistare prodotti da portarsi a casa (59%). Rispetto a 5 anni fa, l’aspetto enogastronomico è cresciuto ed ha acquisito importanza nella scelta della destinazione. L’impennata dei social, che ha portato a condividere “storie” in tempo reale, ha fatto sì che il turista sia diventato pretenzioso e ambisca sempre più a qualcosa di originale e unico. Soprattutto, il viaggiatore di oggi – trasversale e di età fra i 25 e i 65 anni – vuole vivere una food experience a 360°: mettere le mani in pasta nel vero senso del termine, entrare in cantine ed assaggiare i vini, informarsi sulle tradizioni e le tipicità, perché il cibo è identità e cultura e un territorio è la sommatoria di tutte queste peculiarità. Stando ai dati emersi all’ultima edizione della Borsa Internazionale del Turismo di Milano, in Italia il 75% dei viaggiatori sceglie come meta una destinazione rinomata per il cibo. La propensione di spesa per il food&beverage quando è in viaggio e del 25%, con picchi fino al 35%. Cibo e vino, quindi, sono in grado di determinare la promozione di una destinazione, con impatto diretto impatto sull’economia. Il turista di oggi, più attento a uno stile di vita sano e alla qualità, ama cercare, gustare, acquistare, far visita a luoghi di produzione, partecipare a festival ed eventi legati al cibo. Fra le regioni più apprezzate che includono attività enogastronomiche ci sono il Veneto, la Toscana e la Puglia.

Nell’esagono Veneto fra asparagi, ciligie e formaggi

In Veneto ci sono sei cittadine con peculiarità uniche che sorgono a 15 chilometri l’una dall’altra, su tre province: Padova, Vicenza e Treviso. Sono Cittadella con la cinta murata medievale percorribile in quota; Castelfranco Veneto, dove visse e operò il Giorgione; Marostica, città della famosa partita a scacchi con personaggi viventi; Bassano del Grappa, con il ponte degli alpini; Asolo, scelta da Eleonora Duse e decantata da Eugenio Montale e Possagno, con il maestoso tempio del Canova e la gipsoteca con i modelli in gesso del celebre scultore. A Cittadella c’è un dolce tipico che si chiama “Polentina di Cittadella”: una soffice torta Margherita che ricorda per forma l’ellisse delle mura. Marostica è famosa per le ciliegie dalla polpa soda, le prime in Italia ad avere ottenuto il marchio di riconoscimento IGP. A Bassano, alla settecentesce mescita Nardini, si degusta l’antico aperitivo meso-e-meso e dai coltivatori nelle vicinanze si può fare incetta di asparagi bianchi; a Possagno, la pasticceria Canova prepara impareggiabili meringhe alla panna; Asolo è terra dell’omonimo Prosecco Docg e Castelfranco Veneto del radicchio variegato. In questa parte di Pedemontana Veneta viene prodotto lo stracchino migliore d’Italia, pluripremiato in molti concorsi: è quello del caseificio artigianale Castellan fatto esclusivamente con latte sceltissimo da selezionati allevatori vicini allo stabilimento.

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Nella Toscana del Chianti, del Brunello, dell’olio e dello zafferano

Il Chianti è un luogo dagli incerti e controversi confini: include l’area collinare tra Firenze, Siena e Arezzo ed è anche il nome di uno dei vini Docg più famosi al mondo. Qui ci sono produttori di bontà: una pasta artigianale che non si trova dappertutto, perché richiede tempo e passione, è quella di Giovanni Fabbri a Strada in Chianti, fatta con grano Senatore Cappelli, lavorata con trafile di bronzo ed essiccata a 38°. Se si gira per frantoi, un olio che ha vinto importanti premi nazionali e internazionali è quello della fattoria Ramerino. Per il vino, spostandosi fra stradine interpoderali di cipressi e olivi e arrivando a Montalcino, le cantine Mastroianni dal 1975 imbottigliano uno dei migliori Brunello. In queste zone i Fratelli Pruneti coltivano quello che è considerato un prodotto di lusso, lo zafferano, poiché per un solo grammo sono necessari 150 mila stigmi di fiore. Sempre nel Chianti, le rinomate bistecche fiorentina e chianina si trovano (insieme alla finocchiona) all’antica macelleria Falorni di Greve in Chianti.

In Puglia tra pittule, frise e pasticciotti

Quando si è in vacanza nel Salento, sicuramente arrivano in tavola le pittule, palline di pasta di pane lievitata fritte in olio bollente. Anche i taralli, rotondi crostini salati e insaporiti spesso con peperoncino o cipolla, sono uno stuzzichino invitante, come pure le frise o friselle, panini di grano duro o d’orzo tagliati a metà e ripassati in forno che vengono inzuppate nell’acqua e condite con olio d’oliva, pomodori, sale e una fogliolina di basilico. La pitta di patate è un’altra tipicità pugliese, come burrata e stracciatella, orecchiette e pasticciotti. Questi ultimi dolci, riempiti di crema e serviti caldi. Una libidine, peccato di gola.