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Mezzano, la sedia rossa e i Ciceroni gentili del Primiero

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A Mezzano di Primiero, sotto le Pale di San Martino di Castrozza in Trentino, una sedia rossa fa ogni tanto capolino tra gli angoli più nascosti del paese. Sopra è appoggiata una campanella:  suonandola arriva un abitante dei paraggi che conduce i visitatori dentro i vecchi fienili del rito del filò (le storie narrate nelle lunghe sere d’inverno) ma anche vicino a fontane dove si faceva il bucato con la cenere, dentro a 250 orti ordinati e cataste di legna che sono opere d’arte naturali.

E anche sopra il campanile del borgo (tra l’altro classificato fra i Borghi più belli d’Italia).Questa formula si è inventata l’ufficio turistico di Mezzano per incentivare il turismo: valorizzare le proprie peculiarità, andarne fieri delle proprie tipicità e tradizioni rurali. Fare dei propri residenti dei Ciceroni gentili.

Una natura sorprendente

Si sa che la natura sorprende sempre, per sua stessa natura (il bisticcio di parole è oltremodo esplicativo oltre che d’obbligo) ma è sufficiente un piccolo intervento dell’uomo  per far diventare singoli elementi di natura delle singolari opere d’arte naturali.

Accade a Mezzano di Primiero, in Trentino, località che rientra nel novero dei Borghi più Belli d’Italia. Mezzano, sotto lo splendido scenario delle Pale di San Martino di Castrozza, è orgogliosa del suo passato rurale fatto di architetture e tradizioni.

E proprio queste caratteristiche peculiari l’ufficio del turismo ha inteso valorizzare: lungo i vicoli, nelle piazzette, all’ombra dei ballatoi trasformando ciascuna peculiarità in un vibrante e corale museo all’aperto in cui si intrecciano  dipinti murali, antiche iscrizioni, fontane e stoili (i piccoli acquedotti in cunicoli pensati per condurre al coperto l’acqua dalle alture), orti e cataste artistiche di legna.

Sono meraviglie da scoprire a passi lenti, seguendo le indicazioni rosse per la visita che sono contenute anche in una App bilingue gratuita. Avvicinandosi alle installazioni, un messaggio avvisa di ascoltarne la descrizione e la storia direttamente dallo smartphone.

Attenzione: fil rouge di tutto il percorso visivo è una sedia rossa, che fa capolino nei punti più suggestivi del paese. Sopra a questa sedia è adagiata una campanella. Suonandola, arriva una persona che abita lì vicino e che si mette a disposizione per fornire informazioni sulla visita, raccontare la storia di Mezzano e delle sue montagne, svelare curiosità e aneddoti, indicare dove poter trovare prodotti tipici e lavorazioni artigianali, dove dormire e mangiare, quali sentieri da percorrere per salire a malghe e rifugi, quali le attività sportive e quelle più adatte per i bambini…

L’autenticità di un popolo

Sono anziani, ragazzi, donne, artigiani che, con l’autenticità e l’immediatezza che solo il racconto diretto sa dare, condividono con gli ospiti la propria vita e le loro conoscenze, li consigliano come potrebbe fare un amico affinché possano godersi al meglio la loro permanenza a Mezzano: sia essa una visita di qualche ora o un ritemprante periodo di vacanza.

La sedia rossa si può trovare tutti i giorni dal 20 giugno a metà settembre (e poi durante i fine settimana e sta a significare che qualche abitante di Mezzano è a disposizione dei turisti per dare informazioni e condividere racconti. Così, semplicemente, come si fa quando si passa a casa di un amico senza preannunciarsi. E con il passaparola. Cosa si può vedere a Mezzano? Ve lo spieghiamo subito.

Cataste&Canzèi, quando le cataste di legna si fanno arte

Una trentina di monumentali cataste artistiche di legna, denominate Cataste&Canzei, hanno reso famoso anche all’estero questo piccolo borgo montano. Sono stupefacenti e fantasiose cataste artistiche di legna, nate dalla curiosa usanza della gente di montagna di accatastare in bell’ordine la scorta di legname per l’inverno.

Ed ecco così che appare la fisarmonica in tensione come una stella, la clessidra chiusa tra sole e luna a segnare lo scorrere del tempo, la grande parete che ricorda l’alluvione che colpì il paese nel 1966, gli uomini intenti a tagliare l’albero, la catasta instabile che cede a un coreografico crollo…

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Ogni canzèl è un piccolo capolavoro di ingegno, perizia e attenzione, nello spirito parsimonioso di chi abita e vive con amore i paesi di montagna. Viste dal vivo sono una vivida e cangiante tavolozza a tinte calde  che rende alquanto pittoresche e (per usare un termine attuale) instagrammabile il borgo alpino  di Mezzano.

Le stalle e i Tabià

I tabià sono nel linguaggio del posto i vecchi fienili in disuso, ora recuperati. Sono i luoghi dove si svolgeva e ancora oggi svolte il rito del filò, con storie e aneddoti raccontati dagli anziani del paese nelle lunghe sere d’inverno. Cinque di questi sono stati riportati a nuova vita. Si tratta del Tabià del Rico,  piccolo ma interessantissimo museo etnografico colmo di oggetti che simboleggiano la vita e lavori di un tempo, raccolti in tanti anni con amore e passione da Mary Orsingher in memoria del padre Enrico.

Il Tabià del Checo  è allestito invece con alcune teche cubiche, sapiente mix tra il rustico e il contemporaneo che espongono le eccellenze di alcuni artigiani e produttori agroalimentari del posto: Zeni scultori, Gianluigi Zeni, Artelér, Artistica legno GT, Macelleria Bonat, Bionoc’, La Rondine. Il Tabià de la Gema, che si trova in una delle più caratteristiche case del paese, è adibito a teatro.

La Stalla dei Presepi (visitabile durante tutto l’anno) contiene una quindicina di presepi a diverso tema fra storico, classico, moderno, immaginario realizzati in vari anni dall’artista Mario Corona. La Stalla “In nome de Iesu” è dedicata alla passione di Cristo, con opere dell’artista Mario Corona. Il suo nome si ricollega alla frase che contadini e boscaioli pronunciavano un tempo all’inizio della giornata lavorativa, per mettere il loro lavoro nelle mani della protezione divina. Affidandosi alla preghiera.

250 orti e l’antica lisiera, tutelata dalla Soprintendenza

Un’altra piccola perla in cui ci si imbatte a Mezzano di Primiero è la lisiera ed è l’unica in tutto il Trentino a essere tutelata dalla Soprintendenza. Si tratta della lisciaia, ossia il locale dove si produceva la lisia (acqua in cui è stata fatta bollire cenere) per il bucato, profumata spesso con bucce di limone.

Il bucato era una incombenza domestica lunga e faticosa, ad esclusivo appannaggio delle femene che cominciavano già a sette o otto anni a dedicarvisi e il “rito” costituiva una parentesi di socialità condivisa – insieme alle fatiche – con chiacchiere  e confidenzeAmorevolmente restaurata con le sue tre calgere (caldaie di rame), ospita anche piccoli eventi: un luogo insomma di aggregazione così come lo era per le femene intente al bucato. Va da sè che anche gli orti sono una caratteristica di Mezzano: ne annovera ben 250 fra capoluogo e frazioni, su circa 1.600 abitanti.

Tradizione trentina per il cibo di famiglia

Gli orti sono una tradizione trentina che parte da un’esigenza di produzione di cibo per la famiglia comprendendo ortaggi, fiori, erbe aromatiche, alberi da frutto e viti rampicanti. Sono delimitati da staccionate dell’orto e sono belli come giardini. Insomma, una tappa imperdibile durante le visite guidate al borgo.

Ma non è finita. La bella Mezzano gode dell’abbraccio della natura ed è il posto ideale per passeggiate o pedalate in relax (la pista ciclabile del Molaren è illuminata anche di sera), alla scoperta dei romantici scorci di questo angolo del Primiero, fatto di boschi, malghe, vette e sentieri ben segnalati. Per i più avventurosi  da vedere e fotografare ci sono anche gli orridi di Val Noana, dove è possibile anche provare il  e canyoning, o attraversare il ponte tibetano che unisce i rifugi Caltena e Fonteghi.

Naturalmente non mancano i boschi, come il Parco Naturale di Panveggio e il Sentiero degli Abeti Giganti in Val Noana: quasi una cattedrale verde di alberi secolari che si possono abbracciare nella loro possenza svettante fino a toccare i 50 metri. Una verticalità che si perde nel cielo.

Per tutte le informazioni si potrà contattare l’Ufficio Turistico Comune di Mezzano.

Germana Cabrelle

Scrivo per professione dal 1982 e collaboro regolarmente con quotidiani e riviste cartacee e online a tiratura nazionale. Mi occupo di turismo e destinazioni, architettura d’interni e life style, attualità, economia, food&wine. Giornalista professionista, in aggiunta alla mia formazione, agli inizi degli anni Duemila ho conseguito il diploma di scuola alberghiera all’Ippssar Maffioli di Castelfranco Veneto (Treviso) per trattare con cognizione e da esperta il settore della ristorazione e dell’hotellerie, che è un affascinante mondo nel mondo. Amo fotografare con colpo d’occhio e sguardo interiore. Sono stata insignita di menzione speciale “Premio Penna d’Oca 2017” indetto da Assostampa Padova e dall’Ordine del Giornalisti del Veneto. Ho ideato slogan e claim per campagne pubblicitarie e loghi per onlus di cui sono fondatore. In un impeto di ironia creativa e di passione tentacolare per il Mare Nostrum, nel 2008 ho creato il taccuino d’appunti squisitamente veneto, Moskardin, che è diventato un brand e un marchio registrato. Per coniugare sapere e sapori, calamaro e calamaio.

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