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Sì, Streetalian Food: il meglio del cibo di strada italiano. A Padova

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Non avevo mai assaggiato una birra fatta con acqua marina. Una birra salata come quando nuotando, d’estate, ti entra in bocca un’onda di mare.

Non avevo mai visto una bottiglia di birra completamente avvolta in una pagina di carta a quadretti grandi, come quelle dei quaderni di scuola elementare. Non sapevo che questa birra dall’etichetta così singolare, si chiamasse Margose, è pugliese, prodotta dal birrificio Birranova.

L’ho scoperto recentemente a Padova, da Sì, che oltre ad essere sillaba della parola più semplice da dire, è anche una specie di acronimo che sta per Streetalian Food, un luogo intimo di eccellenze regionali italiane, a metà fra il bistrot e il ristorante di qualità con pochi coperti, dove gusto e memoria si incontrano e dove davvero si mangia benissimo.

, si trova in centro a Padova, sotto i portici all’angolo fra via Dante e Corso Milano: vetrine che d’estate diventano plateatico, sala che ingloba la cucina a vista, angoli che fanno posto alla musica dal vivo. Un’anima nuova, insomma, per una formula altrettanto innovativa che strizza l’occhio alla migliore cucina dell’intera Penisola, spaziando dal Veneto alla Liguria, dalla Lombardia alla Campania, passando per Trentino Alto Adige ed Emilia Romagna, centro e isole comprese.

Il cuore pulsante del nostro progetto – si legge nell’originale ed elegante menu cucito a filo di cotone – è la rivisitazione del cibo di strada”.

Qui, infatti, si trova il venetissimo baccalà mantecato su polenta croccante ma anche il panino altoatesino con wurstel e crauti; la tartare di fassona piemontese e la focaccia ligure, la piadina romagnola e il gnocco fritto emiliano, il carciofi alla romana e la pizza napoletana lievitata 36 ore, il polpo pugliese e il tonno sardo, la porchetta umbra e la parmigiana di melanzane sicula. Come pure la ribollita toscana.

Tante bontà italiane di primissima qualità ad un ragionevole rapporto qualità/prezzo, considerato che il target di clientela è il segmento alto. Si può scegliere tra appetitosi cicchetti, assortite selezioni di salumi accompagnate da giardiniera, un carrello di formaggi con miele ma anche intraprendere un viaggio sensoriale più esteso, con un menu degustazione che comincia con crudité e culmina con un tiramisù: per dare il giusto accento alle papille dall’inizio alla fine.

Tutte le verdure provengono da un orto bio e i vini da una fornita cave a jour.

Sì, è di proprietà dei fratelli Gianni e Carlo Celentano, che ne hanno affidato la cura ad Alessandro Mazzone. E’ sua l’idea di suddividere il menu per aree d’Italia e non secondo la classica elencazione di antipasti, primi,  secondi piatti e dolci.

Al momento il locale offre “solo” il servizio di ristorante,  tuttavia Alessandro ha in animo di dedicare un corner alla vendita dei prodotti e in un futuro prossimo replicare il format in altre parti della città, d’Italia e perché no? del mondo, sia per proposta che per mood.

Il clima dell’ambiente è rilassato: è come essere a casa e non per modo di dire. Tant’è che la raccomandazione scritta in ultima pagina del menu prega, in nome della privacy, di non usare i cellulari, le macchine fotografiche e le videocamere al tavolo. Un’osservazione che farebbe confidenzialmente anche un nostro caro mentre siamo riuniti a pranzo o a cena, invitandoci all’attenzione e alla condivisione del momento conviviale, più che alla condivisione in tempo reale sui social. Richiesta alla quale risponderemmo sicuramente “Sì”.

Germana Cabrelle

Scrivo per professione dal 1982 e collaboro regolarmente con quotidiani e riviste cartacee e online a tiratura nazionale. Mi occupo di turismo e destinazioni, architettura d’interni e life style, attualità, economia, food&wine. Giornalista professionista, in aggiunta alla mia formazione, agli inizi degli anni Duemila ho conseguito il diploma di scuola alberghiera all’Ippssar Maffioli di Castelfranco Veneto (Treviso) per trattare con cognizione e da esperta il settore della ristorazione e dell’hotellerie, che è un affascinante mondo nel mondo. Amo fotografare con colpo d’occhio e sguardo interiore. Sono stata insignita di menzione speciale “Premio Penna d’Oca 2017” indetto da Assostampa Padova e dall’Ordine del Giornalisti del Veneto. Ho ideato slogan e claim per campagne pubblicitarie e loghi per onlus di cui sono fondatore. In un impeto di ironia creativa e di passione tentacolare per il Mare Nostrum, nel 2008 ho creato il taccuino d’appunti squisitamente veneto, Moskardin, che è diventato un brand e un marchio registrato. Per coniugare sapere e sapori, calamaro e calamaio.

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