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Alto Adige, viaggio olfattivo in un magico intreccio di colori e profumi

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C’è chi viaggia in Alto Adige d’estate alla ricerca di sentieri ben curati e del silenzio di valli, foreste e montagne; d’inverno inforcando gli sci per discese mozzafiato o piste da fondo. Ma chi vuole realizzare un percorso davvero personale può dedicarsi alle sensazioni olfattive che questo territorio è in grado di sprigionare: un’escursione per certi versi esclusiva e unica che rende l’itinerario ancora più stimolante. Con il vantaggio, non indifferente, che si può compiere in tutte le stagioni.

Nel maso Noalhof di Salorno la magia dell’intreccio di colori e profumi sono solo l’anteprima. Dai 2000 mq rubati un tempo al bosco si diffondono le fragranze di lavanda e rosa damascena imbalsamate in saponette, di monarda e calendula in svariati cosmetici e di menta e melissa in tisane. «Inoltre coltiviamo piante aromatiche e officinali utili per numerose preparazioni culinarie o che si trasformano in integratori alimentari» spiega Elisabetta Cristofoletti. Da mettere assolutamente in valigia lo sciroppo di sambuco. Appena fuori Salorno la SP 19 dell’Alto Adige corre a mezza costa e tocca meleti e vigne sino all’hotel Plattenhof, con vista sul lago di Caldaro.

Trionfo di vino e design: l’architettura moderna è celata tra i filari di Gewürztraminer, il G’Würzer dei locali, dai profumi tropicali e speziati. È difficile seguire anche solo con lo sguardo il proprietario Werner Dissertori, teologo ed ex sindaco di Termeno sulla Strada del Vino, che passa con velocità dai tavoli dell’antica Gasthaus di famiglia alla cantina e da qui all’hotel di recente costruzione mentre il profumo dei Schlutzkrapfen, la pasta ripiena di ricotta e spinaci a forma di mezzaluna, e della zuppa di Gewürztraminer investe le quattro Stube dell’Ottocento. «Anche papa Benedetto XVI e il cardinal Sepe hanno potuto apprezzare i profumi del nostro Gewürztraminer», dice roteando un bicchiere che sprigiona aromi di sambuco e albicocca. I colori dell’hotel hanno preso a prestito i colori della vigna: nel piano terra prevalgono i toni marroni della terra, al secondo piano quelli oro dei grappoli e al terzo il verde che ricorda il fogliame. In zona benessere incantano i toni di mela e ciclamino nell’aria.

A mezzogiorno in punto, da quando si ha memoria, suona la campanella del castello Manincor, che si raggiunge giusto il tempo di salire in automobile, a San Giuseppe al Lago. La contessa Sophie Haerdtl riceve i propri ospiti sotto il porticato con un assaggio di Moscato Giallo, dagli aromi di noce moscata e pompelmo. È convinta sostenitrice dell’agricoltura biodinamica perché «abbiamo una pesante responsabilità non solo con i nostri collaboratori, ma anche nei confronti di chi verrà dopo di noi». Se si arriva nei giorni di pioggia leggera, è impossibile rimanere indifferenti alla fragranza balsamica delle assi di rovere, sezionate nel bosco di Castel Campan. Tra pochi mesi si trasformeranno in botti dove il mosto, d’autunno, regalerà borbottii e profumi d’uva appena pigiata.

Lungo l’Isarco scorre il buon odore balsamico del cirmolo e porta a Barbiano dove Christine Lageder ne fa cuscini per il migliorare il respiro notturno. Nel suo maso a 900 metri usa il dragoncello, la salvia e altre 20 erbe dell’Alto Adige per insaporire il sale, un’altra miscela a base di menta nobilita lo zucchero. Questo è il posto giusto per chi ama curare il proprio corpo con le erbe: «per la tosse uno sciroppo al timo o alla malva, l’unguento di calendula è utile per chi vuole cicatrizzare le piccole ferite» chiarisce Christine.

Letto questo?  In Alto Adige arriva la neve... ed è subito sci

Si deve salire a Laion per apprezzare intensità più decise. I belati delle capre di David Perathoner danno il benvenuto e il loro latte che profuma di nocciola e finocchietto selvatico si può sorseggiare così com’è oppure gustarlo trasformato in yogurt e formaggio che accarezzano il naso. Da provare quello ricoperto di carbone vegetale, accattivante per le note legnose e di cuoio.

La passeggiata nel centro di Chiusa è all’insegna dell’incenso che si diffonde sulla via attraverso il portale della chiesa di Sant’Andrea. Chi desidera un’accoglienza familiare e spazi all’insegna della creatività trascorre la notte nel vicino hotel Spitalerhof, aperto lo scorso maggio. «Alla terra dobbiamo tutto» dice Michael Oberpertinger, appassionato proprietario e instancabile vignaiolo. Così i ciottoli presenti nel terreno, una volta ripuliti, sono stati utilizzati per ricoprire il soffitto e dall’alto vegliano sulle aree comuni e il parcheggio. Se disponibile, vale la pena dormire in una delle due botti, con vasca idromassaggio privata esterna. Nella piccola cantina gli indizi di ananas e pepe bianco del Grüner Veltliner inseguono quelli di sambuco e mela verde del Sylvaner e di tabacco del Pinot nero mentre la sala degustazione è il luogo per affinare l’olfatto con i distillati di albicocca, pera e susina usciti dall’alambicco di casa.

Il coccolato dell’Alto Adige

Nel tardo pomeriggio l’appuntamento d’obbligo è nella sala relax, adornata dai profumi della foresta, pino mugo in testa. Per la cena ci si lascia invadere dal profumo di petricore e mela cotta delle vecchie annate di Muga, il vino da uve selezionate. L’indomani non si lascia Chiusa prima di avere visitato il laboratorio di cioccolato di Armin Untersteiner. Tra i pochi in Italia a produrre tavolette dalle fave, è bello dedicare del tempo per ascoltare la vicenda umana di Armin e della moglie Katya per poi lasciarsi affascinare dall’agrumato potente del cioccolato elaborato con fave del Belize o di bacche rosse e caramello che il naso raccoglie in quello della fave della Tanzania. Così che è bello fantasticare su mondi lontani anche con l’olfatto.

Hotel in Alto Adige, per saperne di più

Gli hotel Plattenhof e Spitalerhof fanno parte dell’Associazione Vinum Hotels, nata nel 2015 a favore degli hotel i cui proprietari sono anche vignaioli o posseggono un rapporto privilegiato con il vino. Inoltre le 24 strutture che vi aderiscono si trovano in territori particolarmente vocati alla viticoltura. Ogni associato Vinum Hotel si riconosce per ospitalità e storia della struttura. Per venire incontro alle esigenze dei viaggiatori, oltre al vino la struttura si può distinguere per essere particolarmente predisposta verso il benessere, la tradizione, il turismo attivo, il design o la fuga romantica.

Foto in vedidenza  Vista sul lago di Caldaro ©Hotel Plattenhof 

Riccardo Lagorio

Con la valigia in mano e la penna nell’altra, scrive di cucina, borghi e prodotti tipici da prima che diventassero un fatto di moda. Per questo non riesce a frenare la passione per la sobrietà di un tempo. Ama le cose che tocca. E questa è la ragione che gli fa mettere nero su bianco solo ciò che ha visto e ha provato. Forse démodé, ma pur sempre sinonimo di garanzia.

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