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In Veneto tra le nascoste valli del Prosecco

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Si rincorrono, si incrociano, si acciambellano l’una accanto all’altra e comunicano tra di loro a distanza tramite una teoria infinita di filari di viti. Giuseppe Mazzotti, alpinista, scrittore e critico d’arte che ha attraversato il Novecento definiva le colline del Prosecco nascoste valli dove si raccolgono le uve bianche che danno vini leggeri, frizzanti e amabili. Proprietà che hanno fatto la fortuna del Prosecco. Qui viottoli, sterrati, case sparse, rive, borghi, ville bianche e splendenti sono ogni giorno diversi con l’alternarsi di luci e ombre, giorni limpidi di sole e opachi per la foschia.

Bassano del Grappa, il Ponte Vecchio

Le colline del Prosecco

Per chi proviene dalla Lombardia e dal Piemonte, porta di accesso a questo angolo di Veneto all’insegna dell’arte, del saper fare e del buon cibo può essere Bassano del Grappa. Il biglietto da visita è il suo Ponte Vecchio, la passerella coperta che da ottocento anni unisce le due sponde del Brenta. Sotto la copertura di legno sembra di sentire ancora il viavai delle truppe di soldati che si spostavano dall’altopiano dei Sette Comuni al Monte Grappa durante la prima guerra mondiale. Una piena a metà del Cinquecento distrusse il ponte originario così che fu chiamato per ricostruirlo l’architetto più in voga del momento, Andrea Palladio. Solo un’altra colma, avvenuta due secoli più tardi, lo travolse di nuovo ma le ricostruzioni successive sono rimaste fedeli agli schizzi dell’illustre costruttore.

Le penne Montegrappa

Tra le vie silenziose e appartate, poco fuori dal centro, storia e futuro si incontrano nell’atelier di Montegrappa, una tra le più importanti firme internazionali di penne stilografiche. Costruite a mano, spesso utilizzando materiali lussuosi, sono opere d’arte, oggetti per appassionati collezionisti. «Le nostre creazioni uniscono la precisione di un orologiaio alla raffinatezza di un gioielliere» racconta Diana Aquila, quarta generazione di imprenditori, davanti ai ritratti di alcuni dei fortunati proprietari di penne Montegrappa. Tra questi anche Ernest Hemingway che proprio a pochi passi, a Ca’ Erizzo, nel 1918 era conducente volontario della Croce Rossa Americana.

Il Museo Hemingway e della Grande Guerra

Chi ha a cuore l’argomento può approfondirlo visitando la villa, che ospita il Museo Hemingway e della Grande Guerra, ricco di pannelli esplicativi e memorabilia. Un’ala della villa viene invece visitata dagli amanti degli animali: se ne possono ammirare, imbalsamati, circa un migliaio. La collezione serve da supporto di educazione scientifica anche alle scolaresche.

Villa di Maser

Il Piave e il Monte Grappa, festa di colori nel Prosecco

Da settembre 2021 il passaggio da queste colline a destra del Piave si è fatto più affollato. Molti ci vengono per vivere una delle aree MAB Unesco, la biosfera del Monte Grappa. Alzare gli occhi al cielo è qui una festa di colori. Infatti si danno appuntamento gli appassionati di volo libero che tingono con i loro parapendii e deltaplani l’orizzonte. Per chi dall’alto vi guarda, gli sportivi di tutto il mondo, l’emozione è certo ben diversa, ma anche chi vuole provare l’adrenalina del volo, lo può fare la prima volta accompagnato da personale specializzato con voli biposto. Il luogo giusto dove rivolgersi è il Garden Relais Hotel, che possiede specifiche piste di atterraggio, sale relax per il dopo volo e un buon ristorante dove la portata più interessante è il filetto di bue alla brace. Chi vuole restare con rassicuranti piedi per terra, sul Monte Grappa trova percorsi da trekking e mountain bike lungo mulattiere e vecchie strade che attraversano trincee e gallerie militari della Prima Guerra Mondiale.

Paderno del Grappa

Se durante il soggiorno si sceglie invece di approfondire l’indissolubile legame di questo territorio con il vino bisogna spostarsi di qualche chilometro, a Paderno del Grappa. Giamaica Fraccaro è l’entusiasta proprietaria del Wine Hotel San Giacomo. Si respira un insolito interesse per l’origine delle materie prime perché «scegliamo solo quelle locali come il formaggio Morlacco o, in primavera, i piselli di Borso». Ma soprattutto la patrona saprà indirizzare verso le migliori cantine a portata di pedale, a seconda dei desideri di ciascuno.

Asolo Prosecco Superiore

Pochi chilometri verso sud separano l’hotel dalla cantina Dal Bello, dove il fiore all’occhiello è l’Asolo Prosecco Superiore DOCG brut, da provare con la pizza, e altrettanto pochi giri di ruota verso est alla Tenuta Amadio di Monfumo. Sarà inevitabile cedere ai fratelli Simone e Silvia Rech per un assaggio del loro bianco di uve Bianchetta, restituito alle cronache dopo anni di abbandono. A casa è da provare con la faraona arrosto.

Passagno

La vicina Possagno celebra la gloria del suo figlio più noto, Antonio Canova, nella chiesa arcipretale della Santissima Trinità, ispirata al pantheon. Pochi sfuggono alla fotografia di rito. Dal colle dove è appoggiata si scende alla casa natale del nuovo Fidia, che ospita la gipsoteca con i calchi di alcune tra le sue opere più significative. Bianca e soffice, porosa e globosa come intagliata nel gesso è una delle specialità locali, la meringa, che i ghiottoni provano alla vicina Pasticceria Aurora (telefono 0423544137). L’ingresso a Solo si fa con tappa al maglio di Pagnano, un’officina del ferro che ha attraversato i secoli dal medioevo a fine anni Settanta. Le ruote ad acqua e gli strumenti di lavoro, simboli della laboriosità di queste terre, arricchiscono la struttura oggetto di restauro.

Il centro di Asolo

Asolo

Asolo va incontrata con lentezza, con curiosità percorsa, ascoltata nel silenzio delle vie e dei palazzi antichi e dei portici di via Browning. Bisogna ammirarla con il naso in su per la raffinatezza delle facciate e i diversi stili che talvolta si sovrappongono. La meta da preferire per la notte è l’albergo Al Sole, civettuolo e coricato a sbirciare il castello e l’ondulata bellezza della cittadina. Se disponibile, si prenota la camera 101, dedicata a Gabriele D’Annunzio, con mobili originali in legno e intagliati a mano.  Chi ha disposizione ancora qualche ora, di mattino raggiunge Villa Barbaro a Maser, dove la leggiadria degli esterni palladiani si moltiplica grazie ai cicli di affreschi del Veronese.

Vittorio Veneto

Il Piave, con i suoi ricordi legati alle gesta dei Ragazzi del ’99 e di Vittorio Veneto, è poco distante. Servirebbe ancora tempo per scovare elettrizzanti colline, ville aristocratiche, paesi incastrati nei pendii dei monti. Quella parte di Veneto che il poeta Andrea Zanzotto definiva senza salti semantici e fonetici cartolina mandata dagli dei.

Riccardo Lagorio

Con la valigia in mano e la penna nell’altra, scrive di cucina, borghi e prodotti tipici da prima che diventassero un fatto di moda. Per questo non riesce a frenare la passione per la sobrietà di un tempo. Ama le cose che tocca. E questa è la ragione che gli fa mettere nero su bianco solo ciò che ha visto e ha provato. Forse démodé, ma pur sempre sinonimo di garanzia.

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