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2 Febbraio, 2021

Luciano Di Marco, da Masterchef Italia in tour con #addakuosa

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Luciano Di Marco 53 anni, da quasi 30 anni geometra anche se dovremmo chiamarlo ingegnere visto il conseguimento del titolo appena due anni fa. Ma la sua più grande passione, più che le matite e le squadre, quella che lo ha portato sino agli studi televisivi di Masterchef Italia 9, è la cucina.

Palermitano verace, molto legato alla sua terra e alla famiglia, Luciano è stato uno dei concorrenti dell’entusiasmante gara gastronomica che come sempre vede in gara appassionati di cucina sfidarsi all’ultimo boccone. Ha saputo farsi strada tra tanti concorrenti e anche se non ha vinto è riuscito a farsi notare da tutti, in particolare dai giudici Bruno Barbieri, Antonino Cannavacciuolo e Giorgio Locatelli, emergendo per la propria personalità, la sicilianità e la simpatia, gli ingredienti principali dei piatti che ha preparato. Noi di VdG magazine lo abbiamo sentito per farci raccontare la sua esperienza a Masterchef Italia 9 e per conoscere i suoi progetti futuri.

Come a Disneyland

«Masterchef è un’esperienza che ti segna – ci confessa-, è un’esperienza emotiva pazzesca perché non si tratta di una scuola di cucina ma una scuola di vita. Io ho trovato persone speciali, non solo tra i compagni di avventura, ma anche tra coloro i quali ci lavorano». Tre mesi e mezzo per chi arriva alla finale, mentre tre mesi per chi arriva fra i primi sei come nel caso di Luciano: settimane sotto i riflettori, di gare, studio, confronto e per un siciliano tre mesi pieni lontano dalla propria terra sono tanti.

«Per noi siciliani stare fuori tre mesi non è facile perché siamo molto legati alla famiglia e alla nostra terra – ci spiega ancora Luciano –. Purtroppo, non si può tornare a casa perché non bisogna perdere la concentrazione, si deve studiare! Questo attaccamento alla famiglia in me è trapelato tant’è che i giudici alla fine mi hanno: dai che ora così torni a casa. Comunque, è stato fantastico, mi sentivo come un bambino a Disneyland. Ho un bellissimo ricordo anche del dietro le quinte. Mi piaceva questo senso di goliardia che c’era tra i concorrenti, si è compagni di avventura».

Parlando della sua cucina, lo chef Di Marco ci parla della sua passione per il pesce. «Per me pesce per tutta la vita – afferma –. L’ho sempre portato nelle varie selezioni a cui ho partecipato di Masterchef Italia, anche in passato. Amo anche la carne, ma adoro il pesce azzurro. Il mio piatto preferito è La Carbonara, però è la pasta con le sarde quella che mi fa stare con i piedi per terra, nella mia terra».

Addakuosa

C’è una parola che ormai è diventata un hashtag di tendenza, che contraddistingue i post social di Luciano: è #addakuosa, che in dialetto siciliano significa a quella cosa. Una parola che durante la trasmissione non solo era il nome di un piatto (i Ravioli ripieni di brodo di manzo gelificato con ragù di polpo e maionese alle vongole) ma un inno alle cose belle più volte usata dal solare e simpatico chef palermitano tanto da diventare un tormentone. «Una volta la dissi a Masterchef per brindare con i ragazzi. Brindiamo addakuosa! e tutti mi chiesero che stavo dicendo. Spiegai loro che ognuno di noi poteva brindare a quella cosa, alla cosa più bella che gli era capitata nella vita. Tutti iniziarono ad usarla. Decisi di farlo diventare il mio stile di vita e di cucina e ne ho registrato pure il marchio».

#addakuosa tour

È nato così l’#addakuosa tour, un ristorante itinerante anche oltre lo Stretto di Messina, con l’obiettivo di far conoscere la sua cucina e di lasciarsi contaminare. «Al momento, causa Covid, siamo fermi – conclude Luciano Di Marco – ma spero presto di poter tornare in giro per condividere la cucina siciliana, perché l’idea di portare ad esempio la Caponata siciliana a Lecce usando il pescato di quel posto di stagione diventa qualcosa di unico ed interessante».

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Gianna Bozzali

Siciliana, originaria di Vittoria. Una laurea in Scienze e Tecnologie Alimentari e tante esperienze maturate nel mondo della comunicazione enogastronomica, sia in Tv sia grazie alla collaborazione con testate giornalistiche di settore. Giornalista e critico gastronomico, amo narrare le storie più semplici ma al tempo stesso le più vere ed emozionanti, come quelle dei casari, dei contadini e dei pescatori perché anche il più piccolo produttore ha un racconto di vita che merita di essere “ascoltato”.

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