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Quale turismo in Sicilia nel post lockdown?

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“In Sicilia abbiamo tutto, ci manca il resto”. Diceva così il celebre attore siciliano Pino Caruso con la sua espressione buona ma ironicamente consapevole. Oggi, più di ieri, è così. Il turismo nell’Isola, che fino allo scorso anno è risultata essere tra le regioni “più prenotate” d’Italia, attualmente è fermo. La pandemia di Covid ha congelato il mercato turistico per tutto l’anno 2020.

L’apertura degli alberghi, dopo l’ordinanza del Governatore della Sicilia, Nello Musumeci, si presenta a macchia di leopardo. Molte strutture rinomate sono ancora chiuse, pochi sono riusciti ad organizzarsi per riaprire ma le camere restano al momento vuote. Zero clienti, continue cancellazioni e nessuna nuova prenotazione. Tra incertezze, la necessità di dover riaprire in sicurezza, garantendo la sanificazione ed il rispetto dei protocolli, considerando anche i costi del personale, la realtà che si presenta in Sicilia, che vive di turismo, è drammatica. Aprire senza turisti è impossibile.

La protesta degli agenti di viaggio

Dal canto loro, agenzie turistiche e tour operator non sanno che pesci prendere. “Al momento ci sono pochissime richieste  – spiega Viviana Manfrè Portavoce del Gruppo #iononapro che raccoglie più di 100 professionisti, tra agenzie e tour operator siciliani – Si prevede che la gente uscirà solo nei week end. È vero che la Sicilia è considerata Covid-free e stanno rimettendo tanti voli, ma le strutture che stanno riaprendo vivono tra mille incertezze. Non si è pronti. Noi non possiamo vendere servizi inesistenti e inoltre non riusciremo a recuperare nulla di quanto perso sinora. Per questo le nostre attività resteranno chiuse, finché non si adotteranno le misure necessarie per non lasciare a casa migliaia di famiglie”.

Ma chi ha saputo organizzarsi per farsi trovare pronto comunque c’è.  “Apriremo il 29 maggio – ci dice Marcello Mangia direttore di gestione di Aeroviaggi che gestisce numerosi villaggi in Sicilia e in Sardegna -. Stiamo registrando un riscontro positivo. Abbiamo ridotto le camere naturalmente e lanciato un messaggio ossia che l’albergo è un posto a basso rischio e passare qui le vacanze è meno rischioso che stare al supermercato, o in fila alla posta. Credo che dovremmo imparare a guardare al turismo come ad un’industria, essere degli imprenditori in questo settore significa anche aver cura dei propri patrimoni ed essere resilienti”.

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Ripartire dal turismo

Un’Isola in ginocchio ma che può approfittare di questo momento per capire i punti deboli della filiera turistica e pianificare la ripresa, provando a far trovare la destinazione Sicilia pronta, capace di attrarre come sa fare il viaggiatore che resterà inevitabilmente incantato del suo genio creativo. “Strutturare le politiche turistiche regionali e territoriali, diversificare l’offerta turistica integrata e di qualità della Destinazione Sicilia e delle singole mete turistiche, sono la chiave di lettura per la ripartenza e la crescita sociale ed economica dei territori – commenta Filippo Grasso, esperto di turismo dell’Università di Messina-. Il turismo ripartirà da una visione locale”.

A detta dell’esperto, il turismo del prossimo futuro sarà di prossimità, un turismo domestico, interno, legato ai cammini, alle visite dei borghi, alla cultura ed alle tipicità enogastronomiche. “I viaggiatori tenderanno a scegliere le mete turistiche che offrono però garanzia dal punto di vista sanitario – precisa il prof. Grasso – Occorrerà istituire un protocollo medico-sanitario regionale che contempli anche l’attestazione di sicurezza e la certificazione di sanificazione nelle strutture ricettive per garantire la tutela e la sicurezza a tutti”.

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Gianna Bozzali

Siciliana, originaria di Vittoria. Una laurea in Scienze e Tecnologie Alimentari e tante esperienze maturate nel mondo della comunicazione enogastronomica, sia in Tv sia grazie alla collaborazione con testate giornalistiche di settore. Giornalista e critico gastronomico, amo narrare le storie più semplici ma al tempo stesso le più vere ed emozionanti, come quelle dei casari, dei contadini e dei pescatori perché anche il più piccolo produttore ha un racconto di vita che merita di essere “ascoltato”.

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