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Il museo della cipria

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 Una nuvola profumata, di un rosa pallido. Uno sbuffo leggero di sensualità. La cipria, i gesti e gli accessori e lei legati, fanno parte di un universo femminile e impalpabile, immergersi nel quale è un’esperienza da sogno. Succede a Firenze e Torino grazie a un suggestivo Museo con due sedi dedicato alla storia del belletto e dei profumi Il piacere per la cosmesi è antico quanto il mondo, e la “polvere da donna” – così veniva chiamata nell’antichità la cipria, prima che le venisse cambiato nome in omaggio all’isola di Cipro, luogo natio di Venere – ha accompagnato il cammino di milioni di donne. Se Poppea amava viaggiare con 500 asine al seguito ritenendo che il loro latte rendesse più morbida la pelle, così nella borsetta delle signore fino a qualche decennio fa non mancavano mai cipria, rossetto e specchietto. Per tributare un omaggio al più evanescente degli accessori la società torinese Cithera ha dato vita al primo museo della Cipria, suddiviso in due sedi, a Torino e Firenze, in entrambi i casi in seno all’Olfattorio, un autentico bar à parfums dove è possibile sperimentare e annusare inebrianti essenze proprio come si farebbe con un cocktail in un bistrot. Una sorta di cultura olfattiva o filosofia della percezione, insomma. Nel capoluogo toscano, ad esempio, più di cento confezioni di polveri per il volto prendono posto nella chambre de poudres progettata da Giovanni Gaidano, uno spazio surreale dove le luci illuminano i preziosi contenitori sospesi nel nulla. È una collezione fuori dal tempo: decine e decine di scatoline si raccontano come un carillon che rimanda alla Belle Epoque. Fu infatti proprio tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento che si intuì quanto fosse importante il packaging, ossia la cura del “contenitore” per promuovere il prodotto. Così anche la cipria ebbe il suo periodo d’oro: disegnatori come Dudovich, Baccarat e Lalique dedicarono la loro arte al più diafano tra i prodotti di bellezza. Tanto preziosa divenne in certi casi la scatola, che una volta terminata la cipria e riposto il piumino, la boite veniva usata come soprammobile o contenitore per bottoni, spille o caramelle. A Firenze come a Torino cofanetti di latta, cartone e bachelite prendono posto nel gioiello di cristallo dell’Olfattorio come il pavots argent disegnato da Lalique nel 1930 per Roger&Gallet, oppure il vaporoso l’amaint di Coty per un pezzo unico francese del 1938, Le ciel blue di Cheramy del 1930 o scatole di grande pregio di Guerlain e di Viset, con le produzioni di alcuni dei “nasi” più prestigiosi della profumeria internazionale. Una girandola di colori e profumi dove lasciarsi trascinare a un viaggio a ritroso nel tempo, alla scoperta dei gusti e delle mode degli anni che furono, alla ricerca di quel microcosmo di curiosità e seduzione che ha dato impulso all’arte del belletto. Sfoglia la gallery: Dove e comeOlfattorio – Museo della CipriaVia de’ Tornabuoni, 6FirenzePiazza Bodoni (di fronte al Conservatorio)Torino

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