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Luoghi (non) comuni di Maremma

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 Proviamo a convincervi che in Maremma ci si va anche in autunno senza restare delusi. Anche solo per fare un salto a mangiare da Valeria Piccini o per degustare un bicchiere di rosso alla Val delle Rose. Seguiteci, dunque! Scoprirete una terra lontana anni luce dalle spiagge mondane dall’Argentario ma non meno attraente e capace di stupire Dicono la Maremma abbia due facce. Una modaiola, forse anche un po’ fighetta, fatta di verdi campi da golf e di spiagge esclusive che anche d’autunno non perdono di charme, e una più anticonformista, boscosa e piuttosto selvatica. Dicono che questo pezzo bifronte di Toscana racchiusa tra la Costa d’Argento e le pendici del Monte Amiata, che custodisce nel suo ventre tracce d’Etruschi e di nobili schiatte medievali, non covi dentro di sé solo dissonanze morfologiche, ma anche di stili di vita. Sapete però come sono le dicerie: spesso si nutrono d’approssimazione e pregiudizi. Per cui, per avere contezza se se si tratti del vero o soltanto di luoghi comuni, ci siamo inoltrati nella provincia grossetana, cuore autentico di quella Maremma un po’ mare e un po’ palude (sul suo toponimo incerto fanno a pugni la latina maritima con la spagnola marismas, appunto paludosa) che, tra le altre cose, fu patria del popolo – i Tirreni – ai quali si deve il nome del mare d’Italia che guarda a Ovest, oltre che terra di butteri, i cow-boy nostrani, e di cavalli di razza.   Tutti ospiti di Leopoldo II di LorenaPrima tappa di questa ricognizione è nei pressi delle sciccose Punta Ala e Castiglion della Pescaia, punte di diamante dell’estate maremmana, affacciate sulle acque più pulite e le spiagge più trendy d’Italia. Qui, anche nelle stagioni fredde, all’ombra delle pinete e in mezzo a dune e riserve naturali, tutto sa ancora di sole e di pesce, di barche lussuose e serate mondane. Ma poi, in effetti, a qualche km dal mare s’apre tutt’un altro mondo. Sono i filari di vigna a introdurci in questa Maremma più nascosta, nella quale morbidi poggi punteggiati da vigne e uliveti flettono una distesa amplissima e pianeggiante. Uno spettacolo di pura euritmia naturale che nel 1826 ammaliò a tal punto il granduca Leopoldo II di Lorena “il canapone” (per via del colore di barba e capelli) da spingerlo a iniziare la bonifica per liberare le Maremme dalla malaria, per poi erigere, proprio lì tra le sue proprietà grossetane, una residenza estiva per la sua corte. La scelta ricadde su contrada Badiola sotto alla quale scorreva una sorgente d’acqua purissima che si guadagnò presto il meritato nome d’Acquagiusta. Oggi, quasi duecento anni dopo, Tenuta La Badiola e Acquagiusta son diventati sinonimo di vini d’eccellenza, di un extravergine ribattezzato And’Olio che profuma di campagna toscana e di ospitalità raffinata. Dopo due secoli, a rinverdire il sogno leopoldino di un “luogo di delizie” contornato da pascoli, fattorie e campi coltivati, ci ha pensato un imprenditore illuminato: quel Vittorio Moretti che in Franciacorta ha costruito un impero sulle bollicine scegliendo poi di investire anche in Toscana. Oggi l’antica villa medicea che fu di Leopoldo è il cuore d’una tenuta che, tra vigneti, uliveti, allevamenti di vacche maremmane, cantine e manufatti che fanno da auberge, ha rispolverato il modello del borgo residenziale e lavorativo tipico di questo territorio. L’accesso principale è da una “andana”, un lungo viale costeggiato cioè da due file di cipressi e pini marittimi che sorvegliano i filari di Vermentino, Viognier, Cabernet Sauvignon, Merlot e Syrah (da cui vengono prodotti due bianchi, un rosato e un rosso denominati Acquadoro e Acquagiusta). E L’Andana appunto, è il nome dato alle 33 tra camere e suite ricavate (con una certa fedeltà agli impianti originali) nella residenza di Leopoldo. A fare da padrino, o come direbbe lui, da “aubergiste”, all’Andana, è stato nientemeno che Alain Ducasse, il fuoriclasse dell’haute cuisine mondiale, al quale Moretti una decina d’anni fa ha consegnato le chiavi di un progetto che negli anni si è arricchito anche della golf house Casa Badiola e, dentro il vecchio granaio, di una trattoria (oggi affidata allo chef bistellato Enrico Bartolini) che tra travi in legno, mattoni a vista e grandi vetrate affacciate sui vigneti, propone sapori della cucina toscana più verace.  Spiriti selvaggiSe alla Badiola c’è l’anello di congiunzione tra le due anime maremmane, per saggiarne l’aspetto più selvaggio e più refrattario ai cambiamenti, occorre lasciarsi il mare alle spalle e salire sui rilievi che portano a Scansano, regno del celebrato Morellino, e poi – tra vie cave, macchia mediterranea e necropoli etrusche – verso le terme di Saturnia, sorgenti solforose ricercatissime per le loro virtù salutari. Qui, abbarbicato in collina, si staglia Montemerano, annoverato tra i borghi più belli d’Italia. Un pugno di case, vicoli e strade acciottolate dove il tempo s’è fermato all’epoca degli Aldobrandeschi che lo fondarono nel XIII secolo. Di fronte al vecchio castello, in un palazzotto in travertino del ‘600 c’è una piccola porta con l’insegna “Da Caino” ed è il tempio di colei che, a buon diritto, va considerata il vero custode della tradizioni maremmane: il ristorante di Valeria Piccini, chef con due stelle Michelin e una storia straordinaria da raccontare. Autodidatta, con un talento da far impallidire i cuochi più celebrati dell’alta ristorazione, Valeria ha una bella faccia solare e un amore infinito per la sua terra: ha scelto di rimanere a Montemerano («qui c’è il mio cuore», dice) per portare avanti il mestiere di famiglia, acquisito dai suoceri e dal marito Maurizio, oggi raffinato selezionatore e produttore di vino. Il menù di Caino sembra uscito da un ricettario della cucina povera dei tempi andati, quando i piatti si facevano con quello che produceva l’orto dietro casa: «Per me è ancora così – esclama lo chef – senza il mio orto, metà della nostra carta non esisterebbe». Succulenta, elegantemente creativa, fatta di accostamenti arditi ma ligi alla gastronomia locale, la cucina della Piccini è un capolavoro di contrasti in equilibrio: tortelli all’acquacotta (zuppa di verdure tipica), insalata di piccione, battuta di manzetta maremmana, cinghiale in salsa agrodolce al pampepato. Sopra il ristorante, ci sono anche tre piccole camere deliziose come bomboniere, per la notte. Ti affacci e hai il borgo di pietra sotto i piedi e il mare all’orizzonte. Le due facce della Maremma. E che Dio la conservi sempre così, diversa e bellissima al contempo.   Sfoglia la gallery:Ci piace/non ci piaceCi piace che nonostante i flussi turistici si dirigano vieppiù sull’Argentario o sulle spiagge più chic e gli yacht club della costa, l’entroterra maremmano è impegnato a conservare la sua anima anche a mezzo di investimenti mirati  Non ci piace che quello straordinario compendio di eleganza retrò che è l’Andana, rimanga chiuso d’inverno, privando i visitatori meno interessati alla Maremma modaiola, della possibilità di assaporare le atmosfere più appartate di questa terra  Val delle Rose di Elena Conti Non più “amara” come nella popolare canzone ottocentesca, la Maremma è anzi più che mai in crescita, anche grazie agli investimenti lungimiranti fatti sulle cantine dell’entroterra. Emblema di questa trasformazione è la tenuta Val delle Rose, un luogo magico di luce e di profumi, con vista a 360° su circa 100 ettari vitati dove protagonista  è il Sangiovese.  Oltre 2 mila piante di rose, piantate in omaggio nome della tenuta, ammorbidiscono le linee della cantina (disegnata dall’architetto Luigi Fragola) che offre aperture, volute per valorizzare il luminoso paesaggio maremmano. Situata in località Poggio la Mozza, nel cuore produttivo del Morellino di Scansano e strategicamente vicina alle località balneari più famose e alla città di Grosseto, l’azienda Val delle Rose è stata acquistata vent’anni fa dai fratelli Cesare e Andrea  Cecchi. Al tempo aveva solo 25 ettari vitati, ma lo studio dei suoli a disposizione ha rivelato l’enorme potenziale di questo terroir, tanto da indurre i Cecchi ad ampliare i vigneti fino ai 150 ettari attuali. Oggi Val delle Rose è un luogo dove assaporare la vera Maremma attraverso tour in vigna e in cantina, degustazioni, oppure semplicemente fermandosi a sorseggiare un calice di vino abbinato a prodotti locali, possibilmente su prenotazione. Le varietà coltivate sono Sangiovese, Merlot, Petit Verdot, Cabernet Sauvignon, Colorino e una superficie sempre più importante di Vermentino. Da queste nascono vini come Morellino di Scansano Docg, Morellino di Scansano Riserva “Poggio al Leone” Docg, Maremma Toscana “Aurelio” Doc e Maremma Toscana “Litorale” Doc. Nel 2011 è stata completata la nuova cantina di vinificazione e invecchiamento, collegata all’area dedicata all’ospitalità e la struttura ha iniziato a proporre anche un calendario di eventi culturali.  Scelti per voi Dove mangiare Da CainoPrezzo medio da 110 euro.Via della Chiesa, 4   Montemerano (Gr)Tel. 0564.602817 – 327.3594882www.dacaino.it  La Trattoria Enrico BartoliniMenù alla carta da 100 euro.
Località Badiola
Castiglion della Pescaia (GR)Tel. 0564.944322www.trattoria-toscana.it Dove dormire L’AndanaCamera doppia da 330 euro.
Località Badiola 
Castiglione della Pescaia (Gr)
Tel. 0564.944800
www.andana.it
 Casa Badiola Tuscan InnCamera doppia da 196 euro
Località Badiola 
Castiglione della Pescaia (Gr)
Tel. 0564.944950
www.casabadiola.it
 Dove degustare Tenuta Val delle Rose 
Località Poggio La Mozza
Grosseto
Tel. 0564.409062
www.valdellerose.it
 

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