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Lievito padre

13 novembre, 2018

Profumi e sapori dello Stretto

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 Solo a raccontarlo lo street food tipico di Messina sembra di sentire l’odore delle carni grigliate, dei formaggi fusi, del pesce fritto… Golosità tipiche che vanno ad arricchire un paniere, quello dei mangiari di strada siciliani, che è forse il più ricco d’Italia (e non solo!)   Marciano in corteo per le strade di Messina taiuni, schiacciata, pagnotta alla disgraziata, cartoccio di pesce… e sono solo i primi a emergere di una moltitudine di mangiarini della tradizione siciliana che avanzano facendosi largo tra le dense colonne di fumo dei bracieri a bordo via e la folla accalcata attorno ai banchetti mobili. Se in tutta Italia infatti è street food mania, la punta di diamante di questo trend è certamente la Sicilia. Ed è solo una velleità pensare di poter censire tutte le varietà dei cibi “da strada” che ancora oggi caratterizzano la gastronomia popolare delle diverse province isolane; un universo fatto di sapori unici e da modalità di consumo altrettanto particolari, per cibi che non troverete di certo nei menu di ristoranti e trattorie. A Palermo e Catania, certamente, che sono notoriamente capitali del cibo di strada, ma anche in località diverse come appunto Messina, capaci di riservare non poche sorprese.   Piatti per ninfe voraciLa città dello Stretto è infatti capace di regalare perle di gusto davvero sorprendenti. Come il taiuni alla missinisi (o taione) interiora di vitello che vengono arrostite davanti all’avventore e sono subito pronte da consumare in un piatto con l’aggiunta di sale e limone; una pietanza gustosa caratterizzata da improbabili quinte sceniche dove il fumo della cottura delle braci (quasi una coltre nebbiosa che avvolge la strada), i grandi calici ricolmi di birra, le sedute improvvisate e una riscoperta convivialità, ridisegnano gli spazi della città. Il Chiosco Lulli Messina, tra Via Catania e Via San Cosimo, è il tempio del taiuni, uno di quei posti dove gli appassionati di street food non possono non fare una sosta. Impossibile quindi non menzionare la virina, ovvero la mammella di mucca, anch’essa cotta sulla griglia e condita da sale e limone. Da leccarsi i baffi! Due sfoglie sottili e dorate di pasta da pane farcite con un succulento ripieno compongono invece la schiacciata messinese. Una specialità – che ritroviamo con alcune varianti anche a Catania e Caltanissetta – che viene sfornata, calda e fragrante, a ogni ora del giorno, e i cui attori principali sono la tuma (un formaggio a pasta semidura senza sale, ricavato da latte ovino o caprino, talvolta con l’aggiunta di latte bovino), la scarola (dal sapore leggermente amaro), i filetti di acciughe e il pomodoro fresco. Per la schiacciata consigliamo di fare tappa presso La Fornarina a Torre Faro, sull’estrema punta nord-est della Sicilia, laddove, per via dei vortici creati dalla correnti marine, è nata la leggenda di Cariddi, la ninfa vorace che per aver rubato dei buoi ad Eracle, fu trasformata da Zeus in un mostro mitologico che per tre volte al giorno ingoiava e rigurgitava tutto ciò che si trovava sopra o sotto la superficie del mare (marinai compresi) e che da secoli, assieme a Scilla, la sponda dirimpettaia calabrese, fa da guardiano allo Stretto di Messina.   Piccanti intuizioniIl mito della pagnotta della disgraziata è nato dalla creatività di un personaggio infaticabile e poliedrico, Don Minico, che già dalla metà degli anni ’50 del Novecento stupiva i palati dei frequentatori dei Colli San Rizzo. Fu proprio una sua geniale intuizione infatti a trasformare uno scherzo – quello fatto a un cacciatore al panino del quale era stato aggiunto un peperoncino piccantissimo – in un classico della cucina messinese. Oggi, nella pagnotta della disgraziata troviamo il formaggio semi-stagionato prodotto dai pascoli dei Peloritani e il salame locale a grana media, il tutto arricchito con gli aromi naturali delle conserve tradizionali, tra i quali alloro, finocchietto selvatico, aglio, origano, qualche cappero e una buona dose di peperoncino rosso piccante, l’ingrediente chiave che giustifica il nome della pietanza “disgraziata”!  In Punta di linguaL’area compresa tra Ganzirri e Punta Faro rimane a tutt’oggi uno dei sistemi lagunari più interessanti d’Italia ed è tutelato da un vincolo naturalistico e paesaggistico. Un ambiente unico da cui proviene il pesce azzurro che riempie i cartocci di pesce, un’altra leccornia della gastronomia messinese di cui è specializzata la signora Filippa, titolare di Sfizi Fritti, un locale a Torre Faro nato da un’antica pescheria e col terrazzo con vista mozzafiato affacciato sul mare dello Stretto.   Scelti per voiDon MinicoContrada S. Rizzo, SS 13Tel. 090.9587030www.donminico.com Chiosco Lulli MessinaVia Catania La FornarinaVia Circuito, 187Torre FaroTel. 090326712 Sfizi FrittiPiazza Chiesa, Torre FaroTel. 347.8856943 www.sfizifrittimessina.it    

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