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Un Paese, mille Natali

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A cavallo della Cometa, sulla slitta di Babbo Natale o in sella all’asinello di Santa Lucia, partiamo per un viaggio da Nord a Sud del Bel Paese alla scoperta dei riti e delle usanze legati alla festa più amata per capire come la trascorrono davvero gli italiani. In famiglia, quasi tutti. Con grande attenzione alla gastronomia, ai giochi, alle tradizioni ma anche alle nuove tendenze. Ne scaturisce il racconto di una festa vissuta in modo inaspettatamente vario e ricco di sfaccettature Natale e famiglia, un binomio pressoché indissolubile ovunque. Diverse da luogo a luogo invece le tradizioni che lo accompagnano. O meglio, che accompagnano il periodo delle feste natalizie. Un tempo la trepidazione per l’arrivo del Natale risiedeva al massimo nella sobria apertura delle 24 caselle del Calendario dell’Avvento. Una pratica diffusa tra le donne (specie nell’Europa del Nord) per rendere più piacevole ai bambini l’attesa della nascita di Gesù: all’apertura di ogni casella era allegata una frase del Vangelo e si regalava un dolcetto. Altri tempi… Oggi si può affermare che il periodo natalizio largamente inteso abbia inizio il giorno dell’Immacolata Concezione, ovvero l’8 dicembre. È questo il momento in cui la famiglia si ritrova per addobbare l’albero, preparare il presepe e sistemare con le opportune decorazioni le case. L’Immacolata, Santa Lucia e l’asinelloA Milano, proprio l’8 dicembre, si respira un’aria speciale poiché si tratta della vigilia di Sant’Ambrogio, il patrono, e garantisce due giorni consecutivi da dedicare alla famiglia, ai regali o, neve permettendo, alla prima partenza con sci e racchette nel bagagliaio. Anche a Cosenza è un giorno speciale: si preparano per l’occasione i cuddrurieddri, dolci ciambelline di farina e patate lesse schiacciate che si friggono in olio bollente. E ad Agnone, in Molise, da una decina d’anni si è deciso di raddoppiare il rito della ‘ndocciata, un tempo prerogativa del 24 dicembre. Le ‘ndoccie sono torce di abete bianco e rami di ginestra legati tra loro con dello spago, elementi che le famiglie provvedono a recuperare qualche giorno prima. Una volta accese, al calare del crepuscolo, creano un fiume di luce nel borgo mentre il crepitio della resina, facile oggetto di combustione, rende assai coinvolgente la circostanza. Un’altra ricorrenza che precede il Natale vero e proprio ed è un fruttuoso collante per le famiglie è Santa Lucia, la patrona di Siracusa. La Santa siciliana provvede a portare ai bambini buoni i regali durante la notte tra il 12 e 13 dicembre anche in molte località del Nord, secondo antica usanza aiutata da un asinello dotato di campanaccio. Genitori e nonni, insieme ai bambini, provvedono a preparare alla simpatica bestiola la ricompensa per la generosità di Santa Lucia: fieno, acqua e foglie di cavolo. A nanna presto, quindi, non appena per le strade si sente il suono del batacchio, in attesa del passaggio di Santa Lucia (e dei suoi regali).   Aspettando la mezzanotteIn verità da metà dicembre sono i bambini i protagonisti in famiglia. Con l’aiuto dei grandi sono tenuti a scrivere a Babbo Natale la letterina dove richiedono i doni. Non in Alto Adige peòr, dove è direttamente Gesù Bambino a recapitare i regali. Nella comunità cimbra di Giazza, in Lessinia, nei giorni precedenti il Natale è invece l’intera famiglia che va al bosco alla ricerca di un grosso ceppo (de groazzan stouk) che deve bruciare nel focolare per tutta la Santa Notte al fine di riscaldare il Bambino Gesù. Al mattino le ceneri e i carboni vengono raccolti in un sacchetto e infilati in una trave del tetto; questo gesto proteggerà l’abitazione e la proprietà da fulmini e tempeste. Consuetudine che anche in Sardegna è collante della famiglia: il ceppo deve essere acceso la vigilia della notte di Natale con lo scopo di scaldare il Bambino e su troncu de xena brucerà fino all’alba ma non deve essere consumato interamente, dato che va acceso ogni giorno fino all’Epifania e ciascun membro familiare ha il dovere di occuparsene. Ad Alghero si tratta di un tronco d’ulivo, tu frone de Nadal, che si accende poco prima dell’inizio della messa notturna tra il 24 e il 25 dicembre quando viene intonato il Cant de la Sibilla, che preannuncia il secondo definitivo avvento di Cristo, canto Patrimonio immateriale dell’Umanità ed eredità della cultura aragonese dell’area. Anche in Monferrato prima di andare alla messa di mezzanotte veniva portato in casa un ceppo, el süc ’d Natal, che dopo esser stato lasciato a seccare un paio di anni sotto il portico della cascina veniva quindi messo a bruciare nel camino e aveva un valore profetico per il futuro: se al ritorno dalla messa si trovava il ceppo che ardeva di un fuoco robusto si diceva Buon segno, ci sarà pace in famiglia e con i vicini. Nelle famiglie contadine di stretta osservanza i carboni del ceppo natalizio vengono ancora oggi conservati ed esposti in occasione dei temporali estivi, al fine di preservare i raccolti dai danni causati dalla grandine.   Il giorno più belloIn seguito a giorni e giorni di preparativi si giunge finalmente alla cena della Vigilia di Natale. La si festeggia soprattutto nel Centro e nel Meridione, mentre al Nord è abitudine privilegiare con un grande pranzo il giorno di Natale. Poiché nella Penisola gran parte della cultura ha affinità con il cibo, è questo il momento per la famiglia di scambiarsi doni, auguri e propositi per il nuovo anno. Con qualche azzardo e molte probabilità di smentita si può affermare che la sera del 24 si porteranno a tavola soprattutto pesce e verdure, l’indomani carne. Dolci, sempre. E frutta secca per fare le ore piccole. In alcune città ai riti mattutini del 25 è impossibile resistere. Come a Napoli dove la neve è assente, ma la passeggiata prevede per tradizione cappotto e sciarpa: tutti si danno un tono invernale mentre si va a fare visita a parenti e amici per scambiarsi gli auguri. I bambini, restii ad uscire perché vorrebbero giocare con i giochi che Babbo Natale ha appena donato, in genere vengono convinti ad abbandonare i regali ricevuti con la promessa di qualche centostelle (fuoco d’artificio). Quello che è certo è che non si può sfuggire all’aperitivo con gli amici nei bar eleganti. Poi è il tempo dei giochi in famiglia, il cui fascino neppure i cinepattoni del 26 dicembre riescono a scalfire. Tutti accaniti e coinvolti dalle cartelle della tombola e dai giochi con le carte, sette e mezzo e briscola che uniscono cabala, leggenda e saggezza popolare. Chi si vuole tenere occupato con la mente sceglierà la dama o gli scacchi. Nel Campidano riscuote fortuna su barrallicu, una trottola a più facce sulle quali sono incise quattro diverse lettere. Se la trottola si ferma sulla T (tottu), il giocatore prende tutto il piatto, sulla M (mitadi) si vince la metà, la N invece indica nulla e la P sta ad indicare poni, ossia metti. Ma c’è un altro appuntamento importante per le famiglie: la visita al Presepe. Un po’ spento dall’immobilismo delle statuette e dei ripetitivi automatismi dei presepi meccanici, la ben riuscita innovazione del presepe vivente avvicina al mistero dell’Incarnazione le famiglie tanto come visitatori quanto come protagonisti nei panni dei diversi personaggi anche grazie al coordinamento di parrocchie, gruppi spontanei o pro loco. Solitamente la raccolta fondi per cause nobili è l’obiettivo della comunità. Oltre a Greccio nel Reatino sono molte le località dove è possibile assistere alla rappresentazione della Natività: da San Biagio nel Mantovano a Tricase in Puglia, passando per l’interno delle suggestive Grotte di Frasassi. Sfoglia la gallery: Tre re e un’anziana signoraDopo la parentesi laica di San Silvestro, in Alto Adige le famiglie attendono i Re Magi il 5 sera. Dotati di incenso e gesso, lasceranno la scritta C-M-B con la data dell’anno appena cominciato per proteggere la casa. Abitudine che è sopravvissuta anche all’interno della comunità trentina dei Mòcheni nel Rachmalder (Serate del fumo) che si celebrano durante la vigilia delle principali festività natalizie che, come si sa, hanno l’epilogo nell’Epifania che tutte le feste si porta via. Ad Andrista, in Val Camonica, i giovani del paese si recano nel bosco alla ricerca di un essere che possiede le sembianze di serpente e capra, dalla bocca immensa, il Badalisc. Stanato, viene condotto nel villaggio e trattenuto da catene. A un certo punto rivelerà, per mezzo dell’interprete a cui consegna una lettera, malefatte e intrallazzi della comunità. Terminato il discorso del Badalisc è il momento in cui le famiglie iniziano i balli e le scorpaccia te di polenta e formaggio. Quasi una premessa al carnevale. Il 6 gennaio è una giornata principalmente dedicata ai bambini in quanto la tradizione vuole che la Befana, una donna molto anziana che vola su una logora scopa, faccia loro visita e riempia di dolci o carbone le calze appese al camino o vicino ad una finestra. Non c’è famiglia romana (e con essi i turisti) che non passeggi per Piazza Navona in quei giorni alla ricerca di vecchine e oggetti da regalare. La presenza di artisti di strada e artigiani contribuisce a creare un’atmosfera unica. La Befana si materializza anche in laguna, a Venezia: sono i soci più anziani della società di canottaggio della città, travestiti con gonne lunghe e nere, scialli e cuffiette. Percorrono a suon di remi il tratto centrale del Canal Grande fino a Ponte di Rialto da dove è calata una calza gigante. I sostenitori degli atleti seguono le imbarcazioni pure travestiti da Babbo Natale e da Befana per la gioia di piccoli e grandi. Poi, nel pomeriggio, tutti insieme per l’ultima volta per disfare l’albero e il presepe che riposeranno nei cartoni in qualche angolo della casa sino all’inizio di una rinnovata magia il prossimo dicembre.   I MODI DI DIRELa saggezza popolare e il meteoDal Piemonte alla Calabria le sorti dell’anno nuovo si stabilisco negli ultimi giorni di quello vecchio. Ricchi di indicazioni predittive sulla futura annata agraria sono i proverbi meteorologici piemontesi: Dsember trop bel, a marca pa ’n bôn ann nôvel (Un dicembre troppo bello non preannuncia un anno nuovo troppo buono), Fioca dsembina, a dura fin ch’a dura la brina (La neve di dicembre dura fino a che ci sarà la brina), A Natal ij môscôn, a Pasqua j giassôn (Se a Natale fa caldo, con i mosconi quindi, Pasqua porterà gelo). In Calabria invece i dodici giorni che intercorrono tra il 13 dicembre e Natale, i cosiddetti journi cuntati, sono osservati con particolare attenzione: da come si comporta il tempo in questi periodo si traggono le previsioni meteorologiche per ciascun mese del nuovo anno. Il 13 dicembre si dice gennaio, il 14 febbraio e così via sino al 24 riferito a dicembre.   I SIMBOLIProfessione Babbo Nataledi Germana Cabrelle Di genitori, nonni e zii che si travestono da Babbo Natale, ma anche da Befana, per allietare le giornate di festa dei più piccoli ce ne sono sempre di più. Tanti che ormai questa usanza non lascia più spazio all’improvvisazione: oggi non basta dunque solo il kit di casacca, pantaloni rossi e cappello col fiocco bordato di bianco o una gonna lunga e una maschera con nei e nasone a far contenti i bambini. Ci sono addirittura aziende che si occupano di animazione e che reclutano appositamente uomini e donne per interpretare queste figure durante le feste. E sono molto esigenti nelle loro selezioni! Come la SOS Animazione di Marcon (Venezia), che da quasi 20 anni organizza eventi. «Babbo Natale – spiega la titolare Raffaella Chiarin – è sempre un signore anziano che ricerchiamo possibilmente alto, con occhi chiari, la barba naturale che si lascia crescere dall’estate, pancia e simpatia. Poi abbiamo altri personaggi buffi come Tom Tom il folletto che organizza a Babbo Natale il viaggio per la consegna dei doni, Righello che traccia le rotte sulla cartina geografica per la slitta e Fiocchetto che confeziona i pacchetti. E anche per la Befana utilizziamo trucco teatrale per renderla credibile. Facciamo dei veri e propri casting insomma».     IN TAVOLAIl pandoro? È femminadi Marco Gemelli Sotto le lucine dell’albero di Natale si consuma ogni anno il dolce “derby d’Italia” tra panettone e pandoro, con ognuno dei due lievitati tipici nazionali che raccoglie intorno a sé schiere di appassionati e detrattori della concorrenza. Difficile dire quale sia il più amato, ma si può verificare qual è il più ricercato su Google: è il panettone, che ha un numero di referenze oltre 6 volte superiore a quello del pandoro. Recenti studi mostrano inoltre che a fronte di una tenuta delle vendite sia del pandoro che del panettone, a far registrare una sensibile contrazione di consumi sono le versioni “innovative” come il panettone senza canditi o il pandoro farcito. Inoltre, il panettone sembra essere preferito dagli uomini e dalle persone più mature, mentre il pandoro trova i suoi estimatori principalmente tra i giovani e le donne.  

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